Il centrodestra accusa la giunta di Perugia per il no ai beni
Perugia, 3-03-2026_ L’aula di Palazzo dei Priori è diventata lo scenario di una frattura profonda tra la tutela del patrimonio identitario e la dialettica ideologica. Al centro della disputa, la bocciatura di un ordine del giorno che proponeva la riqualificazione di due reperti lapidei situati nella frazione di Ponte San Giovanni. La proposta, formalizzata dal consigliere Paolo Befani di Fratelli d’Italia, puntava a recuperare una pietra miliare del primo Novecento in via Pontevecchio e una stele dell’Ottocento, nota come la “Colonnetta”. Nonostante l’operazione non gravasse sulle casse pubbliche, la maggioranza di centrosinistra ha espresso un parere negativo che ha gelato le aspettative dei residenti e degli appassionati di storia patria, come riporta il comunicato della Segreteria FdI Umbria.
Il punto di rottura si è verificato quando l’attenzione si è spostata sui fasci littori incisi sulla pietra miliare di via Pontevecchio. Se in una prima fase l’assessorato competente sembrava orientato verso il via libera, le osservazioni successive hanno innescato un’inversione di marcia totale. Questo mutamento di prospettiva ha sollevato dubbi sull’approccio dell’amministrazione verso le stratificazioni storiche del territorio. Secondo l’opposizione, cancellare o lasciare all’incuria un manufatto solo perché testimone di un’epoca controversa significa applicare una sorta di “selezione della memoria” che non rende giustizia alla complessità del tessuto urbano perugino e alle sue evoluzioni stradali e sociali.

Durante le tre sedute di commissione, il dibattito è stato arricchito da pareri di altissimo profilo. La Soprintendenza e la Polizia Municipale hanno fornito le basi tecniche, ma è stato l’intervento di Giuseppe Severini, già Presidente del Consiglio di Stato, a tracciare il solco normativo. Severini ha ricordato con fermezza come la legge italiana non lasci spazio a interpretazioni politiche quando si parla di custodia e fruibilità dei beni di interesse storico: il patrimonio va preservato in quanto tale. Il fatto che questi oggetti rappresentino la nascita del nucleo abitato del “Borgo di San Giovanni” e dell’antica via Tiberina conferisce loro una valenza documentaria che dovrebbe trascendere le contese di parte.
Un aspetto che ha destato particolare scalpore riguarda l’aspetto economico dell’iniziativa. Il restauro sarebbe stato interamente finanziato da un mecenate locale, l’imprenditore Palmerini, attraverso lo strumento fiscale dell’Art Bonus. Si trattava, dunque, di un’occasione a costo zero per l’ente pubblico per valorizzare un angolo degradato della città. Il diniego opposto dalla maggioranza non solo blocca il recupero immediato, ma sposta l’onere futuro della manutenzione direttamente sulle spalle dei contribuenti. Fratelli d’Italia ha infatti già annunciato che pretenderà il restauro dei beni come atto dovuto, questa volta però attingendo direttamente dal bilancio comunale di Perugia, trasformando un risparmio certo in un debito futuro.
Il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, sostenuto dal resto della coalizione di minoranza e con il ringraziamento espresso al collega Leonardo Varasano per il supporto tecnico, promette di non lasciar cadere la questione. La tesi sostenuta è che la storia di un territorio appartenga alla comunità e non alle maggioranze pro tempore. Difendere la stele stradale di fine Ottocento e la pietra miliare dei primi del Novecento significa proteggere la fisionomia originaria di un quartiere che merita cura costante e non pregiudizi. La sfida ora si sposta sui tempi tecnici di un intervento che, sebbene rallentato dalla burocrazia ideologica, resta una necessità oggettiva per la tutela del decoro urbano e della dignità storica cittadina.

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