Volano stracci tra Perugia Civica e il capogruppo, Massimo Pici

 
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Volano stracci tra Perugia Civica e il capogruppo, Massimo Pici

Volano stracci tra Perugia Civica e il capogruppo, Massimo Pici

In questi giorni, ai più attenti osservatori della politica perugina, non sarà sfuggito che tra Massimo pici e la lista, di cui lui è capogruppo in Comune a Perugia, non è che ci sia proprio “perfetta” armonia, anzi, volano proprio stracci. Anche a giudicare come gli uni si “smarchino” dall’altro anche nel solo invio di comunicati stampa.

Che accade? Nessun mistero, ricordate l’inchiesta sulla ‘ndrangheta a Perugia? In quei giorni Pici alzò il mirino verso lo scranno più al del consesso cittadino, e chiese un “passo indietro o di lato (come vi pare ndr)” a Nilo Arcudi, che è il presidente e rappresentate legale della associazione “Perugia Civica“.

A Pici, l’associazione, nei giorni scorsi aveva inviato una “lettera diffida” dall’usare il nome di Perugia Civica, lista che elesse in consesso Arcudi (che ora dell’Assemblea cittadina è Presidente) e Massimo Pici in qualità di Consigliere del Parlamentino di Palazzo dei Priori.

Secondo questa lettera Pici non dovrebbe più parlare a nome e per conto di Perugia Civica. «Non essendo Ella – questo è parte del testo riportato oggi da Il Messaggero a firma di Luca Benedetti  -, né per oggi né per il futuro come deciso dall’assemblea, affiliato alla nostra associazione, in coerenza con quanto sue spresso, La invitiamo a non utilizzare il nome o il simbolo di Perugia Civica Andrea Romizi (in quanto nella piena, esclusiva e totale appartenenza della scrivente associazione) in qualsiasi forma e di non espletare alcuna esternazione in nome della medesima, nessuna legittimazione in tal senso potendo derivarLe dalla sua condizione di consigliere del gruppo consiliare derivato dalla elezione nella lista omonima».

Massimo Pici repllica: «Resto alla guida del gruppo consiliare di Perugia Civica. Tra l’altro quella diffida non l’ho mai ricevuta. Prendono le distanze da me? Bene usano le giuste parole, di fatto, per dire quello che penso».

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