Concluse, le celebrazioni in onore del Santo patrono Ercolano

 
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Concluse, le celebrazioni in onore del Santo patrono Ercolano

Concluse, le celebrazioni in onore del Santo patrono Ercolano «La città è un patrimonio inestimabile, la cui protezione e custodia è dovere di tutti. L’esempio ci viene dal nostro Santo patrono, il vescovo Ercolano, che fu uno dei maggiori artefici della difesa di Perugia assediata dai Goti di Totila». Così il cardinale Gualtiero Bassetti nell’omelia della celebrazione eucaristica di domenica 11 novembre dedicata al vescovo e martire, “defensor civitatis”, vissuto nel VI secolo, patrono della città e dell’Università degli Studi di Perugia, nella splendida chiesa a pianta ottagonale di Sant’Ercolano gremita di fedeli. «Il martirio di Ercolano – ha proseguito il cardinale – ci ricorda che la martiria, cioè la testimonianza di Cristo mediante il proprio sangue, oggi, forse ancora più di ieri, è fonte perenne di vitalità della Chiesa».

L’Università identità di un intero popolo.

«Ercolano morì martire – ha ricordato il presule –, ucciso in odio alla fede, ma anche perché aveva protetto e difeso la città. I nostri padri ebbero una felice intuizione, nel proclamarlo patrono dello “Studium Generale Civitatis Perusii” sin dai suor albori, perché salvando la città, egli salvò anche la sua millenaria cultura. E l’Università, quando è all’altezza della sua vocazione, è l’Istituzione che, più delle altre, raccoglie ed esprime l’identità di un intero popolo. Essa elabora sempre nuova cultura, crea collegamenti con le culture di altri popoli e sviluppa quel fecondo dialogo che rende possibile tutti quei legami di amicizia che promuovono la pace».

La sfida della Chiesa a rinnovare la propria immagine.

«Ercolano, oltre ad essere difensore e testimone della città – ha evidenziato il cardinale –, ha anche incarnato la figura biblica del Buon Pastore. Per questo, a metà del VI secolo, il santo vescovo ha favorito con tutte le sue forze una Chiesa evangelica. Anche questa nostra Chiesa perugino-pievese del terzo millennio è sfidata a rinnovare la propria immagine, per essere fedele al comando del Signore. Ma oggi la ministerialità non esaurisce se stessa, come avveniva ai tempi di sant’Ercolano, nel servizio dei presbiteri, ma sollecitata dal Concilio Vaticano II e soprattutto dopo l’Evangelii Gaudium di Papa Francesco, necessita di un positivo protagonismo dei laici, consapevoli anch’essi dell’ansia del Buon Pastore. Perciò occorre che tutti, pastori consacrati, uomini e donne, abbiano una forte empatia verso il mondo. Abbiano un cuore aperto a tutti e siano sale, luce, lievito per la crescita umana e spirituale di ogni creatura. Occorrono laici dalla fede forte, che sappiano custodire le molteplici frontiere della città, della cultura, ed accogliere i poveri e coloro che chiedono ospitalità».

Una Chiesa più povera di strutture, ma più segno del Risorto e più credibile.

«La città va difesa, come ai tempi di Ercolano, anche se oggi le insidie sono ben altre! La città va soprattutto amata e curata, perché ci è madre. Ma soprattutto a noi cristiani tocca tenere vivo un altro testimone per il mondo: quello di una Chiesa forse più povera di strutture, ma più ricca dello Spirito e delle Beatitudini; quello di una Chiesa forse più ai margini, ma piena di fraternità, più gioiosa ed accogliente. Non abbiamo paura di essere buoni, abbiamo paura di non essere vivi abbastanza per potere portare la nostra testimonianza. Abbiamo bisogno di una Chiesa che sia davvero più segno del Risorto e più credibile nel gridare la speranza del mondo che è il Vangelo».

Accogliere il nuovo che avanza.

Avviandosi alla conclusione, il cardinale Bassetti ha detto: «Pensando al nostro celeste patrono Ercolano mi sono chiesto cosa ci direbbe se tornasse oggi nella sua città? Forse ci direbbe qualche inquietudine ma ci farebbe bene, perché ci aiuterebbe a crescere e ci libererebbe dal nostro modo di pensare “si è sempre fatto così”, perché dobbiamo accogliere il nuovo che avanza».

Il dono del cero votivo e le parole di ringraziamento e gratitudine.     

Al termine della celebrazione è stato donato dall’Amministrazione comunale il cero votivo acceso davanti alle reliquie di sant’Ercolano. Il cardinale ha salutato i rappresentanti delle Istituzioni civili, accademiche e degli ordini cavallereschi di Malta e del Santo Sepolcro presenti ed ha avuto parole di ringraziamento e gratitudine per il rettore della chiesa di Sant’Ercolano don Francesco Benussi e per quanti si sono prodigati alla buona riuscita delle celebrazioni in onore del Santo patrono animate anche dal coro de “I Madrigalisti di Perugia” diretti dal maestro Mauro Chiocci. Celebrazioni che hanno visto, come ha evidenziato lo stesso presule, la presenza in Sant’Ercolano della rappresentanza dei cinque storici rioni della città con i loro stendardi, segno di unità nel far memoria delle proprie origini civili e religiose. Un sentito ringraziamento per l’amore e l’impegno per la cura materiale della chiesa intitolata al Santo patrono, è stato espresso dal cardinale Bassetti al presidente Alfredo Arioti Branciforti del Sodalizio di San Martino, benemerita istituzione laica di carità sorta nel XVI secolo proprietaria della chiesa di Sant’Ercolano.

1 Commento

  1. Riguardo al martirio di Sant’Ercolano, fatto scorticare e decapitare da Totila a detta di Gregorio Magno, la verità storica accertata è che il santo perugino morì per mano dell’esercito goto assediante, non di Totila che in quel periodo assediava Rossano. Il re dei Goti Totila in realtà non fu né crudele né persecutore: secondo il bizantino Procopio di Cesarea, il quale non parla affatto di vessazioni e di uccisioni di vescovi, Totila proibiva all’esercito di far violenza alle donne e di nuocere ai contadini e, presa Napoli, distribuì viveri alla popolazione affamata. Anche quando conquistò Roma nel 546 ascoltò la supplica del diacono Pelagio fermando le violenze sui civili e impedendo ai Goti di linciare la vedova di Boezio e di far oltraggio a qualsiasi donna. Riguardo alla conquista di Roma del 550, Procopio non parla di stragi di civili e di prelati, ma del tentativo di conciliare Goti e Romani fatto da Totila: «Quanto a Roma, Totila non volle né distruggerla né abbandonarla a se stessa perché aveva intenzione di popolarla con Goti e Romani insieme». Anche nel Liber Pontificalis che è un’autorevole fonte cattolica si legge che Totila visse con i Romani come un padre con i figli (Vita Vigilii 7,107).
    Purtroppo, il fatto di aver creduto nella dottrina eretica di Ario e di essersi inimicato l’aristocrazia senatoria con espropri a favore dei coloni, ha fatto di Totila una vera leggenda nera. Leggenda nera in gran parte immeritata

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