Parte del Pd non riconosce nuovo segretario e prepara partito parallelo

Sarà però un partito parallelo che darà battaglia, in maniera diversa,  soprattutto sul territorio

 
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Parte del Pd non riconosce nuovo segretario e prepara partito parallelo

Parte del Pd non riconosce nuovo segretario e prepara partito parallelo

Di Ciuenlai – I comunicati roboanti degli organismi statutari che annunciano grandi e folgoranti vittorie  fanno finta di non sapere che le divisioni di quel partito non sono scomparse col finto congresso, anzi si sono acuite. C’è un pezzo (sicuramente maggioritario) che “divinizza” Bori e un’altro (certamente corposa) che non lo riconosce come segretario. Insomma da una parte c’è “l’ombra di un partito” e dall’altra un presunto “partito ombra”, che ha ufficiosamente annunciato che darà vita ad iniziative e manifestazioni autonome, pur non costituendosi  in corrente.

Un bel pezzo di Pd non riconosce il nuovo segretario e si prepara a creare un partito parallelo. Il caso umbro finisce a Roma.   Intanto è (praticamente) ufficiale, Rossi è stato “trombato” a Siena.  Il candidato di Pd e M5 sarà Enrico Letta.

Sarà però un partito parallelo che darà battaglia, in maniera diversa,  soprattutto sul territorio. Una brutta situazione che non è sfuggita alla segretaria nazionale. Letta avrebbe preso atto del “disastro umbro”, ma non sarebbe intervenuto  in prima battuta, perché essendo arrivato da poco era immerso in “cose più importanti” delle vicissitudini di “un quartiere di Roma” (la definizione della nostra Regione attribuita a D’Alema).  Ma passata “a nuttata” il Segretario avrebbe deciso di mettere le mani sul più grande dei disastri politici locali del suo partito.

La pratica sarebbe stata affidata al coordinatore della segreteria nazionale Marco Meloni, per far capire a tutti che è un intervento “di peso” e non di circostanza. L’esponente di primo piano avrebbe già preso contatto con i punti di riferimento di Letta a Perugia e a Terni. Lo scopo sarebbe quello di dare vita ad un piano di ricomposizione. L’obiettivo è il riconoscimento delle parti che oggi si combattono. Il primo passo toccherebbe al segretario.

Bori dovrebbe richiedere ed affidare la gestione di una così delicata operazione ad un organismo terzo riconosciuto tale dalle parti. Potrebbe essere, appunto, la direzione nazionale, che attraverso la conferenza di organizzazione, già annunciata dall’attuale segretaria,  potrebbe aprire una discussione vera e partecipata da tutte le anime del Pd, superare la finta unanimità congressuale,  con conseguente risistemazione finale dei contenuti e (soprattutto) degli organismi dirigenti e degli incarichi. Il risultato “da portare a casa” sarebbe una investitura avvallata da tutti per Bori e una gestione unitaria e condivisa del partito per gli altri.

Lo scoglio da superare è l’attuale segretario che non sembra incline a concessioni, anche minime. Figuriamoci a bombe come questa che sa tanto di azzeramento della tornata congressuale di questi giorni. Tenendo duro potrebbe riassorbire i ribelli del Trasimeno, ma per il resto sarebbe guerra aperta e con le amministrative alle porte c’è il rischio di guai seri .

Perdere Assisi, non riuscire a vincere in condizioni irripetibili come quelle di Spoleto , non tenere il comune più grande oggi amministrato in Umbria (Città di Castello) sono tutte cose che possono fare la differenza. Vista la drammatica situazione umbra il Pd può fare risultato solo se da un minimo di idea di unità. Una cosa che non solo rassicura l’elettorato, ma convince anche i possibili alleati ad entrare in coalizione con i democratici. Ma se invece avremo in ognuno di questi municipi una lista ufficiale e una lista civica di disturbo, “la veggo brutta” diceva il Bastino. E cosa ha da guadagnarci l’attuale segretario da una simile contrapposizione frontale è un mistero.

  • AZZERARE TUTTE LE SIGLE

Questi comportamenti però cominciano a sconcertare non solo chi non è più del Pd, ma anche chi ancora ne fa parte. Non è un caso infatti che ormai anche pezzi grossi di questo comitato elettorale, esaminando proprio la situazione umbra, siano giunti alla conclusione che pochi e inascoltati “rompiballe” come me, proponevano e propongono da anni.  La ricostruzione di un soggetto della sinistra non può essere la sommatoria di  Pd + art 1+  Leu + 5 stelle + cespugli vari + finti civici.

“Si – dicono – bisogna ricominciare, da ciò che c’è fuori quelle sigle, perché il popolo “non inquinato” della sinistra ormai sta lì. Bisogna ricominciare riscrivendo un grande progetto che parte dal passato, tiene conto del presente e si proietta nel futuro. Bisogna ricominciare dall’associazionismo, dal volontariato sociale, dalle persone che si impegnano sul sociale, che combattono contro le storture del pensiero unico liberista, che costruiscono ogni giorno l’alternativa, da chi pratica la solidarietà sul campo,  da chi da  voce ai veri valori di riferimento di questa parte, da chi si lega e continua a collegarsi ad una grande storia : quella del movimento popolare e progressista italiano ed internazionale.

Non è che gli attuali iscritti o membri dei partiti di sinistra non possono partecipare al processo, ma lo dovranno fare come singoli non come piccole e grandi organizzazioni a cui si deve qualcosa (candidature, posti nei gruppi dirigenti, nomine ecc.)”.

Ma non lo faranno mai perché chi ha paura dell’acqua, difficilmente si avventurerà a navigare in mare aperto.

  • LETTA A SIENA

Il povero Enrico Rossi era venuto in Umbria a fare il commissario come “passatempo” politico  in attesa di iniziare la campagna elettorale per il collegio vacante di Siena. Poi ha sentito prima il “rumore di Conte” e poi il frastuono,che dico,  il boato di Letta . Eh si sarà, molto probabilmente, proprio il segretario a rappresentare il Pd e i suoi alleati alle suppletive del sud della Toscana. Sarebbe questa la ragione per cui il commissario Pd dell’Umbria, aderendo alle richieste di Zingaretti,  ha sbrigliato in “quattro e quattrotto” una situazione che richiedeva riflessione, tempo e una corposa opera di mediazione. Addio Nanni!

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