L’esperto Rai illustra le anomalie climatiche viste a Perugia
PERUGIA, 22-02-2026 – L’inverno 2025-2026 si sta rivelando una stagione destinata a riscrivere i parametri della climatologia locale, caratterizzandosi per una serie di fenomeni violenti e radicalmente opposti tra loro. A tracciare questo bilancio analitico è l‘ingegnere Massimiliano Santini, noto meteorologo di Rai Pubblica Utilità e consulente Ampro, che ha raccolto e incrociato i dati provenienti dalle principali reti di monitoraggio regionale. Secondo l’esperto, il cuore dell’Italia sta vivendo una fase di “metamorfosi climatica” dove la stabilità è diventata un ricordo, lasciando spazio a un’altalena termica che ha confuso la percezione della popolazione e messo a dura prova il territorio umbro, come riporta Ansa.
Il paradosso di dicembre tra gelo in valle e caldo in quota
La genesi di questa stagione anomala affonda le radici in un autunno spettrale per quanto riguarda le precipitazioni. Santini ricorda come novembre sia stato un mese di siccità estrema, con appena 10 millimetri di pioggia caduti mediamente, un decimo rispetto alla norma storica. Questo deficit ha aperto la strada a un dicembre bifronte: mentre sulle cime appenniniche l’anticiclone regalava un clima insolitamente mite, i fondovalle e le zone di pianura restavano intrappolati in un ristagno d’aria gelida. Il fenomeno dell’inversione termica, alimentato da nebbie fitte e persistenti anche nelle ore diurne, ha fatto sì che i residenti percepissero un inverno crudo, nonostante a livello statistico si sia trattato del terzo dicembre più caldo dell’ultimo secolo.
Gennaio e l’arrivo dei fiumi atmosferici dai Caraibi
Il vero spartiacque si è verificato con l’arrivo di gennaio, descritto dal meteorologo come un mese “eccezionale”. Dopo una prima fase segnata dal gelo artico e da nevicate che hanno imbiancato le colline dal 5 del mese, la regione è stata investita da una configurazione sinottica rara: un “fiume atmosferico”. Questa lunghissima striscia di umidità, partita dai tropici e giunta fino al Mediterraneo, ha scaricato volumi d’acqua impressionanti. L’Umbria ha registrato un’impennata pluviometrica del 146% rispetto alle medie, con accumuli che nel settore meridionale hanno toccato il triplo della norma. Con 169 millimetri di media, la regione si è posizionata come una delle aree più flagellate dell’Italia centrale, seconda solo al Lazio.
L’illusione primaverile di febbraio e le minacce di marzo
Resilienza e monitoraggio per un futuro climatico incerto
Le conclusioni dell’ingegner Santini portano l’attenzione sulla necessità di sistemi di monitoraggio sempre più precisi, come quelli dell’osservatorio Aubac e del Servizio idrografico regionale. La tendenza alla tropicalizzazione del clima umbro, dove a periodi di aridità estrema seguono eventi di piovosità torrenziale concentrati in pochi giorni, richiede una gestione delle risorse idriche e delle infrastrutture radicalmente diversa rispetto al passato. In un contesto dove la variabilità estrema è diventata la nuova norma, la meteorologia professionale assume un ruolo cruciale non solo nella previsione, ma nella protezione attiva di un territorio vulnerabile e prezioso come quello che circonda Perugia.

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