Sula, processo: dolore in aula, Sapienza parte civile attesa!
In aula, il silenzio ha pesato come una condanna. Mark Antony Samson, reo confesso dell’uccisione di Ilaria Sula, ha seguito la prima udienza nel gabbiotto dei detenuti, lo sguardo fisso a terra, le spalle raccolte, evitando qualsiasi contatto visivo con i genitori della giovane e con le persone che indossavano magliette con la foto di Ilaria e la scritta “Giustizia per Ilaria”. La scena ha cristallizzato un dolore che non lascia scampo e un’assenza che pesa su ogni parola.
La Sapienza ha chiesto di costituirsi parte civile nel procedimento. Ilaria era iscritta a Statistica, dove aveva mostrato impegno, costanza e curiosità, mentre Samson frequentava Architettura. L’avvocato dell’Ateneo, Roberto Borgogno, ha sottolineato come la scoperta dei falsi progressi universitari di Samson — esami mai sostenuti spacciati per reali — abbia contribuito al precipitare degli eventi che hanno portato al femminicidio. La richiesta dell’università si somma a quelle di associazioni come Penelope Lazio, Associazione Italiana Vittime Vulnerabili e Insieme a Marianna, che hanno avanzato l’istanza di essere ammesse come parti civili a tutela della memoria di Ilaria e dei diritti dei familiari. La decisione dei giudici su tutte le costituzioni è attesa alla prossima udienza, fissata per il 9 dicembre.
Sul fronte parallelo dell’indagine, è coinvolta la madre di Samson, accusata di concorso nell’occultamento del cadavere. La sua posizione non rientra nel processo principale: ha avanzato richiesta di patteggiamento a due anni, con decisione prevista per il 28 novembre. Questo segmento del procedimento corre su un binario separato, ma alimenta la percezione di una vicenda più ampia, che ha toccato più persone e posto interrogativi pesanti sulla rete di responsabilità.
All’uscita dall’aula, i genitori di Ilaria hanno espresso un dolore senza appigli: “Vogliamo solo giustizia per Ilaria. È un dolore che non guarisce mai”. Con voce spezzata e passi misurati, hanno chiarito di non voler dedicare alcuna attenzione a Samson: “Di lui non ci interessa nulla”. Il loro legale, Giuseppe Sforza, ha parlato di un passaggio “difficilissimo: trovarsi a un metro da chi ha tolto la vita a loro figlia”. Parole asciutte, che restituiscono la gravità di un confronto senza sguardi e senza margini di consolazione.
La vicenda scuote l’ambiente accademico e la città. In aula, la comunità che si è stretta attorno alla famiglia ha ribadito il bisogno di verità, responsabilità e rispetto. La memoria di Ilaria emerge come centro etico del processo: non un nome tra le carte, ma una presenza che chiede ascolto e giustizia. Il dibattimento prosegue, carico di attese e ferite aperte, in un contesto in cui la violenza di genere non è un tema astratto ma una realtà che chiede risposte chiare.

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