Esplosione Gubbio impiegata ancora viva, andrò a compare pane

La testimonianza di un’impiegata che ha evitato la tragedia di Gubbio grazie a un gesto quotidiano: comprare il pane

Esplosione Gubbio Greengenetics: chiesti 100 anni di carcere

Esplosione Gubbio impiegata ancora viva, andrò a compare pane

Esplosione Gubbio – La testimonianza di un’ex impiegata di vendite dell’azienda eugubina Green Genetics ha gettato nuova luce sul tragico incidente avvenuto a Gubbio il 7 maggio 2021. La donna, che ha parlato di fronte alla Corte di assise di Perugia, ha rivelato di aver avuto fiducia nei proprietari dell’azienda e di aver creduto nelle loro rassicurazioni. Presumeva che il responsabile del laboratorio fosse un chimico qualificato.

Tuttavia, la realtà si è rivelata diversa quando l’azienda è esplosa. Un corriere, che aveva appena consegnato l’ultimo carico all’azienda, le disse prima di andarsene che avrebbe fatto bene a pregare per la sua sicurezza. La donna scampò alla tragedia perché si era fermata a comprare il pane per una merenda aziendale organizzata proprio davanti al magazzino per celebrare il successo degli affari.

Nell’esplosione, perse una collega, Elisabetta, e uno dei suoi migliori amici, Samuel, che non aveva mai lavorato in laboratorio prima di quel fatidico giorno. Durante la sua testimonianza, l’impiegata ha parlato degli esperimenti condotti per aumentare i profitti dell’azienda. Ha rivelato che prima di utilizzare il pentano, un liquido infiammabile, l’azienda aveva sperimentato con l’acetone.

Ha anche parlato dei fusti contenenti il liquido infiammabile che erano stati deformati dal calore, dell’assenza di formazione sulla sicurezza e dell’odore acre che le bruciava le narici solo tre giorni prima dell’esplosione, quando c’era stata un’accelerazione nelle lavorazioni. Quando ha espresso le sue preoccupazioni, la risposta del presunto “chimico”, uno dei cinque imputati accusati di duplice omicidio volontario, è stata che il pentano era inerte.

L’udienza è proseguita con la testimonianza dell’ispettore della polizia postale, incaricato di esaminare l’impianto di videosorveglianza e i telefonini. Uno degli imputati ha negato di aver manipolato il suo telefono o di aver cercato di sbarazzarsene. Aveva le dita ustionate e, nel caos dei soccorsi, perse anche il portafogli. Questa testimonianza offre un quadro inquietante delle condizioni di lavoro in Green Genetics e solleva importanti questioni sulla sicurezza sul lavoro.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*