La Polizia libera la giovane dopo l’allarme antiviolenza
🔴 Donna incinta liberata dalla Polizia a Terni dopo quattro giorni in casa. Il marito 40enne è stato arrestato. L’allarme è partito da un centro antiviolenza contattato dai familiari della giovane rimasti all’estero.
Una giovane donna irachena incinta è stata liberata dalla Polizia di Stato a Terni dopo essere rimasta per quattro giorni nell’abitazione condivisa con il marito, un connazionale di 40 anni successivamente arrestato. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la vittima sarebbe stata picchiata, privata del telefono, legata alle mani e imbavagliata per impedirle di chiedere aiuto.
La vicenda, trattata secondo le procedure previste dal codice rosso, riguarda il periodo compreso tra il 18 e il 22 luglio. L’intervento degli agenti è arrivato dopo una segnalazione ricevuta da un centro antiviolenza della città, a sua volta contattato dai familiari della giovane che si trovavano nel loro Paese e temevano per la sua incolumità.
Dopo essere riusciti a individuare l’abitazione della coppia, gli agenti hanno fatto ingresso nell’appartamento. La donna è stata trovata con lividi sul volto e lesioni alle mani, ricondotte alle cinghie utilizzate per immobilizzarla. È stata immediatamente liberata e affidata al personale sanitario.
L’allarme partito dai familiari della giovane
La richiesta di intervento è arrivata attraverso un centro antiviolenza di Terni, raggiunto dalla segnalazione dei congiunti della vittima. I familiari, pur trovandosi lontano dall’Italia, hanno chiesto aiuto affinché fosse verificata la situazione della giovane.
Per la Polizia individuare rapidamente l’abitazione non è stato semplice. Dopo la segnalazione, sono stati effettuati ripetuti tentativi di entrare in contatto con la donna. Le attività hanno riguardato anche la localizzazione delle utenze telefoniche, necessaria per risalire al luogo in cui si trovava.
Gli accertamenti hanno infine condotto gli agenti a un appartamento situato a poca distanza dalla Questura di Terni. A quel punto è scattato l’intervento che ha permesso di raggiungere la donna e interrompere la situazione nella quale, secondo la ricostruzione investigativa, si trovava da giorni.
Quattro giorni senza possibilità di allontanarsi
Gli investigatori stanno ricostruendo quanto sarebbe avvenuto tra il 18 e il 22 luglio. In base agli elementi raccolti, dopo una lite il marito avrebbe aggredito la moglie, le avrebbe sottratto il cellulare e l’avrebbe immobilizzata per impedirle di uscire dall’abitazione.
La giovane, che aspetta un bambino, sarebbe stata legata alle mani e imbavagliata con un fazzoletto per impedirle di urlare durante le violenze. Una condizione che sarebbe proseguita per giorni, senza la possibilità di contattare direttamente qualcuno per chiedere aiuto.
La gravidanza ha reso particolarmente delicata la situazione affrontata dagli operatori intervenuti. La priorità, una volta raggiunta l’abitazione, è stata quella di liberare la vittima e affidarla immediatamente alle cure sanitarie.
Lividi e lesioni, la donna portata in ospedale
Quando gli agenti sono entrati nell’appartamento hanno trovato segni evidenti delle violenze sul corpo della giovane. Sul volto erano presenti lividi, mentre sulle mani sono state riscontrate lesioni attribuite alle cinghie con le quali sarebbe stata immobilizzata.
Dopo la liberazione è intervenuto il personale del 118, che ha prestato la prima assistenza e disposto il trasferimento della donna in ospedale. Gli accertamenti sanitari hanno evidenziato lesioni con una prognosi di venti giorni.
Conclusa la fase sanitaria, per la giovane sono state attivate le misure di protezione previste per situazioni di questo tipo. La vittima è stata quindi accompagnata in una struttura protetta, in una località non resa nota, dove si trova al sicuro.
Il marito arrestato e trasferito nel carcere di Sabbione
Per il marito della donna, un cittadino iracheno di 40 anni, è scattato l’arresto da parte degli agenti della Squadra Volante. L’uomo è stato successivamente trasferito nel carcere di Sabbione.
Le accuse formulate nei suoi confronti sono maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona e lesioni aggravate ai danni della moglie. Il procedimento prosegue sulla base degli elementi acquisiti dagli investigatori e nel rispetto delle garanzie previste dalla legge.
Le indagini sono coordinate dal pubblico ministero Giorgio Panucci e vengono condotte secondo le procedure previste dal codice rosso. Gli investigatori stanno ricostruendo nel dettaglio quanto sarebbe accaduto durante i giorni trascorsi dalla donna all’interno dell’abitazione.
Acquisite le immagini delle lesioni e la testimonianza
Tra gli elementi raccolti nell’ambito delle indagini figurano le immagini delle lesioni riportate dalla giovane e la sua testimonianza. La donna, ancora sotto choc dopo essere stata liberata, ha fornito agli investigatori elementi utili alla ricostruzione della vicenda.
Dagli approfondimenti sarebbe inoltre emerso che anche in passato la giovane avrebbe subito condotte vessatorie da parte del marito, sensibilmente più grande di lei. Gli investigatori stanno verificando anche questi aspetti per ricostruire il contesto nel quale sarebbe maturato l’ultimo episodio.
Secondo quanto emerso finora, la violenza che ha preceduto i quattro giorni trascorsi nell’abitazione sarebbe scoppiata dopo una discussione collegata all’arrivo in casa di alcuni parenti del quarantenne.
Le indagini proseguono secondo il codice rosso
La discussione sarebbe degenerata prima nelle urla e successivamente nell’aggressione. La donna sarebbe stata picchiata, privata del telefono e immobilizzata, rimanendo così senza la possibilità di allontanarsi autonomamente o chiedere direttamente soccorso.
La segnalazione arrivata al centro antiviolenza attraverso i familiari ha consentito di attivare la Polizia e avviare le ricerche che hanno portato all’individuazione dell’appartamento.
L’intervento degli agenti ha permesso di liberare la giovane, affidarla alle cure del 118 e successivamente trasferirla in una struttura protetta. Le indagini coordinate dal pubblico ministero Giorgio Panucci proseguono per ricostruire tutti gli episodi e definire nel dettaglio le responsabilità contestate al quarantenne arrestato.

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