Trasporti pubblici, regione chiede al comune di Perugia di restituire 4,8 milioni

Trasporti pubblici, regione chiede al comune di Perugia di restituire 4,8 milioni

Trasporti pubblici, regione chiede al comune di Perugia di restituire 4,8 milioni

Il comune di Perugia dovrebbe restituire 4,8 milioni alla Regione sui trasporti pubblici. E’ quanto scrive oggi la Nazione Umbria in un articolo. Gli Uffici finanziari e quello della Mobilità di Palazzo dei Priori, qualche tempo fa scrissero alla Giunta regionale, spiegando i motivi per i quali l’amministrazione comunale non era tenuta alla restituzione di quei fondi.

Palazzo Donini in seguito alla problematica sui trasporti – da quanto appreso – è tornato a battere cassa nei confronti dei sindaci e dei presidenti delle due Province. Al comune avrebbe chiesto una cifra importante, che è relativa all’Iva non versata dal 2006 al 2018. Alla regione mancherebbero 21,6 milioni di arretrati a cui se ne aggiungono altri 13,5 che i Comuni non sono in grado di pagare alle Aziende del trasporto pubblico (BusItalia in testa).

A partire dal 2011 – scrive la Nazione -, nei trasferimenti agli enti (Province e Comuni) lo Stato ha incluso anche l’Iva che in precedenza veniva invece trasferita con specifica destinazione e successivamente «girata» alla Regione. I Comuni e le Province però non sono d’accordo sul fatto che l’Iva sia contenuta nelle quote che lo Stato trasferisce loro dal 2011.

Domani l’assessore regionale ai trasporti Giuseppe Chianella incontrerà «i comuni interessati e la prossima settimana le organizzazioni sindacali per spiegare il percorso e la delibera adottata dalla Giunta Regionale in merito ai servizi di trasporto pubblico locale su gomma. Questi incontri – è quanto afferma l’assessore regionale ai trasporti Giuseppe Chianella – si rendono necessari anche per smentire le notizie, destituite di ogni fondamento, che sono apparse sugli organi di informazione in questi giorni.

Non ci risulta nessuna riduzione di organico – sottolinea l’assessore – e la razionalizzazione indicata nel tetto del 10 per cento tende a rimettere in equilibrio le risorse disponibili rispetto ai servizi erogati nel 2019 e si rende necessaria per affrontare la gara unica di bacino prevista per il 2020. E proprio questi aspetti – conclude Chianella – chiariremo sia con gli Enti locali che con le Organizzazioni sindacali del settore».

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