Morte Andrea Prospero, dispositivi “blindati”
Morte – L’analisi dei dispositivi di Andrea Prospero, lo studente di 19 anni trovato morto in un monolocale di via del Prospetto a Perugia, si sta rivelando complessa. La Procura di Perugia ha rilevato che il giovane avrebbe utilizzato sofisticati sistemi di sicurezza per nascondere file cruciali per chiarire il mistero della sua morte. Gli inquirenti, coordinati dall’aggiunto Giuseppe Petrazzini e dal procuratore capo Raffaele Cantone, necessitano di almeno dieci giorni per scaricare i dati dal computer, parzialmente compromesso, e dai quattro telefoni ritrovati accanto al corpo il 29 gennaio scorso.
L’ipotesi più accreditata è che Prospero fosse coinvolto in truffe online, come il carding, che lo avrebbero spinto al suicidio. Un dettaglio significativo riguarda una carta di credito trovata nel water dell’appartamento, apparentemente appartenente a un giovane ligure che ha dichiarato di non conoscere la vittima. Nell’appartamento, situato a 150 metri dallo studentato di via Bontempi, gli investigatori hanno trovato circa 60 sim card, probabilmente acquistate online, suggerendo che il giovane fosse coinvolto in attività illecite già prima di iscriversi all’università di Perugia.
I genitori di Prospero, Michele e Teresa, insieme ai due fratelli, non credono all’ipotesi del suicidio e chiedono chiarezza, assistiti dagli avvocati Francesco Mangano e Carlo Pacelli del Foro di Perugia.
L’esito dell’esame tossicologico sul corpo di Andrea Prospero, atteso nei prossimi giorni, determinerà la quantità di farmaci ingeriti prima del decesso. La polizia postale impiegherà circa dieci giorni per decifrare i file e le chat di WhatsApp, a causa dei sofisticati sistemi di sicurezza utilizzati per occultare i dati. Le indagini proseguono per fare chiarezza su questa intricata vicenda.

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