Giuliano Giubilei apre campagna elettorale, Perugia è peggiorata

Giuliano Giubilei apre campagna elettorale, Perugia è peggiorata

Giuliano Giubilei apre campagna elettorale, Perugia è peggiorata

“Ho deciso di mettermi a disposizione, al servizio di un progetto per una città, Perugia, che abbia l’ambizione – non ho paura ad usare la parola sogno – di tornare nel novero delle città italiane più importanti. Che sia un modello per altre città”.

È uno dei passaggi cruciali dell’intervento di Giuliano Giubilei, che lunedì 18 febbraio, al Circolo dipendenti Perugina, ha aperto la campagna elettorale da candidato sindaco, con un evento che ha visto protagonisti esponenti del mondo dell’Università, della ricerca, del terzo settore, della cultura e del lavoro. Il candidato, che è sostenuto da un’ampia coalizione civica e di centrosinistra, facendo un’istantanea di Perugia ha detto che “tutti gli indicatori sono peggiorati, la qualità della vita è in discesa, il lavoro è diminuito, tante aziende sono in crisi, i giovani non riescono ad avere prospettive per il loro futuro, la proposta culturale è scomparsa, ci sono progetti ereditati dalle precedenti amministrazioni, avuti dalla Regione o da altre istituzioni, che sono ancora fermi”.

Inoltre l’amministrazione comunale uscente “non riesce a dare ancora una risposta positiva alle richieste del mondo della cultura e della musica, dello sport, dallo stadio all’adeguamento del palazzetto dello sport. Anche la manutenzione delle strade è un un disastro davanti agli occhi di tutti”.

Non è casuale che noi oggi siamo qui, in un luogo simbolo per la nostra città e per il lavoro, per far conoscere i punti centrali della sfida che ho lanciato per la conquista del comune di Perugia”, ha detto in apertura del proprio intervento Giubilei, mettendo l’accento sulla questione del lavoro, tema indicato come essenziale per il rilancio di Perugia.

“I Comuni – ha proseguito il candidato sindaco – non hanno forse poteri diretti nel creare il lavoro, ma possono mettere in moto molte occasioni per promuoverlo. Investendo sull’arte, sulla cultura, su eventi di alto livello, sul turismo. Ma il Comune ha anche altri strumenti per favorire l’occupazione, migliorando le infrastrutture, facendo per la sua parte – o chiedendo con forza a chi ne ha la gestione – trasporti e collegamenti più efficienti, puntando sull’innovazione in collaborazione con l’Università”.

Dobbiamo avere l’ambizione – ha proseguito Giubilei – di pensare una città che investa sul futuro dei nostri figli. E non dimentichiamo che i giovani sono già il presente, non rappresentano solo il futuro. Un gruppo di giovani che ho incontrato di recente, invece, mi ha detto che Perugia, la loro città o la città dove alcuni di loro hanno scelto di studiare, li respinge. E per ogni ragazzo che si sente costretto ad andar via dopo essersi formato nella nostra città, Perugia perde un pezzo di patrimonio”.

“Sicurezza – ha poi continuato Giubilei – è in primo luogo il senso di stabilità. Lavoro, che dà solidità alle famiglie e speranza di futuro per i giovani. Che non possono guadagnare, quando va bene 7-800 euro al mese perché in questo modo non puoi pensare di mettere in piedi una famiglia. Ricordo spesso che quest’anno voteranno per la prima volta una parte dei millennials, cioè i ragazzi nati dopo il duemila. Anche a loro dobbiamo guardare con attenzione, per capire ed ascoltare le loro esigenze”.

In tema di integrazione, il candidato civico ha affermato che “la convivenza e l’integrazione sono il nostro obiettivo, e non solo perché ce lo impongono le nostre convinzioni, ma anche perché è la mancata integrazione a creare disagi, conflitti e paure. Su cui come sapete meglio di me c’è chi specula non per risolvere il problema ma solo per tornaconto elettorale.

Detto questo, penso che la sinistra non debba avere nessun timore nel difendere con la massima severità il rispetto della legalità. E anche su questo ci impegneremo: controllo del territorio più incisivo, sistema di telecamere che funzionino e che siano in rete, cosa che oggi non è, illuminazione delle zone ‘difficili’. Ma anche un sistema di controllo dal basso, con gruppi di quartiere che in tempo reale possono segnalare alle forze dell’ordine potenziali rischi e pericoli. Bisogna adottare nuovi modelli di sicurezza partecipata che passano in primo luogo per la conoscenza capillare della città, per l’ascolto, per la valutazione approfondita delle politiche per la sicurezza in atto”.

