Le comunità montane sono dei carrozzoni, parola di Sergio De Vincenzi

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Sergio De Vincenzi

Le comunità montane sono dei carrozzoni, parola di Sergio De Vincenzi

L’ennesimo colpo di mano regionale sull’annosa vicenda delle comunità montane offre la cifra della schizofrenia amministrativa nella quale versa la Giunta Marini e il suo staff dirigenziale. In sette anni, fra tutti gli addetti ai lavori, non si è stati in grado di definire un percorso coerente per il personale, le funzioni e i debiti di questi enti che, nonostante in molte occasioni siano stati definiti a ragion veduta un carrozzone, hanno tuttavia ancora in carico funzioni importanti per tutto il territorio e i relativi enti locali. Qualcuno si dichiara soddisfatto del provvedimento incluso nella legge di stabilità regionale (atto 1885 – Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2019-2021 della Regione Umbria, art 8) ma di certo l’incalzante successione di norme e provvedimenti di questo settennato stanno a stigmatizzare senza ombra di dubbio la modalità di navigazione a vista della Giunta Marini.

E così, nell’ordine: prima LR 18/2011, poi le DPGR n. 3/2012 e 163/2016, quindi la LR 10/2015 e la DGR 835/2017, e oggi la legge di stabilità regionale 2019. Inutile rammentare che in altre regioni sono stati intrapresi percorsi più lineari e coraggiosi per affrontare alla radice i problemi collegati alla soppressione delle comunità montane, sia in termini organizzativi in riferimento al destino del personale e degli eventuali debiti. Da noi no. Si è preferito fare la “piaga puzzolente”, con all’orizzonte l’ennesimo pastrocchio organizzativo, funzionale ed economico.

Ma andiamo per gradi. Per cominciare si porta tutto in AFOR (Agenzia Forestale Regionale) che come ente strumentale dovrebbe vivere di risorse proprie racimolate attraverso bandi di gara con gli enti locali e con l’Unione Europea ma che già oggi riceve dalla Regione un contributo che sarà destinato ad aumentare per l’assorbimento di circa 150 unità di personale con contratto pubblico, fra amministrativi (circa 70) e professionisti vari (i rimanenti).

E qui, poi, si dovrà anche capire cosa far fare a questa pletora di amministrativi e  come rimpiazzare i pensionamenti dei professionisti per far fronte alle funzioni autorizzative specifiche che saranno trasmesse contestualmente all’AFOR. Ma questa è una partita nella partita che evidentemente non sembra esistere per la Giunta.

Questione debito: si tratta ad oggi di circa 15-17 milioni di euro che si pretenderebbe affrontare costituendo un fondo di garanzia dei creditori alimentato dalla dismissione del patrimonio immobiliare delle ex comunità montane. Un obiettivo piuttosto ambizioso che verosimilmente non sarà perseguibile semplicemente per il fatto, come anche riconosciuto dallo stesso assessore Bartolini in I commissione trattando della legge sulla gestione e valorizzazione dei beni immobili, che fare cassa con gli immobili è oggi pressoché impossibile perché non c’è mercato e, laddove anche si riuscisse, lo si farebbe deprezzando i beni pubblici anche del 60% rispetto al valore storico pre-crisi del 2008.

E allora di che fondo di garanzia si va discutendo e soprattutto con quali prospettive per Regione da un lato e creditori dall’altro? E, quindi, anche qui lancio lungo e via a pedalare per la prossima Giunta.

Terzo: le funzioni da trasferire in AFOR, ed ecco servita la ciliegina sulla torta. Con la modifica dell’art. 12 della legge 10/2015 si trasferiscono le funzioni di cui all’Allegato B cioè quelle autorizzative, certificative e di controllo, come pure quelle di cura del territorio e per lo sviluppo delle attività agro-zootecniche, paesaggistiche e turistiche, alcune delle quali difficilmente inquadrabili nel contesto operativo e nella natura giuridica dell’attuale AFOR. Così non è difficile prevedere che in un assetto come quello paventato, AFOR rischi di assumere nel contempo la veste di controllore e di controllato. Un conflitto d’interessi che potrebbe trasformarsi in apoteosi quando, in virtù della delega al contenzioso agro-forestale, in caso di sanzione amministrativa elevata dagli organi di vigilanza all’AFOR, la stessa sarebbe costretta ainoltrare a sé stessa formale ricorso sul quale poi dovrebbe anche decidere. Roba da “camicia di forza amministrativa”.Insomma: obiettivo finale della Giunta Marini è sostanzialmente da un lato creare una sorta di “cimitero degli elefanti” per condurre all’estinzione per pensionamento il personale delle cinque comunità montane a contratto pubblico, e traslocare tutti i problemi organizzativi e autorizzativi alla futura Giunta. Ma che importa, come cantavano i Nomadi, “ma noi non ci saremo”!

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