Nodo Perugia: centrosinistra blocca l’opera nel giorno del caos

Traffico intenso in Umbria, esodo senza criticità sulla rete Anas

Gallerie paralizzate, maggioranza respinge la mozione di ripresa

La maggioranza di centrosinistra in Umbria ha respinto la mozione presentata dalla Lega, che chiedeva di superare le divisioni interne e rilanciare il progetto del Nodo di Perugia, infrastruttura ritenuta fondamentale per la viabilità e la mobilità regionale. Il voto negativo è avvenuto nella stessa giornata in cui si è verificato un blocco stradale di vasta portata nelle gallerie della città, evidenziando l’urgenza di intervenire per decongestionare il traffico cittadino.

Enrico Melasecche Germini, capogruppo della Lega Umbria e primo firmatario della mozione, ha sottolineato come il centrosinistra continui a farsi frenare dalle proprie contraddizioni interne, mostrando una maggioranza «tenuta in scacco» da componenti più radicali, tra cui Avs e 5Stelle. La mozione chiedeva un impegno esplicito della Giunta regionale per superare le divergenze politiche e proseguire con la realizzazione del Nodo, progetto atteso da decenni che, oltre a ridurre il traffico, mira a migliorare la sicurezza e abbattere l’inquinamento nella zona.

Melasecche ha inoltre evidenziato il paradosso di un’opera strategica che vede ostacolata la sua realizzazione proprio da chi ne riconosce l’importanza. Tra questi, il presidente della Provincia di Perugia Massimiliano Presciutti, che ha recentemente definito il Nodo «un’opera fondamentale non solo per l’Umbria ma per l’Italia centrale» e si è detto disponibile a promuoverla congiuntamente a livello nazionale. Analogamente, rappresentanti di categoria, sindacati e associazioni locali hanno ribadito l’urgenza di intervenire per risolvere i problemi di mobilità nel quartiere di Ponte San Giovanni.

Nel corso della discussione in Assemblea Legislativa, la presidente Proietti, pur apparsa imbarazzata, ha eluso di rispondere in modo concreto su quale sarà il futuro dell’opera, limitandosi a una ricostruzione storica che non ha fornito risposte sulle azioni imminenti della Giunta. Il comportamento della presidente si inserisce in una linea attendista condivisa dagli assessori regionali e comunali, che al convegno sul Nodo dello scorso maggio non hanno proposto alcuna soluzione concreta, limitandosi a riprendere in discussione l’intero progetto senza indicare alternative o visioni chiare.

Il rifiuto del centrosinistra non è isolato: già il Consiglio comunale di Perugia, a gennaio, aveva bocciato un ordine del giorno per completare il Nodo, contribuendo al blocco dell’opera che avrebbe dovuto rappresentare una risposta alle crescenti criticità della mobilità regionale. Anche in Consiglio regionale la maggioranza ha rigettato un’altra mozione sul tema, confermando la divisione e la mancanza di una linea unitaria.

Melasecche ha definito la sua mozione un appello al buonsenso, volto a mettere da parte le differenze ideologiche e a concentrarsi su un progetto che serve ai cittadini e non ai partiti. L’obiettivo era ottenere dalla Giunta una chiara comunicazione al Governo centrale della volontà politica del territorio, per non perdere i finanziamenti disponibili, ma l’iniziativa si è infranta contro un muro di resistenze ideologiche.

Secondo il capogruppo leghista, il centrosinistra umbro dimostra ancora una volta di essere ostile allo sviluppo infrastrutturale e privo di una visione comune. L’Umbria non può più tollerare ritardi, incertezze e battaglie interne alla maggioranza, ma ha bisogno di decisioni coraggiose e di una politica che ponga al centro i bisogni concreti di cittadini e territori.

L’atteggiamento della Giunta regionale e degli amministratori comunali è stato definito da Melasecche non solo irresponsabile, ma anche lesivo per il futuro della regione. La mancata realizzazione del Nodo rischia di vanificare i progressi ottenuti nella precedente legislatura guidata dal centrodestra, che aveva iniziato a superare l’isolamento storico dell’Umbria, frutto di decenni di amministrazioni di sinistra. L’atteggiamento attuale rischia così di far ripiombare la regione in una fase di regressione infrastrutturale e di rallentamento economico e sociale.

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