Il cardinale Bassetti in occasione del decimo anniversario del suo ingresso in diocesi

 
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Il cardinale Bassetti in occasione del decimo anniversario del suo ingresso in diocesi

Il cardinale Bassetti in occasione del decimo anniversario del suo ingresso in diocesi

Di Rossano Pastura
Sono passati 10 anni da quel 4 ottobre del 2009, giorno dell’ingresso nell’episcopato di Perugia di mons. Gualtiero Bassetti, e per festeggiare questa ricorrenza è stato organizzato , in una gremita cattedrale di Perugia, un concerto di musiche sacre aperto con alcune meditazioni sulla carità cristiana del vescovo “santo” Tonino Bello, lette dall’attore Michele Nani. Il concerto ha visto esibirsi gli archi di Umbria Ensemble, i fiati romani “Fideles et Amati” e il Coro della Diocesi di Roma, tutti diretti da mons. Marco Frisina, noto teologo e compositore, rettore della basilica romana di Santa Cecilia in Trastevere.

Il cardinal Gualtiero Bassetti ha introdotto la sua riflessione per la festa del decennale con una domanda: «Oggi ricorre il decimo anniversario del mio ingresso nell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve. Quali pensieri, quali sentimenti, quali emozioni attraversano in questo momento il mio cuore ed il mio spirito?”.

Un anno particolare, il 2019, per il presule di origini toscane. Ricorre infatti quest’anno anche il suo 25° anno di ordinazione episcopale.

Il cardinal Bassetti, nel suo saluto al termine del concerto, che ha definito “un evento culturale che ha comunicato tanta energia, tanta spiritualità e tanta arte”, ha espresso parole di gratitudine al Signore per i suoi anni di episcopato perugino-pievese, per il suo giubileo episcopale e, soprattutto, per i suoi 53 anni di sacerdozio.

Bassetti, con voce commossa, ha voluto ricordare il “perché” del 4 ottobre per l’ingresso in diocesi: «Scelsi quel giorno – ha detto – perché Francesco è una creatura stupenda che è vissuto cantando, talvolta disteso, talvolta fra le lacrime, talvolta con tanta compassione, fino all’ultimo respiro. Cantava per lodare il Signore e tutte le creature. Francesco aveva capito una cosa fondamentale: il Crocifisso di San Damiano e il lebbroso erano la stessa cosa».

Il cardinale, prima di concludere con la recita di alcuni versi dell’XI Canto del Paradiso di Dante dedicati al Poverello d’Assisi e alla Terra umbra, ha ripercorso le tappe del suo arrivo a Perugia dieci anni fa.

“Venendo da Sansepolcro, la prima realtà ecclesiale presso cui feci sosta fu l’abbazia di Montecorona. Grazie a questa tappa, sembrò che il mio passaggio dalla Toscana all’Umbria, stesse avvenendo in modo graduale, senza rescindere improvvisamente il legame con la mia terra di provenienza: mi si riproponeva, in qualche modo, la realtà di Camaldoli, uno dei fulcri spirituali della Diocesi di Arezzo”. Questa sosta fu per Bassetti come una carezza del Signore, segno che “il mio ministero precedente avrebbe avuto una continuità. La bellezza del luogo, l’accoglienza della gente, soprattutto dei bambini, attutirono le sofferenze di un passaggio che a 67 anni di età sentivo molto impegnativo».

Altro passaggio determinante  fu l’incontro di Ponte San Giovannicon i giovani diocesani.  “Fu Don Paolo Giulietti, il parroco di quella parrocchia,  ad accogliermi, circondato da centinaia di giovani. L’entusiasmo di quei ragazzi mi ritemprò, le loro testimonianze mi ispirarono coraggio. Qualcuno, avvicinandosi, mi rivolse confidenze personali. Intravidi, attraverso i volti di quei giovani, semi di speranza per la nostra Chiesa, il cui futuro era già lì presente».

Poi «la visita alla “residenza” di Fontenuovo, uno dei segni di carità più eloquenti della nostra Chiesa – ha ricordato Bassetti –. In nessuna delle Diocesi, dove ero stato precedentemente pastore, era presente un segno così vivo e luminoso di carità al prossimo: quegli anziani erano bisognosi di cure e assistenza continue; alcuni parlavano solo con gli occhi, mentre erano accompagnati dall’amorevole cura del personale».

Dai giovani agli anziani. Altro momento ricco di significato per Bassetti fu la visita alla residenza di Fontenuovo, “uno dei segni di carità più eloquenti della nostra Chiesa – ha ricordato Bassetti –. In nessuna delle Diocesi, dove ero stato precedentemente pastore, era presente un segno così vivo e luminoso di carità al prossimo: quegli anziani erano bisognosi di cure e assistenza continue; alcuni parlavano solo con gli occhi, mentre erano accompagnati dall’amorevole cura del personale”.

