Giosuè Busti e Giordano Commodi ordinati sacerdoti a Perugia |Foto

Giosuè Busti e Giordano Commodi ordinati sacerdoti a Perugia

Con don Giosuè Busti e don Giordano Commodi, ordinati presbiteri diocesani dal cardinale Gualtiero Bassetti il pomeriggio del 29 giugno nella cattedrale di San Lorenzo di Perugia, il Presbiterio perugino-pievese  si compone di 111 membri. A tutti loro si è rivolto il cardinale nell’omelia pronunciata nel giorno in cui la Chiesa celebra la solennità dei Ss. Pietro e Paolo.

Sulla fede dei martiri Pietro e Paolo si fonda la Chiesa di Roma. 

«L’antico scrittore Tertulliano ricorda che Pietro e Paolo donarono a Roma la loro dottrina assieme al loro sangue – ha esordito il presule –. Possiamo allora cantare assieme alla Chiesa d’Oriente, che li festeggia subito dopo il Natale: “Sia lode a Pietro e a Paolo, queste due grandi luci della Chiesa; essi brillano nel firmamento della fede”.

È sulla fede di questi due martiri che si fonda la Chiesa di Roma ed è su questa  fede che poggia la nostra povera, fragile e debole fede, di cristiani dell’ultima ora. La loro immagine è davanti a noi perché ricordiamo il loro esempio secondo quanto scrive la lettera agli Ebrei: “Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato”.

Pietro e Paolo resistettero sino al sangue. Essi vennero a Roma dalla Palestina per predicare il Vangelo. Erano due uomini molto diversi l’uno dall’altro, come canta il prefazio della santa liturgia di questo giorno. Diversa la loro storia. Eppure, nonostante le sue fragilità, sarà proprio il debole Pietro a lasciarsi toccare dallo Spirito Santo e a proclamare: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, come abbiamo ascoltato dal Vangelo di Matteo. Il Signore fece di questa debolezza la “pietra” che avrebbe dovuto confermate i fratelli. Paolo scrive al fedele discepolo Timoteo: “il Signore mi è stato vicino e mi ha dato la forza perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero”».

L’impegno del presbitero di consegnarsi a Cristo.

«Vi invito carissimi ordinandi, Giordano e Giosuè – ha proseguito Bassetti –, a far sì che mediante l’imposizione delle mani, nel giorno del mio 53° anniversario di ordinazione presbiterale, che la vostra fede possa respirare con lo spirito di questi due testimoni, Pietro e Paolo: la fede umile e salda di Pietro e il cuore ampio e universale di Paolo. E chiedo una particolare grazia per la nostra Chiesa e per voi: tornino i Santi Apostoli a sedersi in mezzo a noi per esortare a non rinchiuderci e a pensare unicamente ai nostri problemi, ma a sentire l’urgenza di confermare la fede dei nostri fratelli e a gridare il Vangelo con la vita.

Carissimi Giordano e Giosuè, e voi tutti Presbiteri dell’amata Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve, fra le varie interrogazioni del Rito di Ordinazione, ve n’è una, che a mio avviso coglie il senso, il significato e la finalità del Rito di Ordinazione. Fra pochi istanti chiederò ai candidati: “volete essere uniti sempre più strettamente a Cristo Sommo Sacerdote, che, come vittima pura si è offerto al Padre, consacrando, anche voi stessi a Dio per la salvezza degli uomini?” e voi risponderete: “sì con l’aiuto di Dio lo voglio!”. In una parola vi impegnate a consegnarvi a Cristo! E un tale affidamento cosa comporta? Certamente l’impegno di amarlo! Amarlo come il tutto per la vostra vita. amarlo come Padre, come fratello, come sposo, come amico».

A conclusione della concelebrazione eucaristica dell’ordinazione presbiterale di don Giosuè Busti e di don Giordano Commodi, tenutasi nel pomeriggio-serata del 29 giugno in una gremita cattedrale di San Lorenzo di Perugia, il cardinale Gualtiero Bassetti ha voluto fare «un annuncio importante», come lui stesso lo ha definito, quasi un richiamo a tutti i fedeli. «Io, vostro vescovo, vi autorizzo fin da subito (rivolgendosi ai due nuovi sacerdoti, ndr) ad esercitare il ministero della confessione – ha detto il porporato –. Lo faccio per incoraggiare non soltanto voi fedeli qui presenti così numerosi, ma anche la gente che vedo un po’ fredda, un po’ pigra nei confronti di questo grande sacramento, che è il sacramento della Misericordia di Dio. Approfittatene il più possibile perché il Signore, anche attraverso questi due nuovi sacerdoti, sta passando nella nostra Chiesa».

Ordinazione presbiterale sempre commovente.

Il cardinale Bassetti ha presieduto la celebrazione dell’ordinazione di don Giordano e di don Giosuè insieme al vescovo ausiliare mons. Marco Salvi, al vescovo in Guatemala mons. Mario Bernardo Fiandri e a numerosi sacerdoti. Il servizio liturgico è stato animato dai seminaristi del Pontificio Seminario Umbro “Pio XI” di Assisi e dagli allievi dell’Almo Collegio Capranica di Roma dove don Giosuè ha studiato in quest’ultimo anno. Il Coro diocesano giovanile “Voci di Giubilo” diretto da don Alessandro Scarda, parroco di San Barnaba dove don Giordano presta servizio pastorale, ha animato la liturgia che ha avuto il suo momento commovente nel rito dell’ordinazione presbiterale non solo per i due ordinandi e le loro famiglie, ma per tanti sacerdoti che nel giorno della solennità dei Ss. Pietro e Paolo sono stati ordinati presbiteri, ad iniziare dal cardinale Bassetti, come ha ricordato nell’omelia.

