Smantellata a Fontivegge banda di spacciatori africani, trasportavano ovuli di droga

Black Channel dei carabinieri stronca traffico internazionale

 
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Incendi auto e cassonetti a Fontivegge, Carabinieri fermano l'autore

Smantellata a Fontivegge banda di spacciatori africani, trasportavano ovuli di droga

Il settanta per cento dei nigeriani interessati dalle 16 ordinanze di custodia – 14 in carcere con firma – operava a Fontivegge. Dopo essere partiti, con l’aereo dall’Olanda, gli “ovulatori” di eroina e cocaina, arrivavano a Napoli Capodichino e da qui, con autobus della linea Flixbus arrivavano a Perugia. Piazza di spaccio? Neanche a dirlo: Fontivegge. Black Channel, quindi, attraverso l’Italia si appoggiava nell’area più difficile della città di Perugia.

E’ qui che i corrieri africani, di ritorno da Napoli dove venivano espulsi i contenitori con la droga, si rifornivano per poi tornare a Perugia a consegnare la droga ai loro “cavalli” che a loro volta spacciavano su piazza. La droga partiva però anche per altre città italiane, come riferiremo poi nello specifico.

Un’operazione, quella messa in campo dai Carabinieri di Assisi – al seguito del Maggiore comandante, Marco Vetrulli – che stronca le reni ad una organizzazione malavitosa facendo “strike” sulle ordinanze emesse: 16 su 16. Una banda che si era organizzata per smerciare su Fontivegge, ritenendo, ancora una volta, che il luogo sia quello “migliore” per portare avanti il crimine legato agli stupefacenti.

Durante Black Channel i carabinieri hanno sequestrato, nel corso del tempo, oltre 15 chilogrammi di sostanza stupefacente, tra eroina e cocaina.

I nigeriani erano organizzati sulla piazza antistante la stazione ferroviaria, piazza del bacio e tutte le vie limitrofe. Ed è proprio da Fontivegge che i carabinieri cominciano le loro indagini e poi, su su salendo di livello, fino ad arrivare in Olanda.

A Perugia, come detto, gli africani che avevano in corpo gli ovuli suddivisi già alla partenza per “acquirenti” attraverso sigle applicate con un pennarello: (ad esempio “M”, “OK”, “A”, “MAN”, “AJ”…etc).

Ogni contenitore, solitamente, aveva al suo interno 10 grammi di sostanza. Tale suddivisione permetteva, una volta espulsi gli ovuli, l’immediata consegna ad altrettanti distinti corrieri per le destinazioni finali nelle differenti città italiane. Luoghi che venivano, questa volta, raggiunte mediante mezzi ferroviari o pullman.

Nello specifico quindi, partivano da Perugia dei corrieri che si recavano a Napoli a prelevare  lo stupefacente che poi recapitavano ai loro mandanti sul capoluogo umbro.

Da Prato, Modena, Reggio Emilia e Parma, ove si recavano corrieri che partivano direttamente da Perugia a prelevarla, oppure dalle citate città partivano dei corrieri di fiducia dei fornitori che effettuavano la consegna a “domicilio” previo pagamento al corriere di  una somma forfettaria di circa 100/200 euro per il viaggio.

I pagamenti dello stupefacente avvenivano mediante bonifici anticipati su carte di credito “poste pay” intestate a terze persone previ accordi tra acquirente e fornitore, contatti intercorsi su utenze telefoniche non sempre individuate. Proprio il fornitore, in tale circostanza e nel caso specifico dell’eroina, indicava all’acquirente la sigla riportata sugli ovuli contenenti lo stupefacente a lui destinato. Sigla che lui a sua volta riferiva al corriere che inviava a prelevare lo stupefacente.

Uno di questi fornitori, tratto al termine in arresto in esecuzione di misura cautelare, veniva soprannominato “CARBURANTE”, in quanto personaggio di riferimento in Perugia per molti altri spacciatori di spicco – anche di diverse etnie tra le quali quelle nord africane –  per la sicura disponibilità e  l’acquisto di ingenti e costanti quantità di sostanze stupefacenti da immettere poi a loro volta in diverse località della Provincia di Perugia.

A seguito delle citate attività tecniche – al termine di non facili traduzioni dei particolari idiomi nigeriani utilizzati dagli intercettati – unitamente a  mirate attività investigative, i militari ponendo in essere delicati e complessi servizi di pedinamento ed osservazione a largo raggio, nonostante le accortezze poste in essere dai soggetti controllati (sia nel modo di muoversi sul territorio nazionale, sia nelle comunicazioni e sia nel nascondere sapientemente lo stupefacente durante il trasporto ) giungeva ai seguenti non facili riscontri di polizia giudiziaria.

