Rievocato il duello mortale tra il marchese Ascanio e il Taddei | Video

 
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Rievocato il duello mortale tra il marchese Ascanio e il Taddei 

da Elio Clero Bertoldi
CASTIGLIONE DEL LAGO – Le lame che si incrociano, i duellanti con indosso i vestiti dell’epoca, l’atmosfera suggestiva del salone del palazzo affrescato dal Pomarancio: tutto ha contribuito al bel successo della rievocazione dello scontro all’ultimo sangue – in realtà avvenuto, di fronte a più di tremila persone, a Pitigliano di Grosseto, all’epoca feudo degli Orsini – tra il marchese Ascanio della Corgna ed il capitano fiorentino Giannetto Taddei.

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L’evento, organizzato dal Lion club Ascanio della Corgna (presidente Gianfranco Cialini) e dal Lion club Trasimeno (presidente Maria Lucia Roma Perego), ha visto impegnati gli schermidori della sala d’arme “Achille Marozzo” di Perugia, decisamente bravi.

Ascanio, che era rimasto cieco di un occhio colpito in battaglia, da giovane, a Casale Monferrato (nel 1536) era orgoglioso, superbo, irascibile. E benché fosse conosciuto tra i migliori spadaccini, anzi il migliore, del suo tempo, il Taddei lo sottovalutò, fidandosi troppo delle sue doti e della sua età più fresca rispetto a quella del contendente. I due si affrontarono con la spada nella destra e lo stocco (più corto) nella sinistra. Giannetto, per spavalderia, si lasciò persino il cappello in testa, sicuro del fatto suo. Ed invece Ascanio, dopo una serie di scambi, lo infilzò con una stoccata letale in pieno petto. uccidendolo sul colpo.

Oltre alla spettacolare ricostruzione la serata è servita anche per l’illustrazione degli affreschi del palazzo, eseguiti tre anni dopo la morte del capitano di ventura, davvero ricchi di particolari, ad opera del Pomarancio, svolta dal dottor Valter Pagnotta e alla relazione sulla ricognizione delle ossa del valoroso marchese, affidata al professor Mauro Bacci e pronunciata dalle sue collaboratrici. É risultato che il marchese possedeva un fisico imponente (circa un metro e ottanta di altezza), atletico e muscoloso e che le sue ossa portavano i segni delle ferite, tra le quali quella al cranio che lo privò dell’occhio.

Ora che si è giunti alla certezza dell’identificazione scientifica delle ossa del marchese si cercherà di dare ai miseri resti una degna sepoltura. Ai suoi tempi la salma (il della Corgna era spirato a Roma, morto per le febbri maligne a meno di due mesi dalla gloriosa battaglia navale di Lepanto cui aveva partecipato con un ruolo di primissimo piano e su una galea in prima linea) era stata trasportata dal Lazio in Umbria con tutti gli onori con soste nelle cattedrali di Narni e di Todi fino alla basilica San Pietro e poi tumulata in San Francesco al Prato, il pantheon dei perugini.

Ora, grazie alla determinazione di Cialini e all’impegno del Comune di Perugia, si arriverà onorare al meglio possibile la memoria di Ascanio, che era anche architetto militare tanto da essere stato incaricato dall’imperatore Carlo V di supervisionare tutte le fortezze dell’impero, sul quale “non tramontava mai il sole”. In un museo di Vienna è esposta la splendida corazza dell’armatura indossata, da Ascanio a Lepanto con tanto di foro, causato, probabilmente da una archibugiata ottomana.


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