Donato il tesoro più grande.

Alle famiglie dei due nuovi sacerdoti il porporato ha voluto esprimere «tutto l’affetto e tutta la gratitudine della Chiesa – ha commentato Bassetti –, perché voi avete donato alla Chiesa il vostro tesoro più prezioso, un figlio! Questo figlio lo avete donato in cambio di che cosa? Di nulla, umanamente parlando, e, forse, qualche croce in più la dovete portare insieme a don Giordano e a don Giosuè, perché diventare preti significa, innanzitutto, caricarsi della croce di Gesù».

La gratitudine dei due nuovi sacerdoti.

Al termine della celebrazione don Giordano e don Giosuè, che domenica 30 giugno hanno celebrato la loro “prima messa” nelle parrocchie di Castel del Piano e di Elce, hanno espresso gratitudine al Signore e ringraziato quanti li hanno sostenuti nel cammino vocazionale: dal cardinale Bassetti alle loro famiglie, dai formatori e amici di Seminario alle comunità parrocchiali dove è maturata la loro vocazione (Elce con la Comunità Magnificat, Castel del Piano, Monteluce, San Barnaba, Prepo, Ss. Biagio e Savino, Montebello e San Fortunato della Collina), alle comunità monastiche dove sono stati accolti si è pregato per loro (le clarisse dei monasteri di Sant’Erminio in Perugia, di Santa Chiara in Carpi e del Buon Gesù in Orvieto e i monaci di Betlemme in Montecorana). «Le parole – hanno detto i due sacerdoti – non riescono a comunicare pienamente la profonda gratitudine per quanto il Signore ha compiuto nelle nostre vite. Essa deriva dalla grande misericordia costantemente riversata su di noi e dalla totale fedeltà che sempre e soprattutto oggi vediamo realizzarsi. Misericordia e fedeltà: sono due fondamentali caratteristiche con cui Dio si è manifestato nelle nostre concrete relazioni con gli altri. Ogni persona incontrata in questo cammino è per noi espressione del suo Volto. Egli ci ha fatto innamorare della Chiesa, e di essa vogliamo prenderci cura, donando la vita».


Preti “convinti”, preti che “credono davvero”.

Il cardinale, rivolgendosi nuovamente a tutto il Presbiterio diocesano, ha detto: «La vita di un prete, nelle parole e nei silenzi, nell’azione o nell’orazione, deve continuamente tessere la tela di questo amore. E non è amore di “pelle”, tumultuoso e incostante, come quello di un adolescente, è un amore pacato e forte, sereno e capace di muovere la vita, capace di saziare la vita. è questo personalissimo amore a Gesù Cristo che sostiene e motiva il nostro ministero, ci fa preti “convinti”, preti che “credono davvero”, come dice la gente.

L’amore a Cristo, carissimi, vi farà prendere in mano la Bibbia, vi farà sostare, come Maria a Betania, seduti ai piedi di Cristo, mentre Lui vi parla e vi guarda».

Guardare e servire con gli occhi di Dio.

Rivolgendosi poi a don Giordano e a don Giosuè, il presule ha ricordato: «L’amore a Gesù vi farà prendere in mano la liturgia delle ore con quotidiana fedeltà, per parlare allo sposo con la voce della sposa, per portare davanti a Dio la lode, il gemito, l’attesa, la confessione di fede della nostra gente. L’amore a Cristo vi farà prendere in mano i libri di teologia, di spiritualità, di liturgia, per conoscere meglio colui che amiamo e per meglio farlo conoscere a coloro ai quali ci rivogliamo.

Dovrete, per amore a Cristo, servirvi di tutti i mezzi della comunicazione per conoscere il volto della generazione di questo tempo, che siamo mandati a guardare e a servire con gli occhi di Dio. È l’intensità dell’amore a Cristo che vi esproprierà di spazi e di tempi, e vi farà accostare con gioia e coraggio al cammino dei bambini, dei giovani, degli adulti, degli anziani di ogni generazione per farvi fratelli, per farvi “tutto a tutti” allo scopo di “guadagnare qualcuno alla causa del Vangelo”.

È ancora la tenerezza dell’amore di Gesù che vi porterà a percorrere ogni geografia umana, ed essere cittadini delle regioni della gioia, come di quelle del pianto, “a piangere con chi piange” e “ridere con chi ride”; non per celare il vostro volto sotto maschere di occasioni, ma per essere nei confronti di ogni creatura, la visibilità del volto del Padre. Ecco cosa vuol dire riconsegnarsi a Cristo, permettergli di colmarci la mente, il cuore, il corpo, le opere, le parole, perché possiate dirgli con semplice e disarmante verità: “Signore, il tuo amore vale più della vita”».

No a sacerdoti mercenari.

«Se non varchiamo quella porta che è Cristo, se non torniamo a consegnarci a Lui – ha evidenziato il cardinale Bassetti avviandosi alla conclusione –, saremo non i pastori, ma i mercenari di cui parla il Vangelo. Purtroppo non mancano sacerdoti, anche buoni, ma, lasciatemelo dire, troppo simili ad adolescenti, che continuano ad inseguire chimere e sogni di basso profilo. La gente si aspetta preti innamorati di Cristo, che hanno voglia di parlare del suo amore, non dalle cattedre ma facendo strada con gli uomini. Quando verrà il nostro turno e per me ormai non sarà lontano e allora consegneremo a Cristo la stola del nostro sacerdozio, forse un po’ macchiata, forse un po’ sdrucita, Lui ci chiederà, come un giorno agli apostoli: “Di cosa stavate parlando lungo la strada?” Auguro a tutti voi, e particolarmente a Giordano e Giosuè, di potergli rispondere: “Signore, abbiamo parlato con te, abbiamo parlato di te”».

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