Bori: versati il 25% dai fornitori, attesi fondi statali
PERUGIA, 6 novembre 2025 – Durante la seduta consiliare del 6 novembre, il tema del payback sui dispositivi medici è tornato al centro del dibattito regionale. La consigliera Donatella Tesei (Lega) ha chiesto chiarimenti alla Giunta sull’ammontare effettivamente incassato dalla Regione Umbria per il quadriennio 2015-2018, in base alla normativa nazionale che impone ai fornitori sanitari il rimborso parziale delle spese sostenute dalle Regioni.
L’assessore alla Sanità Tommaso Bori ha risposto che, a seguito delle disposizioni contenute nel decreto legge 95/2025, la Regione ha incassato finora 18,6 milioni di euro, a fronte di un importo complessivo dovuto di circa 23 milioni. Di questi, 1,7 milioni sono stati versati prima dell’entrata in vigore del decreto, mentre 16,8 milioni sono arrivati successivamente, grazie alla riduzione dell’obbligo al 25% rispetto alla cifra originaria. Il decreto ha fissato al 9 settembre 2025 il termine ultimo per i versamenti da parte delle aziende fornitrici, introducendo anche la possibilità di accedere a forme di credito agevolato per facilitare il pagamento. Una misura che ha permesso di superare, almeno in parte, il contenzioso che da anni gravava sul sistema sanitario regionale. Bori ha precisato che il versamento integrale della quota ridotta estingue ogni obbligo giuridico per le aziende coinvolte, impedendo loro di intraprendere ulteriori azioni legali. Inoltre, ha ricordato che lo Stato ha previsto un contributo aggiuntivo di 15,8 milioni di euro per la Regione Umbria, che sarà erogato solo dopo la comunicazione ufficiale al Ministero della Salute e dell’Economia dell’avvenuto recupero totale delle somme dovute.
Tesei ha sottolineato come il tema sia noto e dibattuto da tempo, ricordando che il payback è stato introdotto con il governo Renzi e successivamente modificato per venire incontro alle esigenze delle imprese del settore. Ha chiesto copia della risposta per approfondire i dettagli e valutare l’efficacia delle misure adottate.
L’assessore ha ribadito che, nonostante le risorse recuperate, tali fondi non potranno essere utilizzati nel bilancio sanitario del 2024, ma solo a partire dal 2025, come stabilito dalla normativa vigente. Questo vincolo, ha spiegato, impone una pianificazione attenta per affrontare il disavanzo sanitario regionale, che resta una delle priorità dell’Amministrazione.
Il confronto in Aula ha evidenziato la complessità del tema, che intreccia aspetti giuridici, economici e sanitari. Il payback, pur essendo uno strumento di riequilibrio finanziario, ha generato tensioni tra istituzioni e imprese, con ricadute significative sulla gestione dei bilanci regionali.
La Regione Umbria – secondo quanto dichiarato da Bori – come riporta il comunicato del Consiglio regionale dell’Umbria, ha rispettato pienamente le scadenze e gli obblighi previsti, dimostrando capacità amministrativa e volontà di chiudere una partita che si trascinava da anni. Ora l’attenzione si sposta sull’erogazione del contributo statale e sull’utilizzo strategico delle risorse nel prossimo bilancio sanitario.
La gestione del payback rappresenta un banco di prova per la tenuta del sistema sanitario regionale e per la capacità delle istituzioni di garantire sostenibilità, equità e qualità dei servizi.

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