Tribunale e interrogatori, perché si impedisce ai giornalisti di lavorare?

Tribunale e interrogatori, perché si impedisce ai giornalisti di lavorare?

Sembra rappresentare una sorta di schiaffo alla Costituzione il limite indirettamente imposto ai giornalisti, nelle giornate del 18 e 19 aprile,  all’ingresso della sede della Giustizia perugina al cui interno vengono interrogati gli indagati nell’ambito della recente inchiesta sulla sanità. La Carta fondamentale della nostra Repubblica, infatti, garantisce a tutti i cittadini il diritto di essere informati e altresì tutela la libertà personale del singolo, anche quella del giornalista regolarmente inquadrato negli Albi della professione e che svolge correttamente il proprio mestiere, a muoversi all’interno di spazi pubblici.
Spiace evidenziare, inoltre, come tale sbarramento non sia venuto in essere in occasione di altri interrogatori nell’ambito della medesima inchiesta, quasi a voler rappresentare l’esistenza di indagati di Serie A e indagati di Serie B, peraltri trattati diversamente anche per quanto attiene all’ingresso, e quindi all’esposizione mediatica, all’interno delle sedi della giustizia.
Continueremo, da giornalisti, a occuparci dell’inchiesta in questione come di ogni altra vicenda del nostro territorio, sperando in una concreta collaborazione da parte di tutte le altre forze istituzionali, nel segno del rispetto reciproco.
Qualora il limite attualmente imposto non dovesse essere rimosso al più presto, tornando così a favorire il regolare svolgimento dell’attività giornalistica in Umbria, provvederemo ad avviare, insieme agli Organismi nazionali dell’Ordine e del sindacato, un’iniziativa di sensibilizzazione per l’accreditamento concreto ed effettivo della nostra professione.
Roberto Conticelli
(presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria) 
Marco Baruffi
(Associazione Stampa Umbra)

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