Un dialogo tra voci provenienti da orientamenti culturali differenti – Iniziativa del Comitato civico ‘Per un giusto Sì’ e Associazione Libertà Eguale – Sinistra del Sì
È partito da Perugia, sabato 28 febbraio, il ciclo di incontri dedicati al referendum sulla giustizia, iniziativa promossa dal Comitato civico ‘Per un giusto Sì’ insieme all’Associazione Libertà Eguale – Sinistra del Sì. I prossimi sono in programma a Gualdo Tadino il 6, Torgiano il 13, San Giustino il 16, Castiglione del Lago il 17, Marsciano il 19 e Deruta il 20 marzo. Nella sala della Vaccara erano presenti Daniele Porena, docente dell’Università degli Studi di Perugia e componente laico del Consiglio Superiore della Magistratura; Assuntina Morresi, docente dell’Università degli Studi di Perugia e presidente del Comitato civico ‘Per un Giusto Sì’ dell’Umbria; Elena Fruganti, referente del Comitato civico ‘Per un Giusto Sì’ dell’Umbria e, in collegamento, Stefano Ceccanti, docente alla Sapienza Università di Roma e vicepresidente dell’Associazione Libertà Eguale – Sinistra del Sì.
“Nel dibattito referendario è stato sostenuto che la riforma dell’ordinamento giudiziario sarebbe stata approvata in modo frettoloso – ha dichiarato Porena –, ma le radici della riforma risalgono alla revisione del processo penale del 1988-1989 e alla modifica dell’articolo 111 della Costituzione sul giusto processo, che hanno rafforzato il principio della terzietà del giudice. L’intervento attuale si inserisce dunque in un’evoluzione coerente del sistema costituzionale. Inoltre, non ha riscontro nel testo la critica per cui la riforma assoggetterebbe la magistratura alla politica: resta infatti invariato l’articolo 104 della Costituzione che ne garantisce autonomia e indipendenza. Cambia invece l’assetto organizzativo, con due distinti organi di governo e la separazione delle carriere tra giudicanti e requirenti. Il sorteggio, poi, serve a superare il sistema delle correnti. La riforma mira infine a rafforzare autorevolezza e credibilità della magistratura, eliminando ogni ombra di correntismo”.
“Abbiamo l’occasione di completare una riforma del sistema Giustizia – ha affermato Morresi –, perché vogliamo innanzitutto restituire alla magistratura quella fiducia che negli anni ha perso. È una riforma che non ne tocca tutti gli aspetti, ma senza questi presupposti a livello costituzionale, poi le leggi ordinarie difficilmente potranno ben funzionare. Una caduta di fiducia dovuta principalmente a due elementi: la politicizzazione del Csm, l’organo di autogoverno della magistratura, e la malagiustizia. Questa riforma mette le basi per eliminare la prima e cercare di ridurre i secondi”.
“Le nostre ragioni sono personaliste e pluraliste – ha spiegato Ceccanti –. Il processo inquisitorio deriva dalla convinzione che la sicurezza dello Stato viene prima della libertà e della dignità della persona: sfociava quindi nella negazione del pluralismo tra e nei poteri, mettendo insieme Governo, accusatori e giudici. Il processo accusatorio parte invece dalla libertà e dignità della persona e quindi esige il massimo del pluralismo, mantenendo la separazione tra potere esecutivo e giudiziario, varata già alla Costituente, e perfezionando quella tra accusatori e giudici, iniziata con la riforma Vassalli e poi con l’articolo 111 della Costituzione, che viene oggi completato. Una volta definito terzo il giudice, quest’ultimo non può essere nella stessa struttura di governo di una delle due parti. Con la Corte disciplinare la separazione tra amministrazione, che resta ai Csm, e giurisdizione, che spetta alla nuova Corte, si completa”.
“Questo incontro sul referendum – ha affermato Fruganti – vuole essere un dialogo tra voci provenienti da orientamenti culturali differenti, capaci di convergere, perché quando si parla di Costituzione non esistono steccati di partito, ma responsabilità comuni. Il referendum chiede di interrogarsi sul fatto che il giudice debba essere arbitro e non giocatore: la sua terzietà non deve essere solo proclamata, ma visibile e percepibile. Non c’è quorum: ogni voto pesa, per questo ogni cittadino deve sentire l’onere e l’onore di questa responsabilità”.
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