Prostituzione, anche nella città di Perugia l’ordinanza è sbagliata

“Non si può trattare il fenomeno come un mero problema di ordine pubblico. Si valutino i risultati di queste politiche"

Prostituzione, anche nella città di Perugia l'ordinanza è sbagliata

Prostituzione, anche nella città di Perugia l’ordinanza è sbagliata

L’ordinanza del sindaco di Terni sul fenomeno della prostituzione, un’ordinanza che non condividiamo per l’attacco portato avanti indistintamente alla libertà delle donne, ha un precedente non molto distante nell’ordinanza emessa dal sindaco del Comune di Perugia, Andrea Romizi, in data 8/7/2021 e valida fino al 31/10/2021.

di Fabrizio Ricci


“Anche questa si colloca a pieno titolo nel filone delle politiche securitarie e retrogade – scrive in una nota il coordinamento delle donne della Cgil di Perugia – perché tratta il fenomeno della prostituzione come un mero problema di ordine pubblico e interviene solo in alcune zone della città, scelte perché da quei luoghi vengono fatte ‘segnalazioni al comando della Polizia Municipale da parte dei residenti di crescenti episodi di inciviltà’”.

Riteniamo che il fenomeno della prostituzione…

Riteniamo che il fenomeno della prostituzione, il mestiere più antico del mondo, sia da affrontare per le ricadute che si possono manifestare sulla collettività, con molteplici azioni – continua il coordinamento – Azioni di prevenzione e di accoglienza, di riduzione del danno per chi si trova spesso costretta ad esercitare la prostituzione, di repressione contro chi invece sfrutta le donne (spesso giovanissime) e impone loro condizioni di vero schiavismo e ancora penalizzazioni verso chi utilizza le sex workers”.

“Azioni – insistono le donne della Cgil – che devono accompagnarsi a percorsi culturali, che non possono che partire dai luoghi della formazione e che affrontino i temi della sessualità, dell’affettività, del rispetto delle differenze sessuali, con l’obiettivo di agire contro ogni forma di discriminazione e violenza”.

Rispetto all’ordinanza emessa dal sindaco di Perugia la Cgil ritiene dunque fondamentale che si apra un’ampia verifica rispetto all’efficacia dell’azione intrapresa: “Vorremmo capire ad esempio – scrivono ancora dal coordinamento donne – se e quante multe sono state emesse, quale è il fruitore medio delle sex workers, se e come il fenomeno della prostituzione è cambiato nella nostra città, se e come i servizi di prevenzione, di accoglienza e di riduzione del danno siano messi nelle condizioni di lavorare al meglio”.

Capire per agire – concludono le donne della Cgil di Perugia – non solo sull’onda dell’emergenza e delle politiche securitarie, ma piuttosto per sanzionare chi agisce nell’illegalità, chi riduce in schiavitù, chi impone lo sfruttamento, e non certo invece per ridurre libertà e diritti”.

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