Sicurezza lavoro 2025, 1.093 vittime e rischio ancora elevato

Sicurezza lavoro 2025, 1.093 vittime e rischio ancora elevato

Nel 2025 a Roma cresce l’allarme sulla tutela dei lavoratori

Nel 2025 il bilancio degli infortuni mortali in Italia si chiude con 1.093 vittime, un dato che conferma la persistenza di un’emergenza strutturale. Sono 798 i decessi avvenuti in occasione di lavoro e 295 quelli in itinere, numeri che segnano un lieve incremento complessivo rispetto al 2024, quando le vittime erano state 1.090. Le regioni più colpite restano Lombardia, Veneto, Campania, Sicilia, Emilia-Romagna, Piemonte e Lazio, mentre il settore delle Costruzioni continua a essere quello con la maggiore incidenza di tragedie.

Analisi dei dati e quadro nazionale

Secondo l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, il 2025 conferma un andamento che non consente alcun abbassamento della guardia. Il Presidente Mauro Rossato sottolinea come la stabilità apparente dei numeri non rappresenti un segnale rassicurante, perché ogni singolo caso racconta una fragilità irrisolta nei processi di prevenzione. Le criticità maggiori emergono nei comparti dell’edilizia, delle attività manifatturiere e dei trasporti, dove la pressione produttiva e la complessità operativa continuano a incidere sulla sicurezza quotidiana.

Rischio territoriale: Sud più esposto

La mappa dell’incidenza mostra un’Italia divisa. A dicembre 2025 finiscono in zona rossa Basilicata, Campania, Umbria, Puglia, Sicilia e Marche, tutte con valori superiori del 25% rispetto alla media nazionale, pari a 33,3 morti ogni milione di lavoratori. In zona arancione si collocano Liguria, Calabria, Piemonte e Veneto, mentre Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Abruzzo, Sardegna, Toscana e Molise rientrano nella zona gialla. Lazio, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta restano in zona bianca, con un’incidenza inferiore alla media.

Regioni e numeri: Lombardia ancora in testa

Nel dettaglio delle vittime in occasione di lavoro, la Lombardia registra 112 decessi, seguita da Campania (80), Veneto (76), Emilia-Romagna e Piemonte (65), Sicilia (64), Lazio (60), Puglia (58), Toscana (50), Marche (27), Liguria (26), Calabria (21), Sardegna (18), Umbria e Trentino-Alto Adige (17), Abruzzo (16), Basilicata (12), Friuli-Venezia Giulia (10), Molise (3) e Valle d’Aosta (1). Un quadro che conferma la concentrazione del rischio nelle aree più industrializzate e nei territori con forte presenza di cantieri e attività logistiche.

Età e fragilità: over 65 i più esposti

L’analisi per fasce d’età evidenzia come i lavoratori ultrasessantacinquenni siano i più colpiti, con un’incidenza pari a 108,7 decessi per milione di occupati. Seguono i lavoratori tra i 55 e i 64 anni (56,3) e quelli tra i 45 e i 54 anni (31,6). In termini assoluti, la fascia 55-64 anni è quella con il maggior numero di vittime: 300 su 798.

Donne e infortuni: cresce il rischio in itinere

Nel 2025 sono 98 le lavoratrici decedute, dodici in più rispetto all’anno precedente. Di queste, 46 in occasione di lavoro e 52 in itinere, un dato che conferma la vulnerabilità degli spostamenti casa-lavoro, spesso legati a orari rigidi e tragitti complessi.

Lavoratori stranieri: rischio doppio

Tra le 1.093 vittime totali, 251 sono lavoratori stranieri. Di questi, 182 sono deceduti in occasione di lavoro e 69 in itinere. L’incidenza per gli stranieri raggiunge 72,4 morti ogni milione di occupati, più del doppio rispetto ai lavoratori italiani, fermi a 28,8. Una disparità che riflette mansioni più rischiose, contratti meno tutelati e maggiore esposizione a contesti operativi complessi.

Settori più colpiti: costruzioni e manifattura

Il settore delle Costruzioni si conferma il più colpito con 148 decessi, seguito da Attività Manifatturiere (117), Trasporti e Magazzinaggio (110) e Commercio (68). Un quadro che ribadisce la necessità di investire in formazione, vigilanza e tecnologie di prevenzione.

Giorni più critici: lunedì e venerdì

Il lunedì è il giorno con la maggiore concentrazione di infortuni mortali (21,8%), seguito dal venerdì (20,6%). Una dinamica che riflette sia la ripresa delle attività dopo il weekend sia la pressione delle scadenze settimanali.

Denunce di infortunio in aumento

Le denunce totali di infortunio nel 2025 raggiungono 597.710, con un incremento dell’1,4% rispetto al 2024. Le Attività Manifatturiere guidano la classifica con 70.485 denunce, seguite da Costruzioni (38.387), Sanità (37.032), Trasporti e Magazzinaggio (34.271) e Commercio (33.748). Le lavoratrici presentano 216.779 denunce, mentre gli uomini 380.931. I lavoratori stranieri registrano 127.725 denunce, circa una su cinque.

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