Muore da solo, ritrovato dopo un mese, le parole di Don Alessandro

Muore da solo, ritrovato dopo un mese, le parole di Don Alessandro

Muore da solo, ritrovato dopo un mese, le parole di Don Alessandro

Era originario di Messina ed è stato trovato morto nel letto della sua casa. Aveva 68 anni e viveva solo. Da Milano era arrivato ad Acquasparta da circa un anno. Giovanni Irrera è morto da solo e senza nessuno. Il suo corpo è stato trovato un mese dopo il decesso. A dare l’allarme una vicina di casa.

Ma la vicenda è esplosa dopo che il parroco, don Alessandro Fortunati ha pubblicato una lettera sui social, suscitando commozione e più di una riflessione. Ne pubblichiamo una parte.

«A quest’uomo chiedo scusa, a nome di tutti. Nessuno conosceva la sua vita e la sua storia ma per quanto possa essere stata pessima, non meritava una morte così. Abitava davanti alla nostra chiesa, pochi metri più in là del municipio. Nessuno lo ha cercato, nessuno si è preoccupato di lui. Era in vita solo per il fatto di essere nato, la sua storia muore con lui. Veniva alla Caritas a chiedere un po’ di aiuto. Andava in su e giù per il corso con quel suo giacchettone di pile, il berretto di lana, la barba non curata, il passo stanco, lo sguardo di chi non ha grandi motivi per vivere. Disse a qualcuno che si sarebbe trasferito altrove per cercare un lavoretto che gli permettesse di arrotondare la misera pensione di 300 euro con la quale doveva pagare l’affitto e provvedere a sé stesso. E invece il suo corpo abbandonato nel letto è restato qui, da prima di Natale. Nessuno gli era vicino quando si è sentito male nessuno gli ha preso la mano, nessuno gli ha sussurrato quelle parole che solo nell’ultimo istante dell’esistenza si ha il coraggio di pronunciare, nessuno lo ha incoraggiato dicendogli che, se anche il suo essere sulla terra fosse stato tutto un fallimento, il suo entrare in cielo sarebbe stato un trionfo. Nessuno ha pianto per lui, nessuno ha pregato. Vorrei chiedere perdono a Giovanni a nome di tutti, a nome di quelli che non lo hanno mai salutato e di quelli che hanno pensato male di lui; a nome di chi non gli ha dato delle opportunità e a nome di chi (familiare o conoscente) a Natale aveva il dovere di fargli almeno una telefonata».

La nuova sede della Caritas, che è in costruzione, sarà intitolata a Giovanni. Il Comune mette a disposizione un loculo per la sepoltura e un’agenzia funebre pagherà le spese dei funerali.

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