Sanità, in Umbria liste d’attesa da terzo mondo, ma si può trovare soluzione

Liste d’attesa, comincia piano di contenimento Azienda Ospedaliera Perugia

da Aldo Tracchegiani
Sanità, in Umbria liste d’attesa da terzo mondo, ma si può trovare soluzione.
 E’ antipatico e triste dover parlare di Sanità e politica, dato che la salute pubblica dovrebbe essere un valore universale e, in quanto tale, non dovrebbe mai essere scalfito dalle polemiche di parte. Tuttavia, la condizione disastrosa in cui versa il Servizio sanitario regionale in Umbria, distrutto con metodo – negli anni – da una politica scellerata e suicida messa in atto dalla Regione Umbria, ci impone di intervenire nuovamente.

Dopo l’uscita dello scorso ottobre, nella quale auspicavamo una corretta gestione aziendale e sociale della salute pubblica, che da sola impegna oltre l’80% del bilancio regionale, dobbiamo constatare che nulla è cambiato. Quella che era una potenziale eccellenza nazionale è stata trasformata, “grazie” alle continue interferenze della politica regionale, in una “macchinetta” sanitaria qualsiasi, come e peggio di tante altre sparse per l’Italia.

Senza dilungarci sulla politicizzazione dei Primariati, sugli sbilanciamenti di organico tra un reparto e l’altro, sulla mobilità passiva – in aumento preoccupante – dei “pendolari del dolore”, vale a dire pazienti umbri che per curarsi si recano in altre regioni, ci basta porre l’attenzione sulle liste d’attesa interminabili, che molte volte superano i dodici mesi di durata, per comprendere come il Servizio sanitario regionale, checché ne dicano i massimi amministratori e responsabili, faccia ormai acqua da tutte le parti.

Mammografie, visite urologiche, colonscopie e altre prestazioni particolarmente delicate e importante non possono richiedere mesi e mesi di attesa: un’attesa che, in alcuni casi, si rivela superiore all’intero arco di un anno. I risultati, alla lunga, sono lo specchio della cattiva gestione. Come responsabile regionale per la Sanità di Forza Italia, ma anche come medico, ritengo non più rinviabile una riforma radicale del Sistema sanitario regionale, che inquadri finalmente strutture pubbliche e private in un’ottica di sinergia ed eccellenza.

Proprio dai privati, in alcuni determinati casi, si può attingere per ridurre sensibilmente i tempi di attesa eliminando un disservizio, senza per questo incidere sulle tasche degli utenti. E’ possibile farlo, si tratta solamente di porre i professionisti non appartenenti alla Sanità pubblica nelle condizioni idonee per esercitare agli stessi prezzi del ticket, garantendo loro – cioè – quanto serve per rimanere nell’ambito della sostenibilità imprenditoriale.

Nessuna magia, quindi: soltanto buonsenso e spirito di servizio. Tutte doti che – ovviamente – nulla hanno a che vedere con i capobastone del Pd, che da decenni gestiscono la Sanità pubblica regionale come fosse di loro esclusiva proprietà. Ma questo gli umbri lo hanno capito bene, e sono pronti a dare il benservito a un vecchio, pessimo modo di amministrare. Ci vediamo il prossimo anno. Manca davvero poco.

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