Henry Morrogh, il papà dei campioni, è morto a 92 anni
Henry Morrogh, un irlandese che è diventato quasi italiano nel corso degli anni, è morto all’età di quasi 92 anni. La sua vita è stata dedicata ai motori e a tutto ciò che li circonda. Ha condiviso la sua passione con i giovani, trasmettendo loro le abilità necessarie per guidare una monoposto e aiutandoli a diventare dei veri campioni. Per molti anni, la sua scuola di pilotaggio che portava il suo nome è stata ospitata presso l’autodromo di Magione, diventando un punto di riferimento nel mondo dell’automobilismo e rendendo l’Umbria un luogo importante in questo campo.
L’Autodromo dell’Umbria ha espresso le sue condoglianze per la perdita di Morrogh, riconoscendo il suo contributo significativo al mondo delle gare automobilistiche e alla formazione di giovani talenti. Chi ha avuto il piacere di conoscere Morrogh ricorda i suoi incontri presso l’autodromo di Magione, dove insegnava ai giovani piloti e partecipava alle gare di formula Ford. La sua passione era palpabile, e il suo impegno nel diffondere l’amore per le monoposto è stato ammirevole.
L’esperienza di Morrogh non si è limitata all’autodromo di Magione. Prima di arrivare in Umbria, ha portato la sua dedizione e il suo entusiasmo per le corse su piste come Vallelunga nel 1968, dove arrivò con vecchie vetture Austin e tre Formula Ford al traino. La sua missione era chiara: rendere l’opportunità di avvicinarsi al mondo delle monoposto accessibile ai giovani, senza la barriera economica che spesso escludeva i talenti emergenti. Tra i suoi allievi spiccano nomi come Elio De Angelis, Eddie Cheever, Andrea De Cesaris, Piercarlo Ghinzani, Emanuele Pirro e Jacques Villeneuve, tutti diventati piloti di Formula 1.

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