  • in data 20 maggio 2016  a trarre in arresto il cittadino nigeriano – proveniente da Napoli – in quanto trovato in possesso di numero 30 (trenta) ovuli in cellophane termosaldati contenenti sostanza stupefacente del tipo “EROINA” pari ad un peso di grammi 450,00;
  • in data 05 giugno 2016 a trarre in arresto il cittadino nigeriano – proveniente da Reggio Emilia – in quanto trovato in possesso di numero 8 (otto) ovuli in cellophane termosaldati contenenti sostanza stupefacente del tipo “EROINA” pari ad un peso di grammi 60,00 e del tipo “COCAINA” pari ad un peso di grammi 35,00.
  • in data 02 luglio 2016 a trarre in arresto il cittadino nigeriano  in quanto trovato in possesso di numero 3 (tre) ovuli in cellophane termosaldati contenenti sostanza stupefacente del tipo “EROINA” pari ad un peso di grammi 06,00.
  • in data 08 luglio 2016 a trarre in arresto la cittadina nigeriana – proveniente da Parma in quanto trovato in possesso di numero 26 (ventisei) ovuli in cellophane termosaldati contenenti sostanza stupefacente del tipo “EROINA” pari ad un peso di grammi 294,00.
  • in data 27 agosto 2016 a trarre in arresto il cittadino nigeriano – proveniente da Modena –  in quanto trovato in possesso di numero 10 (dieci) ovuli in cellophane termosaldati contenenti sostanza stupefacente del tipo “EROINA” pari ad un peso di grammi 100,00;
  • in data 06 settembre 2016 a trarre in arresto il cittadino nigeriano – proveniente da Napoli –  in quanto trovato in possesso di numero 20 (venti) ovuli in cellophane termosaldati contenenti sostanza stupefacente del tipo “EROINA” pari ad un peso di grammi 200,00;
  • in data 24 settembre 2016 a trarre in arresto il cittadino nigeriano – proveniente da Napoliin quanto trovato in possesso di numero 20 (venti) ovuli in cellophane termosaldati contenenti sostanza stupefacente del tipo “EROINA” pari ad un peso di grammi 200,00.
  • in data 13 Novembre 2016 a trarre in arresto la cittadina nigeriana – proveniente da Napoli – in quanto trovato in possesso di 20 ovuli in cellophane termosaldati contenenti sostanza stupefacente del tipo “EROINA” pari ad un peso di grammi 200,00;

I “corrieri” venivano individuati a bordo del mezzo grazie ad accurate ipotesi investigative, costruite sui tempi di percorrenza, sulla destinazione e sulle modalità di occultamento dello stupefacente. Infatti, grazie all’intuito degli investigatori numerosi sono stati i soggetti incappati incappati nelle maglie della Giustizia.

Nel corso delle attività investigative si ottenevano nel complesso i seguenti risultati:

  • persone (corrieri ndr) tratte in arresto in flagranza di reato: 8
  • stupefacente sequestrato:
  • eroina: 137 ovuli  contenenti complessivamente grammi 1.510

Le citate attività investigative venivano riepilogate con nota informativa conclusiva, dalla quale si evidenziavano in relazione agli ingenti  sequestri di sostanze stupefacenti sopra indicati,  chiare responsabilità penali a loro carico. Venivano infatti deferite alla competente Autorità Giudiziaria  inquirente n° 16 (sedici persone).

Le ipotesi di reato individuate dalla Polizia Giudiziaria venivano pienamente avallate dalle AA.GG  inquirenti che in data 08 febbraio 2019 emettevano a carico di altrettanti cittadini extracomunitari di etnia nigeriana numero:

Dieci chilometri contromano sulla E45, maxi multa per novantenne16 misure cautelari personali (ben 14  misure cautelari in carcere e 2 misure cautelari dell’obbligo di presentazione alla p.g.).

Le misure cautelari venivano TUTTE eseguite tra il giorno 18 ed il giorno 28 febbraio 2019 ad opera degli investigatori dell’ Aliquota Operativa del N.O.R.M. della Compagnia Carabinieri di Assisi nell’interno territorio nazionale, collaborati dai militari della Compagnia CC di Assisi e dei comandi territorialmente competenti ove venivano singolarmente rintracciati gli indagati:

  • 1 a Treviso
  • 1 a Metaponto (MT)
  • 2 a Parma
  • 1 a Modena
  • 1 a Reggio Emilia
  • 1 a Prato
  • 2 ad Assisi (PG)
  • 1 a Spoleto (PG)
  • 6 a Perugia

Le persone di cui sopra, nonostante trattasi di cittadini extracomunitari, molti dei quali clandestini e senza una fissa dimora sul territorio della Repubblica Italiana, venivano tutte in breve tempo rintracciati grazie all’acume investigativo degli operanti. Questi,  raccogliendo tutti gli elementi del puzzle, riuscivano a comporre di ognuno le abitudini quotidiane e gli spostamenti sul territorio, le persone frequentate e a loro vicine.  In molti dei casi, grazie a pedinamenti effettuati nei confronti delle persone care ai “ricercati”, si è arrivati a localizzare gli stessi che, verosimilmente, avendo notato che personale dell’Arma dei Carabinieri era in “fermento” sul territorio nei confronti di cittadini di nazionalità nigeriana, si nascondevano in appartamenti fatiscenti e/o in uso a connazionali ignari di quanto stava accadendo.

L’indagine in argomento denominata “BLACK CHANNEL” ha interrotto importanti canali di rifornimento di sostanza stupefacente del tipo “eroina” e “cocaina” verso il capoluogo umbro e comuni limitrofi.

Molti dei fornitori che vantavano ingenti somme di danaro a disposizione (sia per le transazioni di sostanze stupefacenti che per l’invio in Nigeria mediante western union o simili), a seguito dei numerosi sequestri ed arresti operati nel corso dell’indagine, hanno perso l’intero patrimonio, riducendoli -come testualmente dagli stessi commentato nel corso delle intercettazioni telefoniche, sul “lastrico”. Alcuni degli indagati, a seguito dei sequestri, hanno interrotto i contatti con i loro fornitori, trovando scuse di vario genere, lasciando ingenti debiti e procurando l’ira dei medesimi, i quali a loro volta promettevano minacce di morte se il debito non fosse stato saldato. Altri indagati, pur di guadagnare somme di danaro da investire, sono stati ridotti ad operare non più sulle elevate quantità ma sul piccolo spaccio al dettaglio, esponendoli continuamente ad elevati rischi di incappare nelle maglie della Giustizia, cosa questa che per molti è avvenuta  più volte in brevi periodi temporali grazie agli interventi sul territorio dell’Arma dei Carabinieri competente.

 

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