Tecnica mini-invasiva su caso raro di trombosi cavale
È stato completato con successo all’Ospedale di Perugia un complesso intervento di asportazione robotica di un tumore renale con estensione alla vena cava inferiore, una delle condizioni più rare e rischiose in ambito urologico oncologico. L’équipe della Clinica Urologica, guidata dal professor Ettore Mearini, ha realizzato la procedura utilizzando una tecnica completamente mini-invasiva, confermando la centralità della chirurgia robotica nell’approccio ai casi clinici più delicati.
Il paziente, inizialmente sottoposto ad accertamenti per sintomi generici e anemia non spiegata, è stato diagnosticato con un tumore del rene destro che aveva superato i confini dell’organo fino a coinvolgere la vena cava inferiore. In questa condizione patologica – riscontrata in una percentuale inferiore al 10% dei tumori renali – la complessità è rappresentata dalla rimozione del trombo intravascolare, che si sviluppa in una zona di intenso flusso ematico e comporta rischi operatori elevati.
La tecnica adottata ha previsto nefrectomia radicale e trombectomia cavale eseguite in un’unica seduta operatoria con robot chirurgico di ultima generazione, in grado di fornire una visualizzazione tridimensionale ingrandita e una manovrabilità estremamente precisa. Questo ha permesso all’équipe di separare con sicurezza il trombo dai tessuti vascolari senza provocare danni o emorragie, riducendo sensibilmente il trauma chirurgico.
L’intervento, durato circa sei ore, si è svolto senza complicanze. A differenza dell’approccio tradizionale che solitamente prevede ampie incisioni addominali e il ricovero post-operatorio in terapia intensiva, il paziente è stato trasferito direttamente in reparto ordinario e ha iniziato la riabilitazione in pochi giorni, con un recupero completo e autonomo. L’approccio robotico ha consentito di limitare le perdite di sangue, abbreviare i tempi di degenza e migliorare la qualità del post-operatorio.
Fondamentale per la riuscita dell’intervento è stata la collaborazione multidisciplinare con anestesisti, radiologi interventisti e personale di sala operatoria. Il lavoro di squadra ha assicurato che ogni fase dell’operazione si svolgesse in condizioni ottimali, confermando il valore del metodo integrato nella gestione delle patologie oncologiche complesse.
L’operazione rappresenta un traguardo rilevante per la sanità umbra, segnando il primo caso in regione trattato con questo approccio mini-invasivo su trombosi cavale da carcinoma renale. A livello nazionale, si tratta di una delle poche esperienze simili e colloca l’Ospedale di Perugia tra i centri italiani all’avanguardia nella chirurgia robotica oncologica, in linea con gli standard dei principali istituti europei.
La conferma dell’efficacia della tecnologia robotica in situazioni così complesse rafforza il ruolo dell’urologia robot-assistita nella cura delle neoplasie rare e ad alta difficoltà tecnica. L’intervento si pone come modello di riferimento per strutture ospedaliere che intendono adottare soluzioni tecnologicamente evolute per trattamenti ad alto rischio, mantenendo al contempo standard di sicurezza e qualità elevati per il paziente.

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