Monsignor Giuseppe Chiaretti: “Che fine ha fatto l’impegno sociale dei cattolici?”

Mons. Giuseppe Chiaretti

da Riccardo Liguori
Partendo da una riflessione sull’esortazione apostolica Evangelii gaudium di papa Francesco, in cui esorta i cristiani a «darsi una mossa» per debellare il «cancro sociale, che è la corruzione, profondamente radicato nei governi, nell’imprenditoria, nelle istituzioni, qualunque sia l’ideologia politica dei governanti», l’arcivescovo emerito di Perugia-Città della Pieve mons. Giuseppe Chiaretti, sempre in tema d’impegno sociale e politico dei cattolici, sulle colonne del settimanale «La Voce» in edicola questo fine settimana, si sofferma sulla necessità di ritornare ad attuare concretamente «la grande tradizione cristiana della Dottrina sociale». Quella Dottrina, evidenzia mons. Chiaretti, «elaborata da Papi – a cominciare da Leone XIII (che fu vescovo di Perugia per 32 anni, n.r.d.) fino a san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI – e da laici – il Toniolo e i grandi politici del primo dopoguerra, da Alcide De Gasperi a tutti i suoi amici dell’Azione cattolica, i quali ultimi, forti di ben radicati valori umani e cristiani, hanno recuperato un’Italia distrutta e disonorata e l’hanno fatta grande».

Oggi, secondo l’arcivescovo emerito, i cattolici sono «intimoriti» dalle «stupide accuse» rivolte «alla Chiesa “che fa politica”»; intimoriti al punto che «ci siamo ritirati nelle nostre canoniche a dire rosari, ed è gradatamente venuta meno la formazione culturale e sociale di un laicato che sappia impegnarsi oggi, in maniera incisiva e competente, nel settore sociale e politico, quasi lasciando che i problemi si “risolvessero automaticamente”. Perfino i movimenti ecclesiali, che si sono intanto aggiunti all’Ac, sono rimasti a guardare, come se la fede avesse poco da dire sul piano sociale».

Il testo integrale dell’articolo dall’arcivescovo emerito mons. Chiaretti è consultabile anche nella rubrica “Parola di Vescovo” del sito: www.lavoce.it .

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