Morti sul lavoro, Umbria tra le regioni a rischio più elevato nel 2026

Morti sul lavoro, Umbria tra le regioni a rischio più elevato nel 2026

Primo semestre: 482 vittime, cresce l’allarme per anziani esteri

🚨 Morti sul lavoro, l’emergenza resta aperta. Nel primo semestre 2026 le vittime sono 482 in Italia. L’Umbria è tra le sei regioni in zona rossa per indice di rischio. Preoccupano gli over 65, i lavoratori stranieri e l’aumento del 5,5% delle denunce di infortunio.


Italia, diminuiscono le vittime ma l’emergenza resta aperta

Il numero delle vittime sul lavoro continua a diminuire rispetto allo scorso anno, ma il rallentamento della flessione conferma che il fenomeno resta una delle principali emergenze del mondo produttivo italiano. I dati aggiornati al primo semestre del 2026 evidenziano 482 decessi complessivi, dei quali 350 avvenuti durante l’attività lavorativa e 132 nel tragitto tra casa e lavoro.

Il quadro emerge dall’analisi elaborata dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering, che sottolinea come il miglioramento registrato nei mesi iniziali dell’anno stia progressivamente perdendo intensità.

Secondo il presidente dell’Osservatorio, Mauro Rossato, i numeri impongono di mantenere alta l’attenzione attraverso un rafforzamento delle attività di prevenzione, della formazione dei lavoratori e dei controlli nei luoghi di lavoro, con particolare riguardo alle categorie più vulnerabili.

Umbria tra le sei regioni classificate in zona rossa

L’Umbria figura tra le regioni italiane con il livello di rischio più elevato. Insieme a Calabria, Liguria, Sicilia, Campania e Puglia rientra infatti nella fascia rossa della classificazione elaborata dall’Osservatorio, che individua le aree con un’incidenza di mortalità superiore di oltre il 25% rispetto alla media nazionale.

L’indice medio nazionale si attesta a 14,5 decessi ogni milione di lavoratori, mentre le regioni inserite nella fascia rossa superano significativamente questo valore.

La fascia arancione comprende Veneto, Trentino-Alto Adige e Toscana. Piemonte, Marche, Sardegna, Emilia-Romagna e Lombardia rientrano invece nella fascia gialla, mentre Lazio, Molise, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Basilicata e Valle d’Aosta risultano in fascia bianca.

Sette vittime in Umbria nei primi sei mesi dell’anno

Guardando ai dati assoluti delle morti avvenute durante l’attività lavorativa, l’Umbria registra sette vittime nel primo semestre del 2026.

Il numero più elevato di decessi si conferma in Lombardia con 53 morti, seguita da Veneto con 39, Campania con 33, Sicilia con 29, Emilia-Romagna e Piemonte con 27, Toscana con 26, Puglia e Lazio con 24. Seguono Calabria con 14, Liguria con 13, Trentino-Alto Adige e Marche con 9, Sardegna con 8, Abruzzo con 4, Friuli-Venezia Giulia con 3 e Molise con 1.

Gli over 65 restano la categoria più esposta

L’età continua a rappresentare uno dei principali fattori di rischio. L’incidenza più elevata riguarda infatti i lavoratori con oltre 65 anni, che raggiungono 45 decessi ogni milione di occupati.

Seguono la fascia tra 55 e 64 anni, con un’incidenza di 22,8, e quella compresa tra 15 e 24 anni, con 14,3.

In termini numerici, però, il maggior numero di vittime interessa i lavoratori tra 55 e 64 anni, con 128 decessi sui 350 avvenuti durante l’attività lavorativa.

Donne e lavoratori stranieri tra i dati più significativi

Nel primo semestre del 2026 sono morte 44 donne, una in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Di queste, 26 hanno perso la vita durante il lavoro, mentre 18 sono decedute durante gli spostamenti casa-lavoro.

Particolarmente preoccupante continua ad essere la situazione dei lavoratori stranieri. Le vittime complessive sono 133, delle quali 96 durante l’attività lavorativa e 37 in itinere.

L’incidenza di mortalità raggiunge 37,1 decessi ogni milione di occupati, oltre tre volte superiore rispetto agli 11,8 registrati tra i lavoratori italiani.

Costruzioni e trasporti guidano la classifica dei settori più colpiti

Il comparto delle costruzioni resta quello con il maggior numero di incidenti mortali, facendo registrare 59 decessi.

Seguono il settore del trasporto e magazzinaggio con 47 vittime e quello delle attività manifatturiere con 41.

L’analisi evidenzia inoltre come il giovedì rappresenti il giorno della settimana con il maggior numero di incidenti mortali, concentrando il 22,6% dei casi, davanti al lunedì con 20,3% e al venerdì con 17,4%.

Crescono le denunce di infortunio

Oltre ai dati sulla mortalità, aumenta anche il numero complessivo delle denunce di infortunio.

Alla fine di giugno risultano infatti 315.452 denunce, con un incremento del 5,5% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il settore con il maggior numero di segnalazioni è quello delle attività manifatturiere, con 33.980 denunce, seguito dalla sanità con 18.451, dalle costruzioni con 18.210, dal commercio con 16.216 e dal trasporto e magazzinaggio con 16.199.

Le denunce presentate dalle lavoratrici ammontano a 116.462, mentre quelle degli uomini raggiungono 198.990.

I lavoratori stranieri rappresentano circa un quinto del totale delle denunce, con 65.954 segnalazioni complessive.

L’incidenza consente di confrontare il rischio reale

L’indice di incidenza utilizzato dall’Osservatorio Vega non misura soltanto il numero assoluto delle vittime, ma rapporta i decessi agli occupati presenti in ciascun territorio.

Questo criterio permette di confrontare in modo omogeneo regioni con dimensioni e popolazione lavorativa differenti, offrendo una fotografia più precisa del rischio effettivo.

L’inserimento dell’Umbria nella fascia rossa indica quindi una situazione che richiede particolare attenzione sul fronte della prevenzione e della sicurezza nei luoghi di lavoro, nonostante il lieve calo complessivo delle vittime registrato a livello nazionale.

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