Garanzia Giovani, Rosario Longo, grande novità per il nostro paese?

Garanzia Giovani, Rosario Longo, grande novità per il nostro paese?

da Rosario Longo
Garanzia Giovani, Rosario Longo, grande novità per il nostro paese? «Doveva essere una grande novità per il nostro paese». Queste sono state le parole pronunciate il primo maggio 2014 dall’allora Ministro del lavoro Giuliano Poletti, una risposta concreta per mettere finalmente un argine alla dilagante emergenza sociale dovuta alla disoccupazione Under 30 e Over 30 nel nostro paese. Ricordiamo che in Italia Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’ISTAT, a marzo 2018 il tasso di disoccupazione giovanile si è attestato a quota 31,7%. Il tasso di disoccupazione generale è invece rimasto stabile all’11%.

Invece in Umbria la disoccupazione aumenta, e non di poco. Il tasso di disoccupazione nel Cuore verde d’Italia nel 2017 è salito dal 9,6 al 10,5; invece quella giovanile si attesta al 26 %. E’ un bel numeretto visto anche l’esiguo numero di abitanti residenti in Umbria (poco più di 900 mila abitanti –Dati ISTAT).

La “Garanzia Giovani”, il piano europeo con cui lo Stato e Regioni s’impegnano a offrire ai giovani di 15-29 anni che non studiano e non lavorano (Neet) un percorso personalizzato di formazione o un’opportunità lavorativa, è partita in Italia il 1° maggio 2014.

I presupposti c’erano – un piano che non si era mai visto nel nostro paese, sostenuto da oltre 1,5 miliardi di euro coinvolgendo tutte le regioni italiane, l’INPS, i centri per l’impiego e le migliaia di aziende sparse sul nostro territorio, con un bacino di utenza molto alto di giovani tra 15 e i 29 anni. Ma le critiche e i disagi non si sono fatti attendere. Di 1,5 miliardi di euro, l’Umbria ha potuto beneficiare solo di 22,8 milioni di euro nel piano di attuazione italiano della Garanzia Giovani (lasciando fuori da questo il budget per il Pacchetto Adulti).

I DATI PARLANO

Se guardiamo i dati più nel dettaglio, si iniziano ad intravvedere i primi problemi. Ma guardando il bicchiere mezzo piano, possiamo dire che il numeri degli iscritti è elevato… ma solo il numero degli iscritti.

In Umbria – per esempio – sono stati più di 28 mila gli aderenti al programma Garanzia Giovani, e di questi, solo 15 mila hanno effettuato il primo colloquio di orientamento tramite il centro per l’impiego. Ma il numero si è andato a sfoltire ancora di più nei mesi successivi, perché su’ 12,751 che hanno sostenuto il colloquio specialistico, solo 5,500 hanno avuto la fortuna e l’occasione di lavoro e solo 850 hanno avuto un contratto a tempo indeterminato.

Il numero è decisamente sotto la media nazionale: a fronte di un milione e mezzo di registrati al programma Nazionale, sono state seguite solo 143 mila assunzioni e nella maggior parte dei casi l’inquadramento è stato l’apprendistato (Fonte Ministero).

Sempre esaminando i dati, si scopre che spesso le proposte che vengono fatte ai disoccupati sia Under che Over 30 non sono necessariamente indirizzate all’inserimento nel mercato del lavoro a lungo termine.

ANOMALIE

La principale anomalia riguarda il fatto che dal momento dell’adesione al programma all’attivazione del tirocinio/lavoro potrebbero passare anche 8 mesi, con conseguenza di mancata collaborazione e di non tempestiva risposta del programma ai temi del mercato del lavoro. Si tratta di un anomalia tutta Umbra, in Emilia Romagna l’iter dura meno di 30 giorni.

“Se noi andiamo da un giovane disoccupato e gli chiediamo vuoi un aiuto e lui ti risponde si, e poi per chiudere l’iter burocratico ci vogliono diversi mesi, il giovane disoccupato non farà altro che scoraggiarsi ancora di più. E’ qui che la regione dovrà, con cambiamenti specifici e mirati, migliorare la qualità di tutto il sistema Garanzia Giovani e del Pacchetto Adulti”.

L’altra anomalia che secondo noi è stata discriminante per il programma Garanzia Giovani, riguarda la “piattaforma online”: uno strumento che si potrebbe definire obsoleto visto che non si possono vedere i contatti di tutte quelle aziende che cercano personale e che sono sparse sul nostro territorio regionale; ciò dovrebbe essere possibile indipendentemente dal fatto che si è iscritti o no al programma.

“Occorrerebbe fare presente al Governo italiano la necessità di riconoscere agli stagisti, che fiscalmente sono assimilati ai lavoratori dipendenti, la possibilità di potersi versare i contributi volontari INPS, riconoscendo il tirocinante come un vero e proprio lavoratore. L’obiettivo è chiaramente la piena occupazione, ma se proprio non si riesce a trovare lavoro, almeno una rete sociale inclusiva”.

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