Funerale Paolo Rossi, omelia: ‘Da oggi sarai nella Coverciano del cielo’

 
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Funerale Paolo Rossi, omelia: 'Da oggi sarai nella Coverciano del cielo'

Funerale Paolo Rossi, omelia: ‘Da oggi sarai nella Coverciano del cielo’

“Caro Paolo, da oggi tu sarai nella Coverciano del cielo per allenarti e giocare con la Nazionale di lassù”. Così don Pierangelo Ruaro, delegato dal vescovo di Vicenza Baniamino Pezziol ha concluso la sua omelia nel corso del funerale di Paolo Rossi.

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“Paolo ci ha lasciato a sorpresa come quelle che faceva ai suoi avversari in campo -ha sottolineato don Pierangelo- sorpresa per noi cittadini ma anche per i suoi amici ed ex compagni di squadra del Lanerossi Vicenza e della Nazionale dei Mondiali dell’82 che non immaginavano la gravità del suo male: perché Paolo, come ha fatto per tutta la sua vita, ha vissuto la malattia con la stessa discrezione, lo stesso garbo di sempre”.

E mentre monsignor Pierangelo faceva la sua omelia la moglie Federica, e le figlie Sofia Elena e Maria Vittoria si sono inginocchiate mettendo le loro mani sul feretro quasi per dare l’ultima carezza al loro caro.

“Benedici attori, musicisti, fantasisti e il popolo del circo, tutta questa gente che sorride sempre. Dentro questo elenco mettiamo di diritto anche te, Paolo. Grazie per aver fatto sognare tanta gente, per averci insegnato a vivere. Grazie a te, Signore, per avercelo donato”.Si è conclusa così l’omelia di mons, Pierangelo Ruaro ai funerali di Paolo Rossi, citando la canzone di Renato Zero.  E il delegato del vescovo di Vicenza Beniamo Pizziol (che prima dei funerali aveva voluto benedire il feretro del calciatore all’interno nel Duomo cittadino). ha poi continuato: “Vorrei provare a  raccontare Paolo come cristiano. In una recente intervista – ha ricordato – diceva “Appartengo ad una generazione per la quale i valori cristiani erano importanti. E stato chierichetto. Ha iniziato a giocare nella squadra messa su del prete della parrocchia. Una settimana in seminario gli è bastata a fargli capire che quella non era la sua strada. Non sono un bigotto e credo fermamente che siamo di passaggio su questa terra, per preparare una vita futura. La sua fede era fatta di quotidianità, di gentilezza, rispetto, semplicità ed umiltà”.

“Dopo la vittoria del mondiale in Spagna gli chiesero qual’era stato il momento più bello, e Paolo rispose: ‘La finale della finale. Durante il giro del campo con la coppa in mano mi vengono i crampi. Mi siedo su un cartellone pubblicitario e vedo sugli spalti la gente che si abbraccia. Questo fu il momento più bello, vedere la gioia che avevamo dato agli italiani”., ha ricordato il presule, e a questo punto non è mancata una profonda commozione tra i compagni di quella Nazionale  che nelle prime file dei banchi del Duomo hanno voluto dare l’ultimo saluto a loro compagno ed amico Paolo.

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