CasaPound uno Facebook zero, vinto ricorso contro chiusura pagine

CasaPound uno Facebook zero, vinto ricorso contro chiusura pagine

CasaPound uno Facebook zero, vinto ricorso contro chiusura pagine

da il Primato Nazionale Cristina Gauri
E’ una giornata storica oggi per CasaPound: il movimento delle tartarughe frecciate ha vinto oggi la battaglia legale contro Facebook vedendosi accolto il ricorso presentato in seguito alla disattivazione della pagina ufficiale, con una sentenza (qui il testo integrale) che ha riaffermato il primato del diritto italiano e della sovranità nei confronti di una multinazionale straniera che ha espressamente calpestato l’articolo 21 della Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Abbiamo raggiunto telefonicamente il vicepresidente di CasaPound Italia Simone Di Stefano per commentare a

Nella sentenza si evidenzia come l’ormai ruolo pubblico svolto da Facebook non consente al social di Zuckerberg di fare il bello e il cattivo tempo. Qual è ora il tuo pensiero verso tutti coloro che sostenevano la narrazione di «Facebook è un’azienda privata e quindi fa quello che gli pare»?
«Per fortuna, a quanto pare, sembra che un privato non possa fare esattamente quello che vuole, soprattutto quando si configura come una sorta di servizio pubblico. Se tutta la politica e l’informazione italiana sono obbligate a essere su Facebook per esistere mediaticamente, la piattaforma non può sfruttare questa sua situazione di monopolio per decidere chi può parlare e chi no.
La legge italiana fortunatamente parla ancora chiaro, così come la Costituzione: la magistratura ha finalmente fatto sentire il suo peso. Questa sentenza smentisce finalmente chi segue a pappagallo i diktat globalisti e sostiene arbitrariamente che “i privati e le multinazionali fanno quello che vogliono”. Oggi un giudice ha stabilito che in una nazione comandano ancora i popoli e lo stato di diritto».

Nell’ordinanza viene chiaramente esplicitato che il rapporto tra Facebook e il privato iscritto alla piattaforma «non è assimilabile al rapporto tra due soggetti privati qualsiasi in quanto una delle parti, appunto Facebook, ricopre una speciale posizione», una posizione che obbliga Facebook ad «attenersi al rispetto dei principi costituzionali e ordinamentali». I principi costituzionali, quella famosa Costituzione che la sinistra globalista ha tentato di usare come grimaldello contro CasaPound sostenendone appunto la «incostituzionalità». Non è ironico?
«Esattamente, ed è per questo che noi l’abbiamo citata, con tutto quello che ne è seguito. La Costituzione parla chiaro e anche Facebook deve attenersi ad essa e all’articolo 21. A quanto pare anche secondo la magistratura CasaPound rientra nella Costituzione, perché se l’avesse ritenuta fuori dall’alveo non si sarebbe potuti arrivare a questo provvedimento. Ma questo noi lo sapevamo già, perché CasaPound si è più volte candidata alle elezioni. Quelli che non lo sanno, o fingono di non saperlo, sono Facebook, la sinistra e i globalisti in generale, che ora si devono attenere alla legge, alle sentenze e soprattutto alla Costituzione. Speriamo che questa lezione faccia chiarezza su come stanno le cose».

Cristina Gauri

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