Pierluigi travolto a Perugia, l’autista rischia il rinvio
Il pubblico ministero ha richiesto il rinvio a giudizio per il conducente del furgone che il 13 marzo 2024 ha investito Pierluigi Pescatori, studente diciassettenne travolto in via San Galigano a Perugia mentre si recava alla fermata dell’autobus per andare a scuola. Il ragazzo è morto il giorno seguente a causa delle gravissime lesioni riportate nell’impatto.
L’imputato, scrive Egle Priolo su Il Messaggero, un 48enne originario dell’Ecuador, era alla guida di un furgone Citroën Jumper utilizzato per il trasporto di medicinali. Secondo l’accusa, avrebbe tenuto una condotta di guida imprudente e negligente. La Procura ritiene che l’autista procedesse a una velocità compresa tra i 60 e i 65 chilometri orari, superiore ai limiti previsti in quel tratto urbano. Inoltre, non avrebbe adeguato la velocità in prossimità dell’intersezione tra via dei Rimbocchi e la strada di Montemorcino, nonostante la presenza di pedoni fosse considerabile “prevedibile” vista l’ora di punta scolastica.
Il pedone, secondo la ricostruzione degli inquirenti, era ben visibile. Pierluigi si trovava inizialmente sul marciapiede e stava attraversando la strada. L’impatto, avvenuto con la parte anteriore destra del veicolo, lo ha colpito al busto. L’urto lo ha scaraventato a terra con violenza. L’autista si è subito fermato e ha prestato soccorso, ma le condizioni del giovane sono apparse subito critiche. Il conducente, sotto shock per l’accaduto, ha accusato un malore ed è stato anch’egli ricoverato al Santa Maria della Misericordia, nello stesso ospedale dove Pierluigi stava lottando per la vita nel reparto di Rianimazione.
La morte del ragazzo è stata ufficialmente comunicata alle ore 18.09 del giorno successivo, il 14 marzo, tramite una nota diramata dall’Azienda ospedaliera. Il decesso ha scosso profondamente l’intera comunità perugina, in particolare i quartieri di Elce, dove il ragazzo si era da poco trasferito con la madre, e Piscille, sede dell’Istituto tecnico tecnologico Volta da lui frequentato.
Il pubblico ministero Gemma Miliani ha formalizzato l’imputazione per omicidio stradale. Nella richiesta di rinvio a giudizio, si contesta all’autista una condotta di guida colposa per imprudenza, imperizia e inosservanza delle norme del codice della strada. In particolare, la mancata riduzione della velocità e l’assenza di un controllo adeguato del mezzo in presenza di pedoni costituiscono, per la Procura, elementi decisivi nel determinare la responsabilità dell’investimento.
L’udienza preliminare è stata fissata dal giudice per le indagini preliminari Angela Avila per il 18 settembre. In quella sede si deciderà se accogliere la richiesta del pm e aprire un processo nei confronti dell’uomo, difeso dall’avvocato Luca Pietrocola.
La tragedia, oltre ad avere un impatto emotivo devastante sulla famiglia e sulla città, ha portato alla donazione degli organi da parte della madre del ragazzo, un gesto che ha permesso di salvare altre vite. Ma sul piano giudiziario ora si attende l’esito del procedimento penale, che potrebbe concludersi con un processo per omicidio stradale aggravato.
Secondo l’impianto accusatorio, la presenza di studenti lungo quel tratto di strada, in un orario mattutino e in un’area di transito abituale, avrebbe dovuto indurre l’autista a una condotta di maggiore prudenza. La Procura ritiene quindi che il pedone, nella dinamica dell’evento, fosse da considerare “ostacolo prevedibile”, e che l’omessa reazione dell’autista abbia determinato l’esito fatale.
Pierluigi, nel momento dell’impatto, stava attraversando la carreggiata dopo essere stato avvistato sul marciapiede. Il furgone non ha rallentato e lo ha investito frontalmente. La ricostruzione degli investigatori, supportata dalle perizie tecniche, è alla base della richiesta di rinvio a giudizio. Ora spetterà al giudice decidere se aprire un processo per accertare le responsabilità.

Commenta per primo