Monteleone: esplosione post-Covid, manca consapevolezza
In Umbria cresce l’allarme per il sexting tra minori, con casi documentati che coinvolgono anche bambine di appena undici anni. A segnalarlo è il procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni di Perugia, Flaminio Monteleone – intervistato da La Nazione Umbria – , che registra un netto cambiamento nei comportamenti giovanili a partire dal 2020, anno spartiacque segnato dalla pandemia.
Prima del Covid, l’intervento giudiziario nei confronti dei minorenni riguardava prevalentemente reati di lieve entità, come piccoli furti nei centri commerciali. Ma negli ultimi anni si è registrata una mutazione radicale. Secondo Monteleone, si è assistito a un’esplosione della produzione e diffusione di contenuti sessuali realizzati dagli stessi minori, un fenomeno definito “sexting”, spesso senza la percezione della sua gravità.
Questo cambiamento comportamentale riguarda soprattutto le ragazze, che producono autonomamente immagini intime senza considerarle atti pericolosi o moralmente scorretti. La mancanza di un quadro valoriale condiviso e la difficoltà di molti nuclei familiari nel seguire i propri figli alimentano il problema. In numerosi casi, i giovani mostrano come unico obiettivo quello di ottenere soddisfazione immediata, a prescindere dalle modalità con cui viene raggiunta.
Il panorama si complica ulteriormente con la diffusione del cyberbullismo e dei contenuti d’odio online. Se da un lato si registra una maggiore sensibilità verso il bullismo tradizionale, dall’altro le violenze verbali e simboliche che si consumano sui social rimangono largamente incontrollate. Analizzando i dispositivi elettronici dei ragazzi coinvolti in procedimenti penali, emergono con sempre maggiore frequenza immagini e video a contenuto razzista, simboli di cui spesso non conoscono nemmeno il significato, e filmati definiti “gore”, contenenti scene di morte, torture e incidenti. Questo materiale evidenzia una crescente desensibilizzazione emotiva che allarma gli inquirenti.
Un altro fronte critico è quello delle baby gang. In passato erano pochi gli episodi riconducibili a vere organizzazioni giovanili, ma da circa due anni si rileva una strutturazione più definita: ruoli interni, dinamiche di gruppo consolidate e reati gravi come rapine e aggressioni fisiche. Secondo i dati raccolti dalla procura minorile, circa l’80% dei minori coinvolti in queste attività criminali, dal gennaio dell’anno scorso, è costituito da giovani stranieri di seconda generazione. Un dato che, come precisa Monteleone, è da considerarsi solo in termini statistici, ma che solleva interrogativi sul processo di integrazione.
Molti dei genitori di questi ragazzi, immigrati trent’anni fa, sono riusciti a inserirsi dignitosamente nel tessuto sociale, garantendo il sostentamento della famiglia con un solo stipendio. Tuttavia, spesso non sono riusciti a trasmettere ai figli il senso di comunità e il rispetto delle regole condivise. A questa fragilità si sommano i messaggi veicolati dalla cultura mediatica contemporanea, che esaltano potere e prevaricazione come strumenti di affermazione personale.
L’Umbria, storicamente attenta all’accoglienza, si trova dunque a confrontarsi con una nuova sfida. Secondo Monteleone, è necessario interrogarsi su quali aspetti del processo di integrazione siano venuti meno, ma soprattutto superare l’approccio settoriale nella gestione della devianza minorile. Serve una rete coesa che coinvolga famiglia, scuola, servizi sociali e giustizia in un’ottica non repressiva, ma preventiva e di sostegno.
I risultati più promettenti, infatti, si registrano nei casi in cui il disagio minorile viene intercettato in tempo, attraverso misure come la “messa alla prova”, che consente un recupero efficace: otto minori su dieci, inseriti in percorsi di rieducazione, non ricadono nel circuito penale. I risultati sono invece più deludenti nei casi di tossicodipendenza grave, dove l’intervento preventivo spesso arriva troppo tardi.
L’analisi del procuratore si chiude con un’amara constatazione: in Italia si affronta la crescente devianza giovanile principalmente con l’inasprimento delle pene e l’introduzione di nuovi reati, un approccio che costa meno della prevenzione ma risulta inefficace nel lungo periodo. Secondo Monteleone, solo una strategia condivisa e anticipatoria potrà rappresentare una reale risposta ai fenomeni che oggi preoccupano le istituzioni e la società civile.

Commenta per primo