Comitati contro il Comune: i treni non salvano Collestrada
Comunicato stampa n. 84
COMITATO “CHI SALVERA’ PONTE S. GIOVANNI?” APS
Ponte San Giovanni, 27 febbraio 2026 – Non ci è del tutto chiaro se si tratti di insipienza o di presa per i fondelli: sta di fatto che per chi combatte ogni giorno con il rodeo di veicoli che affollano la E45 e di conseguenza le strade interne fra Collestrada e Balanzano, col suo corredo di gas di scarico, rumore, pericoli, pregiudizio alla salute, qualità della vita compromessa, danni alle attività commerciali, deprezzamento degli immobili… – e ci fermiamo qui – l’ennesima uscita di un amministratore comunale (vedi Corriere dell’Umbria del 26.2.2026) che, parlando di treni, ha auspicato che l’incremento della velocità degli stessi possa servire a ridurre la quasi paralisi quotidiana che immobilizza automobilisti e merci nei tre Km di passione tra Collestrada e l’imbocco del Raccordo autostradale per Bettolle a Ponte San Giovanni, ha prodotto qualcosa tra una smorfia di dispetto e un sorriso di compatimento.
Ancora con questa storia dei treni come alternativa (non è uno scherzo!) alla fiumana di 90.000 veicoli quotidiani, di cui 6.000 mezzi pesanti che si ingolfano ogni giorno a partire da Collestrada e sono la maledizione di lavoratori, camionisti, studenti, utenti dell’ospedale regionale, impiegati del centro commerciale unico tra Perugia e Corciano e di chiunque abbia la necessità di spostarsi in direzione di Perugia, provenendo da Nord e da Sud Est del capoluogo regionale?
Tanto più oggi, quando siamo alla vigilia dell’apertura dei cantieri per il rifacimento completo dello svincolo per Perugia, che per qualche anno aggiungeranno altri gravi disagi ad una situazione già catastrofica, con le corsie della E45 ridotte ad una per senso di marcia, quando le due attuali già straripano per incapacità di contenere i veicoli.
Ma per qualcuno dovrebbero essere i treni ad alleggerire la pressione! Ci vuole mancanza di senso del ridicolo più un certo livello di faccia tosta per parlare così.
In quei novantamila veicoli al giorno viaggiano almeno 100.000 persone: quante ne potrebbero assorbire il treno? Vogliamo esagerare? Diciamo 5.000, che è già una cifra da sogno. Ebbene, ne rimarrebbero comunque 95.000, e le file potrebbero ridursi di qualche metro, non di più.
Non che il miglioramento del servizio ferroviario non sia auspicabile, al contrario!
Ma sono due tipi di utenza diversi tra loro, e usare quella ferroviaria per non affrontare seriamente quella stradale, sa tanto di presa in giro e volontà di nascondere quali sono le vere ragioni di chi si oppone alla realizzazione di una variante stradale, che sarebbe l’unica vera alternativa capace di porre rimedio all’attuale tragica situazione.
Il Nodo di Perugia, per essere chiari.
Lo si dica chiaramente, senza ipocrisia, che le motivazioni per non volerlo sono ideologiche, dettate da un ambientalismo cieco, che presume di salvaguardare l’ambiente a costo di bloccare l’economia, aumentare lo storico isolamento della nostra regione e, soprattutto, per quello che ci riguarda, rovinare la salute, la vita e il benessere delle decine di migliaia di persone che vivono e lavorano in questo ambiente che si vuole salvaguardare.
Come se la vita degli esseri umani non avesse lo stesso diritto, ad essere salvaguardata, di quello di alberi ed animali!
Noi a questo ambientalismo da signori privilegiati ci ribelliamo, non siamo cavie da essere sacrificate sull’altare di pregiudiziali ideologiche. E siamo stanchi di rinvii di decisioni, di dichiarazioni che nascondono incapacità operative, di cinismo che si rifiuta di guardare in faccia la realtà di una situazione che contraddice l’obbligo per l’amministrazione comunale di provvedere anzitutto al benessere dei propri amministrati.
E questo senza una parola di comprensione per i disagi degli stessi, senza un confronto franco, senza una pubblica assemblea che realizzi quel diritto alla partecipazione dei cittadini così strombazzata in sede di propaganda elettorale.
Da sentirsene mortificati in quanto cittadini, ma molto di più da doversene vergognare in quanto amministratori eletti. Ma forse quest’ultima è un’aspettativa da politica di altri tempi, quando la stessa non si era ancora trasformata in esercizio del potere senza riguardo verso i cittadini e, forse, senza nemmeno le competenze necessarie per rivestire i ruoli.

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