Astalegale.net Spa lavoratori in Provincia a Perugia ricevuti da Bertini

 
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Astalegale.net Spa lavoratori in Provincia ricevuti da Bertini

Astalegale.net Spa lavoratori in Provincia a Perugia ricevuti da Bertini

da Cittadino e Provincia
Con l’inizio del nuovo anno 22 lavoratori della sede perugina di Astalegale.net Spa, azienda che si occupa di pubblicità legale, rischiano di non tornare più al proprio posto di lavoro se nel frattempo non sarà trovata una soluzione a quella che appare oramai una decisione presa dalla Direzione Aziendale.

Sono giornate febbrili per i lavoratori che non si rassegnano a vedere perso il proprio posto e si stanno rivolgendo a sindacati ed istituzioni per cambiare il corso degli eventi.  Per la Provincia di Perugia a riceverli è stato il vice presidente Roberto Bertini che si è dimostrato aperto a collaborare anche se, come ha specificato, “la Provincia non ha deleghe in materia di lavoro ed economia, tuttavia è attenta a quanto succede nel proprio territorio e soprattutto in presenza di problematiche così forti come quella della perdita di un posto di lavoro, da un lato ma anche di impoverimento della nostra regione”.

In totale Astalegale.net Spa conta 234 dipendenti, ha due sedi, la prima a Ponte Felcino e la seconda a Carate Brianza e molti dipendenti distaccati presso la maggior parte dei Tribunali italiani. Un lavoratore ha spiegato come “il tutto inizia dall’anno scorso quando i tre soci (uno di Roma e due di Perugia) per motivi a noi ignoti hanno avuto dei dissapori per cui uno dei tre soci, un commercialista perugino Dott. Claudio Palazzetti (che era anche l’amministratore delegato), è stato esautorato.

Sono rimasti in due e da quel momento hanno deciso di eliminare tutto ciò che afferisce a Perugia spostando il tutto a Carate Brianza, in provincia di Monza. Alla fine di ottobre 2018 quando siamo andati al lavoro abbiamo trovato una lettera con la quale ci si informava che avrebbero chiuso la sede di Perugia e chi voleva, poteva trasferirsi a Carate Brianza, anche se poi allo stato dei fatti le condizioni proposte erano inaccettabili. Questa procedura di trasferimento individuale si è trasformata in pochi giorni in procedura di mobilità per licenziamento collettivo ai sensi della Legge 223/91. Da quel momento è iniziata la smobilitazione”.

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