Giardini del Frontone degrado insostenibile nel cuore di Perugia

Giardini del Frontone degrado insostenibile nel cuore di Perugia

Un antico gioiello di Perugia ora versa in totale abbandono

L’incuria stringe d’assedio uno dei simboli più preziosi del capoluogo umbro. Elena Pollacci solleva – su Facebook – un velo di profonda amarezza sulla gestione dei Giardini del Frontone, situati nel quartiere di Borgo XX Giugno. Questo spazio, che rappresenta storicamente il primo giardino pubblico di Perugia, giace oggi in uno stato di abbandono che ferisce il decoro urbano. La vicinanza con il complesso monumentale di San Pietro e la sede della Facoltà di Agraria rende il contrasto ancora più stridente, trasformando una potenziale vetrina turistica in una testimonianza di colpevole trascuratezza.

Le radici storiche di un luogo unico al mondo

Il valore del sito non è soltanto botanico ma profondamente civile. L’area, come ricorda Elena Pollacci, ha attraversato secoli di mutamenti, passando dall’essere il “Campo di Leviano” nel 170 a.C. — dove fu sepolto il corpo martoriato di San Costanzo, patrono della città — a terreno di scontro con l’esercito di Ottaviano. Solo nel 1424, sotto la reggenza di Braccio Malatesta Baglioni, lo spazio divenne un centro di aggregazione sociale. La trasformazione definitiva avvenne nel Settecento con l’insediamento della Colonia dell’Arcadia, che portò alla costruzione di un anfiteatro destinato a declamazioni poetiche e iniziative culturali di alto profilo.

Lo sfregio al decoro a pochi giorni dal Festival

Il degrado attuale appare inaccettabile soprattutto in vista del Festival Internazionale del Giornalismo, evento che proietta Perugia sotto i riflettori mondiali. Elena Pollacci evidenzia come la manutenzione ordinaria sia ormai un miraggio: le aiuole ospitano vegetazione incontrollata, le siepi necessitano di potature urgenti e il sentiero è ricoperto di sterpaglie. Questa situazione risulta paradossale se si considera che la Prima Cittadina frequenta abitualmente il parco per passeggiare con il proprio cane di razza, ignorando la condizione delle strutture e del verde che dovrebbero rappresentare una priorità assoluta per l’amministrazione comunale.

Il contrasto con l’eccellenza dell’Orto Medievale

Camminando tra i vialetti del Frontone, lo sguardo cade inevitabilmente sull’adiacente Orto Medievale della Facoltà di Agraria. Mentre quest’ultimo risplende per cura e rigore scientifico, i giardini pubblici sprofondano in uno stato di “pseduopratino” incolto. Pollacci sottolinea come un Assessore comunale con delega al verde pubblico insegni proprio in quella facoltà, rendendo ancora più incomprensibile la cecità istituzionale di fronte a tale scempio. Il confronto tra l’efficienza universitaria e il declino comunale accentua la percezione di un abbandono sistematico del patrimonio collettivo.

Simboli di memoria feriti dalla mancata cura

Un dettaglio particolarmente doloroso riguarda la panchina gialla dedicata alla memoria di Sergio Piazzoli. Donata dalla Fondazione Sergio per la Musica e inaugurata con grandi cerimonie alla presenza di artisti come Vinicio Capossela, oggi è soffocata dalle erbacce. Questo monumento alla cultura e alla memoria cittadina è diventato l’emblema di una politica che predilige lo scatto social alla cura quotidiana. Pollacci annuncia provocatoriamente di voler intervenire personalmente con una zappa per ripulire l’area, evidenziando come la dignità cittadina non possa più attendere le lungaggini di un bilancio comunale che sembra ignorare le bellezze storiche.

Un patrimonio architettonico che merita rispetto

Oltre alla natura, sono le pietre stesse a gridare vendetta. L’arco in travertino disegnato da Baldassarre Orsini nel 1791 e le sei statue realizzate dalla scultrice ungherese Livia De Kuzmik nel 1943 meriterebbero una cornice degna della loro importanza artistica. Queste opere, nate per celebrare le arti e la protezione del Dio Apollo, sono oggi immerse in un contesto di incuria che ne offusca il valore. Senza un intervento immediato di pulizia e rastrellamento, l’unica soluzione dignitosa resterebbe la chiusura al pubblico per evitare che gli occhi dei turisti debbano testimoniare una simile vergogna nel cuore pulsante di Perugia.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*