Nuovo sistema di partecipazione

Giubilei ha posto poi l’accento sulla necessità di costituire un nuovo sistema di partecipazione, che rimetta in connessione l’amministrazione comunale con i territori, con i cittadini di Perugia. “Vogliamo creare – ha detto il candidato sindaco – consigli territoriali di partecipazione dove i cittadini possano nominare dei rappresentanti – votati direttamente, magari anche on-line ed ovviamente non retribuiti – e con loro progettare e rigenerare i quartieri. Saranno lo spazio – ha continuato Giubilei – per far vivere nelle comunità la democrazia, il sociale e l’innovazione. I quartieri e le frazioni più esterne al centro storico sono stati completamente abbandonati dall’amministrazione uscente. È ora di ridare voce e protagonismo a tutti i territori del comune riattivando la partecipazione dei cittadini. Penso anzitutto alla zona nord, da troppo tempo dimenticata”.

Andrea Camilleri, “una persona che mi onora della sua amicizia”

Un contributo video, proiettato in sala, è arrivato dallo scrittore Andrea Camilleri, “una persona che mi onora della sua amicizia”, ha commentato il candidato. “Io non sono un politico, parlo da cittadino. Penso – ha detto Camilleri – che il problema principale che un amministratore cittadino si trova davanti sia quello del lavoro: la smagliatura del tessuto sociale all’interno di una città ne blocca lo sviluppo”. “Le città oggi – ha continuato Camilleri – devono presentarsi come aperte alle persone e proiettate verso il futuro. E devono essere guidate con il buon senso, l’onestà, il proposito di mettersi al servizio di una città, l’accoglienza e il fatto di non respingere la diversità”.

“Il mondo cambia rapidamente, l’occhio e la mente di chi deve amministrare una città devono essere rivolti non al domani, ma al dopodomani. Il mondo del futuro – ha concluso lo scrittore – è aperto e interconnesso e mi auguro che anche Perugia possa essere come il mondo”.

Il primo contributo dal palco è arrivato da Alberto Grohmann, professore emerito dell’Università di Perugia, di cui è stato per lunghi anni professore di Storia economica alla facoltà di Scienze politiche. “Da storico ho sempre pensato che studiare il passato interessi per capire il presente e immaginare il futuro”. “Sognare una città”, ha detto il docente emerito dell’Università di Perugia citando Sant’Agostino e poi chiamando in causa Giovanni Botero: “Una città è grande quando uomini vivono insieme felicemente”.

“Dobbiamo quindi immaginare – ha continuato – nuovamente una città dove sognare di avere un futuro insieme. Città con meno centri commerciali e più posti da vivere insieme. E non bisogna essere tutti uguali, anzi diversi tra loro, razze diverse, religioni diverse, ma tutti insieme hanno il sogno che agendo insieme si possa raggiungere un risultato positivo”.
“Perugia è una città ingrigita – ha continuato Grohmann – che dovrebbe avere meno macchine, non solo in quel pezzettino che sta dentro le mura”.

La città deve quindi essere “un sistema consono a risolvere problemi che riguardano tutti” e non lo specchio di una società come quella attuale, “molto volgare e molto basata sull’individuo”. Serve perciò una “città raffinata, semplice, elementare, più pulita, che consenta alle persone di camminare l’uno affianco all’altro”.

Paolo Belardi, professore ordinario nell’Università di Perugia, dove insegna nel corso di laurea in Ingegneria edile-Architettura e dove è presidente del corso di laurea in Design, ha detto che “a Perugia c’è stata spesso disattenzione verso l’architettura, anche se è stata garantita la leadership culturale dell’Umbria, coinvolgendo progettisti di fama. All’inverso i nomi di coloro che in questo momento stanno cambiando il volto della città sono anonimi”.

“In questo momento – ha continuato il docente – il vero problema non sono i singoli episodi, ma la mancanza di una visione. Nella Perugia degli ultimi anni è stata ancor più evidente a causa del gap tra un’imprevista abbondanza finanziaria e un’imbarazzante carenza ideativa”. Il docente ha poi consigliato al prossimo sindaco di Perugia di prendere esempio dall’archeologa Maria Reiche: “Perugia deve utilizzare la scala della cultura e della passione per guardare la città da un punto di vista diverso. Ripensando il rapporto tra risorse, vincoli e opportunità, dovrebbe fare di più con meno. Contro l’abbondanza: la pertinenza. Contro la scarsità di mezzi: l’inventiva.

Nel corso dell’iniziativa, “pezzi” di città hanno raccontato la loro Perugia e dato un contributo di idee per renderla più dinamica, accogliente e funzionale. Sviluppo, lavoro, cultura, sicurezza, partecipazione, sociale, programmazione urbanistica sono stati tra gli argomenti centrali delle relazioni. Sono intervenuti anche Simona Marchesi, operaia della Perugina; Fabrizio Croce, come rappresentante del mondo della cultura; Costanza Spera, studentessa in Scienze politiche e relazioni internazionali; Diletta Paoletti, ricercatrice dell’Università di Perugia, che ha parlato di quanto sia importante per una città la capacità di attrarre fondi europei; Federico Phellas, studente universitario, che ha parlato di sociale e terzo settore.

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