Ucciso a 36anni da un’overdose, indagati due ventenni

 
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Ucciso a 36anni da un'overdose, indagati due ventenni

Ucciso a 36anni da un’overdose, indagati due ventenni

E’ morto lunedì scorso per una sospetta overdose nella sua abitazione. Si tratta di un ragazzo di 36 anni, originario del Regno Unito ma residente a Castiglione del Lago.  Ora due ventenni sono accusati di detenzione ai fini di spaccio di droga, di aver provocato la morte del giovane come conseguenza di altro reato (lo spaccio appunto) e di omissione di soccorso. Lo riporta oggi la Nazione Umbria in un articolo a firma di Erika Pontini.

Gli indagati, secondo la ricostruzione della squadra mobile di Perugia, avrebbero ritardato nel chiamare il numero di emergenza, nonostante il ragazzo stesse male e lo avrebbero fatto da una cabina telefonica in modo da allontanare i sospetti da sé, senza farsi trovare al momento dell’intervento dell’ambulanza.

Il 36enne – scrive il quotidiano – aveva trascorso la serata tra l’11 e il 12 luglio con uno dei due. Ad un certo punto avrebbe iniziato a sentirsi male e l’amico avrebbe chiamato l’altro (il secondo indagato) che l’avrebbe raggiunto all’interno dell’abitazione.

Quando il 36enne non dava già più segni di vita sarebbero usciti per chiamare il 118. Le indagini della Mobile hanno permesso di identificare e rintracciare i due. Nell’abitazione di uno dei due è stata sequestrata droga e questo ha fatto scattare l’arresto per detenzione ai fini di spaccio.

Quest’ultimo è indagato con l’ipotesi di aver provocato la morte del 36enne e di non averlo soccorso insieme all’amico. Il giudice ha convalidato l’arresto ma ha ritenuto di scarcerare l’indagato. Il pubblico ministero ha disposto l’autopsia sul corpo del 36enne per stabilire se la morte sia stata causata da un’overdose di stupefacenti e se poteva essere salvato.

1 Commento

  1. Gent.ma,
    Sono una mamma, una semplice mamma piena di dolore, che dal 12 luglio vive una situazione assurda. Il mondo le si è capovolto addosso, tutte le sue certezze, i suoi ideali, le sue speranze, sono crollate per due righe scritte su un quotidiano grazie alla sua distratta penna.
    È vero, è il suo lavoro, è una giornalista, deve dare notizie, tenere informati, ma perché fornire nome e cognome di un ragazzo che è coinvolto in un fatto così drammatico prima ancora che i fatti siano appurati?
    Mio figlio era lì, ha cercato di soccorrere un altro ragazzo per il quale ormai non c’era più niente da fare, egli stesso era straziato dal dolore e si è sentito perso, non sapeva cosa fare.
    Ma queste sono solo parole, inutili parole! Ce ne potrebbero essere altre 1000 e tutte sarebbero solo parole senza alcun valore perché la verità non è ancora stata appurata.
    Non c’è ancora il risultato dell’autopsia, non è ancora stato avviato alcun procedimento penale, un fermo, un interrogatorio, delle indagini … eppure lei sa tutto. È vero che si è limitata a dare la notizia, ma il nome? Che bisogno c’era? Quel nome fa parte di una famiglia, una famiglia onesta che ha sempre lavorato, una famiglia in cui si è cercato di trasmettere dei valori ai propri figli, ma nonostante ciò qualcosa è andato storto… e torna la domanda, perché precisare così dettagliatamente i nomi? Viviamo in una piccola frazione in cui abbiamo un’attività commerciale e questo nome si è poggiato sulle labbra di tutti, ad uno ad uno tutti hanno saputo, perché qualcuno
    ha goduto nel fotografare quella notizia e postarla su Facebook ed ecco che mio figlio è già diventato un delinquente grazie a lei, gentilissima Erika. Ci pensi la prossima volta, non si può infangare qualcuno per una notizia, ognuno di noi è innocente fino a quando non sia provato il contrario, ma la gente intanto accusa ed io, la povera madre, soffro e muoio dentro, ogni giorno, piano piano, finché non saranno appurati i fatti .
    Volevo dirglielo, tutto qui!

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