A Bologna si confrontano per la prima volta in 15 anni
Per la prima volta dalla tragica notte in cui Meredith Kercher fu trovata morta, Raffaele Sollecito e il pubblico ministero Giuliano Mignini si sono affrontati pubblicamente in un incontro aperto al pubblico. Il faccia a faccia si è svolto a Bologna, nella cornice del Chiostro dell’Arena del Sole, durante l’evento “Bo-noir”, con la mediazione dello scrittore Stefano Tura, del giornalista Alvaro Fiorucci e dell’avvocata Donatella Donati, legale dello stesso Sollecito.
Un confronto inedito, scrive Giovanni Di Caprio du La Nazione, tra due protagonisti contrapposti di una delle vicende giudiziarie italiane più discusse dell’ultimo ventennio. Era la notte tra il 1° e il 2 novembre 2007 quando Meredith Kercher, studentessa inglese in Erasmus, venne trovata senza vita nell’appartamento di Perugia che condivideva con Amanda Knox. Quello fu l’inizio di un lungo percorso giudiziario in cui Sollecito e Knox furono indagati, arrestati, condannati, assolti e nuovamente condannati, fino alla definitiva assoluzione da parte della Corte di Cassazione nel 2015.
Sollecito e Mignini non hanno voluto condividere lo stesso lato del palco. La distanza tra loro, anche fisica, è apparsa evidente. Entrambi hanno ribadito le rispettive posizioni, mai riconciliatesi, riguardo a indagini, accuse e sviluppi processuali.
Il dibattito si è acceso fin da subito con il tema del presunto furto nell’abitazione di via della Pergola, ritenuto da Mignini “una messa in scena”. L’ex imputato ha replicato sottolineando l’assenza di prove certe e la presenza di errori da parte degli investigatori, che – a suo dire – avrebbero indirizzato le indagini verso una costruzione forzata delle responsabilità.
Nel corso della serata è stato proiettato un video di Rudy Guede, unico condannato in via definitiva per l’omicidio. Secondo il pm, l’ivoriano avrebbe più volte indicato Sollecito come coinvolto. L’ex studente pugliese ha respinto l’affermazione, ricordando che Guede si avvalse del silenzio e che le tracce biologiche sulla scena appartenevano solo a lui, compresa una macchia di sperma mai analizzata.
Nel vivo del confronto, Mignini ha riconosciuto “alcuni errori commessi dalla polizia”, pur ribadendo le sue convinzioni sull’eventuale coinvolgimento di Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Ha però sottolineato che il giudizio della Cassazione ha avuto il carattere dell’assoluzione con formula dubitativa.
Il pubblico ha assistito a uno scambio serrato, caratterizzato da frecciate reciproche e tensione palpabile. Nessuno dei due ha dato segni di voler modificare la propria visione degli eventi. Mignini ha aggiunto che, se Guede non avesse scelto il rito abbreviato, il processo avrebbe potuto avere un esito differente anche per gli altri due imputati.
Il caso Meredith ha attraversato una lunga serie di fasi giudiziarie. Dopo la condanna di primo grado nel 2009, la Corte d’Assise d’Appello di Perugia assolse Knox e Sollecito nel 2011. Una nuova sentenza nel 2014, questa volta della Corte d’Appello di Firenze, li dichiarò colpevoli: 28 anni e mezzo per Knox, 25 per Sollecito. L’epilogo giunse il 27 marzo 2015 con l’assoluzione definitiva da parte della Corte di Cassazione, che stabilì la non colpevolezza per entrambi.
L’incontro bolognese ha rappresentato una rara occasione di confronto diretto tra due figure che hanno vissuto il caso da lati opposti. Una sfida simbolica, segnata da divergenze rimaste intatte, che ha riportato alla luce uno dei capitoli più complessi della cronaca giudiziaria italiana.

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