Esame truccato alla Stranieri, Suarez avrebbre avuto un copione da imparare a memoria

Caso Suarez, chiesta assoluzione per tre imputati

Nel caso esploso a Perugia emergono accuse su prove pilotate

La vicenda dell’esame farsa di Suarez torna al centro dell’aula giudiziaria con una requisitoria che riaccende i riflettori su uno dei casi più discussi degli ultimi anni. Secondo la Procura, il test di italiano sostenuto dal calciatore uruguaiano nel settembre 2020 all’Università per Stranieri di Perugia sarebbe stato costruito su misura, con domande anticipate e risposte preparate in anticipo per garantirgli il superamento della prova necessaria alla cittadinanza. E’ quanto riporta oggi Egle Priolo sul Messaggero Umbria.

Il sostituto procuratore Gianpaolo Mocetti ha descritto in aula un quadro che, a suo avviso, non lascia spazio a dubbi: a Suarez sarebbe stato fornito un vero e proprio copione da imparare a memoria, un percorso guidato che avrebbe trasformato l’esame in una formalità. Un esame, ha sottolineato, che non valutava affatto la reale conoscenza della lingua, ma seguiva un canovaccio già definito, utile a soddisfare le esigenze di mercato della Juventus, poi risultata estranea a qualsiasi responsabilità.

Per questo la Procura ha chiesto due anni e otto mesi per l’ex rettrice e per la docente, che avrebbe preparato il calciatore nella full immersion precedente alla prova. Per l’ex direttore generale la richiesta è di due anni e quattro mesi. Le accuse, a vario titolo, riguardano falso ideologico, falso materiale e rivelazione di segreto d’ufficio, oltre all’anticipazione della sessione d’esame per agevolare l’arrivo del campione in piena emergenza Covid.

Elemento centrale dell’impianto accusatorio è l’invio, datato 12 settembre, di materiale contenente le stesse domande poi rivolte a Suarez durante la prova, registrata dalla Guardia di finanza che in quei giorni monitorava l’ateneo. Un dettaglio che, secondo la Procura, dimostrerebbe la volontà di costruire un percorso agevolato, indipendentemente dal livello linguistico del calciatore, che durante l’inchiesta aveva persino richiesto un interprete.

Gli imputati, difesi dagli avvocati David Brunelli e Francesco Falcinelli, hanno sempre respinto ogni addebito, sostenendo che il materiale contestato fosse già disponibile sul sito dell’Università e accessibile a tutti i candidati. Una linea difensiva che punta a smontare l’idea di un trattamento privilegiato e a ricondurre la preparazione del calciatore a una prassi ordinaria.

Il processo proseguirà il 18 marzo con le repliche, per poi arrivare alla sentenza fissata per il 15 aprile, quando il tribunale sarà chiamato a decidere su un caso che ha segnato profondamente l’immagine dell’ateneo e acceso un dibattito nazionale sulla trasparenza delle certificazioni linguistiche.

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