Duello durissimo al Senato tra Premier Conte e Ministro Salvini 🔴Video

La mossa di Matteo Salvini, nello staccare la spina, ha spiazzato tutti

Duello durissimo al Senato tra Premier Conte e Ministro Salvini 🔴Video

L’ ultimo duello tra Giuseppe Conte e Matteo Salvini va in scena nel cuore dei palazzi della politica, a Palazzo Madama, sede del Senato. Abbandonati per un momento i social network, le spiagge, i palchi dei comizi, gli a margine con i giornalisti, le lettere aperte a distanza, le stanze di palazzo Chigi, l’ ultimo atto della crisi di governo sul quale calera’ il sipario non appena il presidente del Consiglio varchera’ la soglia del Quirinale, si consuma tutto all’ interno dell’ emiciclo di palazzo Madama.

«Anche il look – scrive Serenella Ronda dell’agenzia giornalistica Italia – e’ quello delle grandi occasioni ufficiali: giacca e cravatta. Non altrettanto si puo’ dire per il clima, che spesso trascende a causa delle diverse ‘ tifoserie’ in Aula. I due si scambiano una stretta di mano all’ avvio di seduta, poi piomba il gelo. Composto, compreso nel ruolo, toni duri ma senza mai trascendere. Conte interviene in Aula per circa un’ ora, legge il discorso e si rivolge piu’ volte al suo vicepremier della Lega, esordendo sempre con la formula “caro ministro, caro Matteo“.

A tratti impassibile, seduto alla destra del premier, Salvini sembra non muovere un muscolo mentre il premier lancia le sue bordate all’ ormai ex alleato della maggioranza che lo ha sostenuto alla guida del governo per quasi 15 mesi.



Fatta eccezione per quei gesti con le mani rivolti ai suoi senatori con l’ intento di placarli, quando insorgono contro le parole del premier. In alcuni momenti scuote la testa, prende appunti, ma resta fermo seduto ai banchi riservati all’ esecutivo.

Poi, quando e’ il suo turno, si sposta tra i senatori leghisti e qui i toni si fanno simili a quelli di un comizio. E’ la fotografia dell’ ultima giornata del governo dell’ avvocato del popolo, descritta attraverso i due protagonisti, Matteo Salvini e Giuseppe Conte. A pochi centimetri di distanza siede Luigi Di Maio, alla sinistra del premier. Ma i riflettori sono tutti per il titolare del Viminale e il presidente del Consiglio.

L’ altra fotografia del ‘ d-day’ la scattano le parole che i due si scambiano. Mai tenere. Anzi. Entrambi non risparmiano bordate e affondi a quello che ormai, per ciascuno, e’ diventato l’ avversario. Non fa giri di parole il premier, ma va dritto sin da subito al punto centrale indicando senza tentennamenti chi e’ il responsabile della crisi: “Dalla Lega un decisione grave che avra’ conseguenze”, scandisce, ricordando che la decisione assunta dal partito di Salvini “viola il solenne impegno assunto con il contratto di governo“.

E afferma: in Aula perche’ non si puo’ consentire che la crisi si consumi “via social”. Quindi, Conte attacca: il ministro dell’ Interno persegue “interessi personali e di partito” ma e’ da “irresponsabili” far votare il Paese ogni anno. Conte non ha dubbi: da Salvini “scarsa sensibilita’ istituzionale”.

Seguono le altre stilettate: “I tempi della crisi denotano opportunismo politico” e la “grancassa” leghista e’ risultata “offensiva” per il governo. Infine, Conte si e’ detto “preoccupato” dalle parole del ministro, quando ha evocato la piazza e ha chiesto pieni poteri. Quindi, rimprovera Salvini di non essersi presentato in Aula sulla vicenda dei presunti fondi russi alla Lega.

Ma l’ affondo piu’ rumoroso va a segno sui simboli religiosi, definiti “episodi di incoscienza” che andrebbero evitati. Salvini sorride, e quando sara’ il suo turno, quasi a mo’ di sfida, bacia il rosario e invoca nuovamente il sacro cuore di Maria. Non passa neanche un minuto ed ecco che prende la parola il leader leghista, che rivendica: “Rifarei tutto quello che ho fatto”.

E anche Salvini non ci gira intorno e va subito al nocciolo della questione: parte dai vari “insulti” subiti da Conte nel suo intervento e chiosa: “Spiace sapere che Conte mi ha mal sopportato per un anno”, ma “bastava un Saviano qualunque”. Quindi, Salvini garantisce: “Non ho paura del voto, chi ha paura delle elezioni non e’ libero“. Quanto a Conte, “io non ho mai chiesto consigli a Merkel”. Poi e’ ai 5 stelle che si rivolge: “Se preferite il Pd, auguri, basta dirlo”.

E mette i suoi puntini sulle ‘ I’ : “Se questo governo si e’ interrotto e’ perche’ c’ erano tanti signor No“. Il leader leghista conclude: “Avete scelto un bersaglio, eccomi pronto a sacrificarmi”. Prima di concludere, Salvini rinnova l’ appello ai 5 stelle: tagliamo i parlamentari e poi si torni al voto”. Stop. Fine. Lo scontro in Aula finisce qui. In un’ ora e mezza di attacchi, accuse e bordate si spengono i riflettori puntati su Conte e Salvini.

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