Un secondo coltello è stato consegnato alla Squadra Mobile di Perugia
Nonostante le ore di interrogatori in Questura, l’identità dell’assassino di Hekuran Cumani resta ignota. Il giovane di Fabriano, 23 anni, è stato ucciso nella notte tra venerdì e sabato nel parcheggio del Dipartimento di Matematica a Perugia, al termine di una serata in discoteca. Nessuno dei presenti ha fornito elementi utili per chiarire chi abbia sferrato il colpo mortale. Le testimonianze raccolte finora si sono rivelate frammentarie, evasive, e nessuno avrebbe assistito direttamente all’accoltellamento.
Nel frattempo, quattro persone sono state iscritte nel registro degli indagati: tre giovani – due ragazzi e una ragazza – per porto di oggetti atti ad offendere, e un addetto alla sicurezza del locale per lesioni. Durante la colluttazione sarebbero comparsi almeno due coltelli, ma al momento non è stato contestato l’omicidio a nessuno dei coinvolti.
Il clima resta teso anche sul fronte istituzionale. Dopo una prima nota congiunta, il consiglio comunale ha diffuso due comunicati distinti, entrambi incentrati sulla necessità di rafforzare le misure di sicurezza nei luoghi della movida. Il caso Cumani ha riacceso il dibattito sulla gestione dell’ordine pubblico nelle aree universitarie e nei locali notturni.
Gli inquirenti, coordinati dalla Procura, stanno proseguendo le indagini con l’analisi dei dispositivi mobili sequestrati e l’incrocio delle testimonianze. L’obiettivo è ricostruire la dinamica della rissa e individuare il responsabile dell’omicidio. Ma l’assenza di immagini utili dalle telecamere e la reticenza dei presenti rendono il lavoro investigativo estremamente complesso.
La comunità perugina, intanto, è scossa da un episodio che ha messo in luce fragilità sociali e tensioni giovanili. Il silenzio che avvolge la morte di Hekuran Cumani è diventato il simbolo di una notte che ha lasciato più domande che risposte.

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