Te la do io la xenofobia, Valentini, delinquenza è per lo più straniera

Te la do io la xenofobia, Valentini, questi i dati della Questura

Da Domenico Benedetti Valentini (Controcorrenteumbria)
Te la do io la xenofobia, Valentini, questi i dati della Questura – forniti dalla Questura di Perugia in occasione della festa annuale della Polizia di Stato: in questa sola provincia il 64% dei denunciati per reati e il 75% degli arrestati è rumeno o cittadino di Paesi extracomunitari. Dati, non opinioni o enfatizzazioni xenofobe. Facciamola finita con la a-critica retorica dell’accoglienza proveniente da personaggi, in abito civile o talare, che continuano a scagliarsi contro la presunta equiparazione immigrazione=delinquenza. Nessuno sostiene tale automatica equiparazione.

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Domenico Benedetti Valentini

Rumeni ed extracomunitari

Ma, se è vero che esiste – e come! – delinquenza italiana, è tuttavia incontestabile che il maggior contributo al crimine viene – parole della Questura – da rumeni o extracomunitari: e sappiamo, nel dettaglio, che alcune “etnie” sono dedite principalmente allo smercio delle droghe, all’industria della prostituzione, ai furti e, nella migliore delle ipotesi, all’accattonaggio organizzato.

Altre “etnie” sono specializzate in rapine, furti in appartamenti, estorsioni e – allarme massimo – feroci delitti, anche violando le abitazioni, contro le persone fisiche, specie anziane. Allora, ripetiamolo ancora una volta: tutti i diritti di vita a chi, immigrato regolare, conduce una vita normale, corretta, laboriosa e civile.

Prevenzione inflessibile contro gli irregolari (quasi nessuno proviene da guerre o persecuzioni), repressione reale contro chi delinque, espulsioni pronte ed efficaci di chi commette reati con riaccompagnamento ai luoghi di provenienza: non sono indicazioni di grifagni xenofobi, ma del Questore di Polizia.

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E non dimentichiamo il barbaro assassinio di Luca Rosi, a Ramazzano di Perugia, davanti agli occhi della mamma, del nipotino e della fidanzata. Sono passati sei anni e il padre Bruno merita la nostra immutata solidarietà.

(“Controcorrente”)

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