Fora e DiBiMedia, Umbria prima centrodestra, gli elettori la preferiscono

Si continua a litigare sul fare i congressi o non farli, sulle candidature a segretario regionale

 
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Andrea Fora e DiBiMedia, Umbria prima centrodestra, gli elettori la preferiscono


Si potrà eccepire che il sondaggio rileva le intenzioni di voto nazionali, ma la cartina dice chiaramente che in Umbria, nonostante la pessima gestione della programmazione sanitaria nell’emergenza Covid, gli elettori continuano a preferire il Centro Destra.
Quadri dirigenti più credibili? Strategie e visioni più definite? Maggior radicamento sul territorio?

O forse vittoria sul campo per abbandono dell’avversario?


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È dalla campagna elettorale che sostengo che per ricostruire l’Umbria, per rigenerare e riconsegnare agli umbri una terra innovativa, in linea con le migliori filiere delle sviluppo economico del Nord, che superi le politiche assistenziali e clientelari che l’hanno contraddistinta negli anni passati, serva rilanciare un progetto politico credibile che contenga idee, azioni, proposte concrete.

E invece che si fa sul campo avversario? Si continua a litigare sul fare i congressi o non farli, sulle candidature a segretario regionale, sulle colpe da assegnare a chi c’era prima o chi è arrivato da poco, sulla necessità di riaprire alla comunità, sui metodi per farlo. Con dirigenti che a sostegno delle proprie idee si contrappongono tra correnti o si rimproverano a vicenda la gestione passata, gareggiando sulla presunta “illibatezza” ed esibendosi in ardite passerelle tra un partito e altro.
  • Svegliandoci poi alla vigilia delle elezioni sotto di 20 punti percentuali, dando poi la colpa al vento xenofobo e omofobo delle destre populiste della società post liquida.
E all’interno delle istituzioni? Basta parlare male della Tesei per affermare che “ci siamo”, esistiamo anche noi. Qualche attacco sui vaccini che non vengono fatti, un po’ di ammiccamenti a una categoria piuttosto che ad un’altra da privilegiare nelle vaccinazioni, gli ospedali che non funzionano e il gioco è fatto. E poi si criticano i sondaggisti perché sicuramente i criteri di rilevazione sono sbagliati, i dati sono nazionali, il centro sinistra oggi sta ampliamento recuperando, la Tesei è decotta, etc etc.
In tutto ciò a pochi viene in mente che forse i cittadini umbri hanno bisogno di sentirsi proporre qualcosa oltre le critiche, di ascoltare progetti, percorsi, visioni sul futuro.
Quale Umbria vogliamo ricostruire dopo le macerie di questo periodo? Come combattere la povertà? Come utilizzare le risorse del Next Generation? Come sostenere politiche economiche e sociali in grado di aiutare la nostra comunità? Come rigenerare un sistema pubblico sanitario in grado di valorizzare quanto di buono esiste e correggere gli errori attuali? Come avviare una stagione di vero riformismo che utilizzi le risorse pubbliche per generare leve di sviluppo, che attraggano investimenti e capitali, come sostenere il mondo delle imprese? Come uscire dall’annoso e stantio dibattito delle sinistre della dicotomia tra pubblico e privato? Come e cosa fare per radicare in Umbria una grande stagione di innovazione nelle filiere della green economy, dell’economia circolare, della mobilità sostenibile, del welfare ad impatto sociale?
Tante critiche, tanti attacchi ma l’impressione è che la destra continui ad affermarsi in Umbria e a vincere per abbandono sul campo.
Noi abbiamo scelto una strada diversa. Quella delle idee, delle proposte, dei progetti. Alternativi ad una destra populista e demagogica, ma anche alternativi ad una sinistra che continua a legittimarsi solo contro l’avversario. Che combatte e critica ma non riesce a costruire, ad uscire dai retaggi del passato, a smettere di gettarsi le colpe addosso.
L’Umbria è fanalino di coda delle regioni del Centro Nord in tutti gli indicatori economici e sociali. Non da oggi, non dall’anno scorso. Da oltre dieci anni. E non per colpa solo della politica. Per dinamiche nazionali e internazionali. Colpa della politica è stato ed è ancora non costruire alternative, non generare visioni di lungo termine, non nutrire idee, non uscire dalla logica del controllo e del consenso per entrare in quella della progettualità. Non pensare ad alimentare i pochi elettori che sono rimasti fedeli ai partiti ma piuttosto rivolgersi a tutti coloro che della politica non ne vogliono più sapere, che non votano o che votano solo per protesta.
Compito della politica è costruire il futuro. E noi abbiamo scelto questa strada. Forse la meno popolare e meno percorsa dai partiti, forse quella più difficile. Ma indubbiamente quella più stimolante.
Come dice Frost “Divergevano due strade in un bosco e io… Io presi la meno battuta, E di qui tutta la differenza è venuta.”

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