Thyssen Krupp, Liberati, M5s, ancora silenzio sette giorni dopo l’incidente

sei piezometri su sette hanno registrato tenori elevati di cromo esavalente

Thyssen Krupp, Liberati, M5s, ancora silenzio sette giorni dopo l'incidente

Thyssen Krupp, Liberati, M5s, ancora silenzio sette giorni dopo l’incidente

Mentre gli apicali delle Acciaierie di Terni volano felicemente a Washington, descrivendo le magnifiche sorti e progressive degli stabilimenti di Terni, il cromo esavalente continua a scorrere sotto i piedi degli ignari cittadini ternani. Non pare che si voglia davvero comprendere la lezione dei ‘tempi nuovi’. 

Infatti Thyssen non solo non ha finora definito puntualmente le cause dell’incidente di domenica scorsa; non solo non ha precisato perché sei piezometri su sette registrino tenori elevati sia di cromo esavalente che di altri metalli pesanti, ma la Multinazionale ha di fatto pure escluso proprie responsabilità per quel pozzo il cui tasso di cromo VI risulta pari a ben 1.200 volte il limite ammissibile: infatti, per Thyssen, si tratterebbe di una semplice “contaminazione storica”. Ma cosa significa? Che potrebbe non applicarsi loro il principio comunitario del ‘chi inquina, paga’.

Non solo: schermandosi dietro la ‘contaminazione storica’, i tedeschi allungano certamente questa imbevibile brodaglia, perché si aprirebbe comunque una lunga controversia sull’individuazione dei soggetti responsabili.

Tuttavia, se Thyssen rilascia simili dichiarazioni, deve pure avere in mano documenti incontrovertibili: infatti, perché si parli di ‘contaminazione storica’, occorrono ricerche, riferimenti bibliografici, fatti pregressi attestati, desk study, nonché una stratificazione nota degli inquinanti.

Se così fosse, se Thyssen ed eventuali altre autorità fossero già in possesso di simili notizie, verrebbe allora da chiedersi quali siano i motivi dei mancati interventi di questi anni e decenni.

E poi quante altre ‘contaminazioni storiche’ esistono in loco, a parere della Thyssen? Potremmo averne l’elenco, prima che sia troppo tardi?

Credo dunque che la Multinazionale debba fornire spiegazioni esaustive sulla gestione ambientale dei loro siti produttivi, dagli stabilimenti ternani alle locali discariche, viste le ampie contaminazioni da metalli già riscontrate su ogni matrice -acqua (falde e fiumi), aria, suolo.

Frattanto, stiamo ancora attendendo che, dalla propria Sala Controllo SAU, la Multinazionale fornisca alla città le immagini della videosorveglianza, sia per l’incidente di domenica scorsa che per le emissioni quotidianamente non captate, altra illegalità di lunga data su cui la Procura locale non pare mai essersi attivata: come che sia, Thyssen faccia un bel regalo di Natale alla città, consegnando il video dei fatti di sette giorni or sono. Potrebbe così avviarsi un’opera di trasparenza certo gradita, da Terni a Washington e ritorno!

Andrea Liberati -M5S Regione Umbria


Cosa è il Cromo esavalente e sua pericolosità

Il cromo non è una sostanza necessariamente pericolosa o inquinante, in realtà è un “elemento di transizione” che si può trovare nell’ambiente in tre forme stabili: metallico, trivalente Cr(III) ed esavalente Cr(VI).
La forma trivalente ed esavalente sono molto diverse.
La prima, considerata un oligonutriente essenziale, necessaria per il corretto metabolismo degli zuccheri nel corpo umano, è caratterizzata da una tossicità relativamente bassa.
La seconda, invece, presente in diversi composti di origine industriale (in particolare cromati e tiolati), è considerata altamente tossica ed il cromo esavalente “sulla base di evidenze sperimentali ed epidemiologiche è stato classificato dalla IARC come cancerogeno per l’uomo (classe I)”.
Riguardo agli effetti sulla salute diversi studi hanno dimostrato che l’esposizione a cromo esavalente “è una delle possibili cause di tumore al polmone”.
Infatti l’apparato respiratorio rappresenta il principale bersaglio dell’azione tossica e cancerogena e “l’esposizione professionale, acuta e cronica, avviene soprattutto per assorbimento mediante inalazione”.
L’ingestione – continua il documento – “sarebbe invece meno critica, in quanto stomaco ed intestino hanno un’alta capacità riducente”.
La tossicità della forma esavalente a livello intracellulare “si manifesta soprattutto con le numerose alterazioni molecolari e strutturali provocate dalle forme instabili [Cr(V) e Cr(IV)] e stabili [Cr(III)] derivanti dal processo di riduzione”.
I tre più importanti impieghi industriali del cromo esavalente sono:
– Cromatura galvanica, che “prevede l’utilizzo di composti di Cr(VI) per proteggere dalla corrosione, migliorare l’estetica ed indurire pezzi meccanici in ferro o acciaio o per riportarli a spessore dopo rettifica (per esempio, gli inserti mobili degli stampi per l’estrusione dell’argilla nell’industria laterizia)”;
– “Saldatura ad arco di acciai speciali con elettrodi ad alto tenore di cromo;
– Produzione e tintura con colori ed inchiostri contenenti pigmenti a base di cromato”.
Tuttavia l’esposizione ai composti del cromo esavalente può avvenire anche “durante l’applicazione e la fabbricazione di pesticidi, di cemento portland ed in alcuni rami industriali minori”.
La Società Italiana di Medicina del Lavoro ed Igiene Industriale ha, di recente, riassunto nelle sue linee guida i valori limite di esposizione professionale (VLP) ed i valori limite biologici equivalenti (BLV) per il cromo esavalente e i suoi composti.
A questo riguardo il documento fa presente che:
– “il Threshold Limit Value (TLV®) fissato dall’ACGIH è 0.05 mg/m3 nell’aria, portato a 0.01 mg/m3 per i composti del Cr(VI) insolubili”;
– “l’OSHA (Occupational Safety & Health Administration, USA) ha aggiornato nel 2006 i limiti di esposizione industriale a Cr(VI) in tutte le sue forme e composti: 0.0025 mg/m3 è l’action level e 0.005 mg/m3 il PEL (Permissible Exposure Limit), calcolati come concentrazioni medie pesate in un turno lavorativo di 8 ore (TWA)”.
Se il monitoraggio biologico è effettuato mediante dosaggio del cromo urinario, è possibile fare un monitoraggio anche del condensato dell’aria espirata (CAE).
L’uso del CAE “ha aperto la possibilità di determinare la dose al bersaglio e gli effetti precoci in lavoratori professionalmente esposti di elementi metallici pneumotossici, come Cr(VI) e cobalto”.
Nel fact sheet si possono trovare i risultati di alcuni studi relativi ai livelli di cromo nel CAE di lavoratori esposti ed alcune tabelle relative a ipotesi sulla tossicocinetica nelle vie aeree e ai meccanismi di tossicità a livello cellulare.
Come per altri agenti cancerogeni anche in questo caso ogni forma di misura di prevenzione e protezione deve prevedere innanzitutto una corretta valutazione del rischio mediante monitoraggio ambientale e personale dell’esposizione e una informazione/formazione degli addetti ai lavori sui rischi legati all’attività, sulle loro conseguenze e sulle precauzioni da adottare per agire in sicurezza.
 
– Fact sheet: “Cromo esavalente”, Ispesl, Dipartimento di Medicina del Lavoro, Centro Ricerche Parma CERT (formato PDF, 529 kB).

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