Ispettorato lavoro, sfruttamento clandestini in nero, sequestro per oltre 200 mila euro

La situazione degli stranieri sfruttati era disumana

Ispettorato lavoro, sfruttamento clandestini in nero, sequestro per oltre 200 mila euro

Ispettorato lavoro, sfruttamento clandestini in nero, sequestro per oltre 200 mila euro

Il Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro (NIL), coordinati dal procuratore Raffaele Cantone di Perugia, in collaborazione con le forze dell’Arma provenienti da Perugia, Grosseto e Siena, insieme al Gruppo Tutela Lavoro di Roma, ha eseguito un provvedimento cautelare emesso dal GIP del Tribunale di Perugia. Tale provvedimento, che ha comportato l’arresto domiciliare per alcuni individui e l’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria per altri quattro, ha svelato un giro illecito di reclutamento e sfruttamento di lavoratori stranieri, alcuni dei quali clandestini. Gli indagati, di nazionalità turca e marocchina, legati da vincoli familiari e proprietari di due aziende agricole in provincia di Perugia, sono stati accusati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, con violazione delle leggi nazionali sul lavoro e della sicurezza sul lavoro.

Le indagini sono scaturite da una segnalazione circa un anno fa da parte di una Società Cooperativa Sociale di Perugia, che lavora nel settore dell’assistenza sociale e dell’aiuto alle vittime di tratta e sfruttamento. La segnalazione riguardava un cittadino nigeriano clandestino soggetto a sfruttamento lavorativo e abusi da parte degli indagati. Le indagini hanno rivelato numerosi casi di sfruttamento: i lavoratori agricoli reclutati guadagnavano in media sei euro all’ora per giornate lavorative estenuanti, senza alcuna precauzione per la sicurezza sul lavoro e senza formazione adeguata.

La situazione degli stranieri sfruttati era disumana

La situazione degli stranieri sfruttati era disumana: costretti a vivere in condizioni igieniche precarie, spesso alloggiavano in strutture fatiscenti pagando somme esorbitanti per un letto. Le indagini hanno anche rivelato che circa 70 stranieri, tra cui molti clandestini, erano stati vittime di sfruttamento.

Gli indagati operavano un sistema ben organizzato: i lavoratori venivano trasportati in furgoni affollati dai casolari in cui erano ospitati fino ai campi di lavoro, senza alcun diritto garantito, come pasti, ferie pagate o riposi. Ai lavoratori veniva negato l’accesso ai contratti e alle buste paga, lasciandoli nell’ignoranza dei loro diritti.

Durante le indagini è emerso anche che uno dei titolari di un’azienda agricola coinvolta aveva presentato documenti falsi riguardanti la sicurezza sul lavoro. In seguito a questo, la Procura ha emesso un decreto di perquisizione contro il centro di formazione che aveva emesso tali documenti, portando all’incriminazione della titolare del centro e di due collaboratori per aver emesso certificazioni di sicurezza fasulle.

La Procura ha richiesto e ottenuto misure cautelari e il sequestro preventivo di oltre 230.000€, oltre al sequestro dei furgoni utilizzati per commettere i reati.

Di seguito sono elencati i principali sviluppi dell’operazione condotta dal Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro:

1. **Segnalazione e Inizio Indagini**: Le indagini sono state avviate dopo una segnalazione di sfruttamento lavorativo da parte di una Società Cooperativa Sociale di Perugia.

2. **Modalità di Sfruttamento**: I lavoratori stranieri, reclutati principalmente per lavorare in agricoltura, guadagnavano cifre irrisorie per lunghe giornate di lavoro in condizioni precarie e senza alcuna sicurezza sul lavoro.

3. **Situazione Abitativa**: Gli stranieri sfruttati vivevano in condizioni igieniche e abitative degradanti, pagando somme ingenti per alloggi insalubri.

4. **Organizzazione Criminale**: Gli indagati operavano un sistema ben strutturato di reclutamento e trasporto dei lavoratori, negandogli qualsiasi diritto lavorativo e lasciandoli nell’ignoranza dei loro diritti.

5. **Falsificazione di Documenti**: Uno dei titolari di un’azienda agricola coinvolta ha presentato documenti falsi riguardanti la sicurezza sul lavoro, portando all’incriminazione della titolare del centro di formazione che li ha emessi.

Questo caso evidenzia la necessità di una stretta vigilanza sul rispetto dei diritti dei lavoratori e sull’applicazione delle normative sul lavoro, nonché la collaborazione tra le autorità competenti per contrastare efficacemente il fenomeno dello sfruttamento lavorativo e della tratta di esseri umani.

Infine, la Procura ha richiesto e ottenuto misure cautelari e il sequestro preventivo di oltre 230.000€, oltre al sequestro dei furgoni utilizzati per commettere i reati.

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