E poi il bagno di folla al suo arrivo davanti alla cattedrale di San Lorenzo: “Mai mi sarei aspettato il concorso di quella folla, venuta per incontrare il nuovo pastore, che succedeva al venerato presule mons. Giuseppe Chiaretti”, ha commentato il cardinale ricordando i saluti delle autorità, in particolare le parole commosse e profonde dei sindaci di Perugia e Arezzo. “Capii – ha spiegato Bassetti – come il Signore mi avesse chiamato a lavorare in un campo ancora più impegnativo di quelli precedenti, con tutti i problemi che poi ho cercato di affrontare».

“Fin dall’inizio – ha proseguito il presule – ebbi l’impressione che il Signore mi avesse chiamato a svolgere il mio ministero in una Chiesa viva. Grazie a Dio fino da allora non sono mancate vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa. Trovai una buona pastorale delle famiglie, grazie anche al Centro della Tenerezza; una ben avviata pastorale giovanile e l’eco di un precedente Sinodo che era ancora tutto da applicare. Dunque una Chiesa viva, aperta alla missione in Malawi e in Kossovo”.

“Oggi purtroppo dobbiamo affrontare tante difficoltà, di tutti i tipi – ha evidenziato ancora Bassetti –: da quelle economiche, per lo più dovute alla  mancanza di lavoro, a quelle delle tante famiglie in crisi; per non parlare dei problemi giovanili. Spesso il dolore si è mutato in malessere sociale e rabbia. Tutto ciò causa in me una profonda sofferenza. Le poche energie che mi restano, vanno condivise con il servizio alla Chiesa italiana. Che fare? Soffrire, pregare, offrire, sono ora, le esperienze più forti che vivo e presento al Signore per tutti voi».

“L’incontro con voi, con la mia gente, vissuto soprattutto nella Visita pastorale” è la risposta che il cardinale ha dato a chi gli chiedeva quale fosse la gioia più grande di questi anni.

“Tra le cose più care della mia vita – ha dichiarato Bassetti nelle sue conclusioni – c’è proprio la visita pastorale, che porterò sempre con me come fosse un grande album di foto dei momenti salienti. Le istantanee riproducono gli incontri con il mondo della scuola, del lavoro, delle famiglie, dei giovani, degli anziani, dei malati. Queste foto sono pezzi di vita, e mi hanno aiutato a prendere una decisione: alla fine del mio mandato non lascerò la terra umbra di san Benedetto e san Francesco, questa terra vostra ed ora anche mia. E al termine della mia esistenza terrena, desidero poter riposare accanto ai miei predecessori, nella cripta della cattedrale di San Lorenzo, per respirare il profumo delle preghiere che, ogni giorno, da queste volte stupende, si innalzano al Padre di tutti noi».

Il concerto in cattedrale è stata una gioia condivisa grazie alla presenza di tante personee testimoniata dalla partecipazione del presidente della Conferenza episcopale umbra (Ceu), l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo, e diversi rappresentanti delle Istituzioni civili e del mondo della cultura del capoluogo umbro.

Le note del suggestivo repertorio di musica sacra sono state introdotte dalle parole del presidente del Capitolo dei Canoni della cattedrale mons. Fausto Sciurpa e del vescovo ausiliare mons. Marco Salvi, che ha definito gli anniversari del 10° d’ingresso e del 25° di episcopato del cardinale Bassetti «una felice coincidenza che si fa celebrazione, memoria e gratitudine. La festa e il calore di quel giorno in cui lei fu accolto dalla città e dalla diocesi – ha sottolineato mons. Salvi –,riverbera stasera grazie al canto e alla musica che ci viene offerta dal Coro della Diocesi di Roma e dall’orchestra UmbriaEnsemble e Fideles et Amati, diretti dal maestro mons. Marco Frisina. Il repertorio è stato scelto dal maestro tenendo conto del suo anniversario e della festività di oggi, altra felice concomitanza».

«Eminenza, ci stringiamo ancora più gioiosamente e affettuosamente intorno a lei in questo giorno così significativo – ha concluso il vescovo ausiliare –, ricordando, oltre al suo impegno in Diocesi, la sua grave responsabilità al servizio dell’intera Chiesa italiana. La dignità cardinalizia che lei ha ricevuto dal Santo Padre Francesco è stata un dono per la sua persona e per tutta la comunità perugino-pievese, che in questi dieci anni ha visto e conosciuto in lei un pastore, un padre e un sacerdote attento e premuroso».

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