Occupano garage di anziana in Rsa, condannati in appello

Occupano garage di anziana in Rsa, condannati in appello

Due imputati colpevoli di violazione di domicilio aggravata

Due persone sono state condannate per violazione di domicilio dopo essersi introdotte e trattenute nel garage di proprietà di un’anziana ricoverata in una Rsa, approfittando della sua assenza e condizione di incapacità. La sentenza, numero 193 del 2025, è stata depositata nel mese di marzo e pubblicata sul Notiziario della Corte d’appello e della Procura generale. Lo scrive il Messaggero dell’Umbria in un articolo a firma di Egle Priolo.

La decisione della Corte d’appello conferma la precedente condanna di primo grado. I giudici hanno ritenuto provata la responsabilità degli imputati, evidenziando che l’accesso al locale era avvenuto danneggiando porta e maniglia. Secondo la ricostruzione riportata negli atti giudiziari, l’irruzione è stata scoperta dai condomini dello stabile, insospettiti dai danni visibili all’ingresso del garage, che hanno quindi allertato le forze dell’ordine.

Gli agenti hanno trovato i due imputati all’interno dello spazio, che risultava alterato rispetto al consueto stato d’uso. L’ispezione ha evidenziato chiari segni di forzatura sulla serratura, escludendo l’ipotesi che l’accesso fosse avvenuto in modo accidentale o lecito.

Il collegio giudicante ha ritenuto che gli occupanti abbiano approfittato delle condizioni della legittima proprietaria, ricoverata e dichiarata incapace, per stabilirsi nel locale senza alcun titolo. L’articolo 614 del codice penale è stato applicato nella sua forma aggravata, in quanto commesso in concorso e ai danni di persona incapace.

Uno dei due imputati ha tentato di ridurre la propria responsabilità sostenendo di essere entrato nel garage su invito dell’altro, senza sapere nulla sulla provenienza del locale. Tuttavia, la Corte d’appello non ha accolto la linea difensiva, ritenendo irrilevante l’ignoranza dichiarata, vista la presenza contestuale dei due all’interno dell’immobile al momento dell’intervento degli agenti.

Nei confronti di uno dei condannati, la Corte ha inoltre revocato il beneficio della sospensione condizionale della pena, in quanto gravato da precedenti penali per reati contro il patrimonio. La pena dovrà dunque essere eseguita, senza possibilità di sospensione.

Il caso evidenzia un utilizzo abusivo di un bene immobiliare residenziale e la conseguente risposta del sistema giudiziario nel tutelare i diritti dei proprietari, anche in situazioni di fragilità.

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