Detenuto sul tetto a Spoleto, cresce la tensione nel carcere

Sovraffollamento scuote il dibattito sulle carceri umbre

SINAPPE denuncia tensioni e chiede più tutele per gli agenti

📌 FLASH NEWS – Un detenuto straniero è salito sul tetto della Casa di Reclusione di Spoleto per protesta. Il SINAPPE denuncia nuove tensioni nell’istituto e chiede più personale, mezzi operativi e interventi sul sistema penitenziario umbro.


Un detenuto di origine straniera è salito sul tetto del passeggio interno della Casa di Reclusione di Spoleto dando vita a una protesta che, secondo quanto riferito dalla Segreteria regionale del SINAPPE Umbria, ha determinato una situazione di tensione all’interno dell’istituto. Il sindacato riferisce che l’uomo è sottoposto a sorveglianza particolare ai sensi dell’articolo 14-bis dell’Ordinamento penitenziario e sta scontando una pena di lunga durata per reati di rapina e resistenza. Secondo la ricostruzione fornita dal SINAPPE, il detenuto avrebbe già soggiornato in numerosi istituti penitenziari italiani, dai quali sarebbe stato trasferito in seguito a comportamenti ritenuti incompatibili con l’ordine e la sicurezza interna.

Il SINAPPE segnala difficoltà nella gestione

La Segreteria regionale sostiene che anche dopo l’arrivo a Spoleto il detenuto avrebbe continuato a manifestare condotte provocatorie e destabilizzanti, determinando ripetute situazioni di criticità per il personale della Polizia Penitenziaria. Il segretario regionale del SINAPPE, Daniele Rosati, ha collegato l’episodio a una riflessione più ampia sul funzionamento del sistema carcerario e sugli strumenti disponibili per la gestione dei detenuti con comportamenti particolarmente problematici. Rosati ha sottolineato che la finalità rieducativa della pena richiede anche la partecipazione delle persone ristrette ai percorsi trattamentali, evidenziando allo stesso tempo come negli anni sia cambiata la composizione della popolazione detenuta. Nel comunicato il sindacato indica una presenza di detenuti stranieri passata dal 5% negli anni Novanta al 34%, sostenendo la necessità di adeguare strumenti e norme alla realtà attuale del sistema penitenziario.

Il tema dei trasferimenti tra istituti

Il SINAPPE pone inoltre l’attenzione sui ripetuti trasferimenti dei detenuti difficili da gestire. Rosati cita il caso di persone che, nell’arco di due anni, possono transitare attraverso numerosi penitenziari senza che venga individuata una soluzione stabile. Il sindacato definisce questo fenomeno “turismo penitenziario”, espressione utilizzata per descrivere il continuo spostamento dei detenuti problematici da un istituto all’altro. Secondo Rosati, questa dinamica evidenzierebbe la necessità di verificare se il sistema disponga di strumenti sufficienti per affrontare situazioni caratterizzate da comportamenti particolarmente complessi.

Il richiamo alle strutture dedicate

Nel documento il SINAPPE richiama anche le conseguenze della chiusura dei manicomi giudiziari e segnala la carenza di strutture specificamente dedicate alla gestione di soggetti con gravi disturbi comportamentali. Secondo il sindacato, questa situazione avrebbe ripercussioni non soltanto sulla sicurezza e sull’attività degli agenti, ma anche sui detenuti che intendono partecipare regolarmente ai programmi di rieducazione e reinserimento. La Segreteria regionale sostiene quindi la necessità di differenziare maggiormente gli strumenti disponibili per affrontare situazioni molto diverse tra loro all’interno degli istituti.

Sovraffollamento e carenza di personale

Il comunicato richiama poi la situazione complessiva delle carceri italiane. Il SINAPPE indica una capienza regolamentare di circa 52 mila posti a fronte di una presenza superiore a 64 mila detenuti. A questo quadro, secondo il sindacato, si aggiunge la carenza di personale della Polizia Penitenziaria, con conseguenze sull’organizzazione dei turni, sulle condizioni di lavoro e sulla gestione delle situazioni di emergenza. Rosati descrive un Corpo impegnato quotidianamente in condizioni difficili e chiede una maggiore attenzione istituzionale alle esigenze degli agenti.

Le richieste del sindacato

Tra le misure indicate dal SINAPPE figurano assunzioni straordinarie, un rafforzamento degli strumenti operativi e una revisione delle modalità di intervento nelle situazioni maggiormente critiche. Il sindacato cita, tra le possibilità da valutare, l’impiego del taser e dello spray al peperoncino, oltre alla necessità di incrementare gli organici. Le richieste vengono avanzate nel quadro di una più ampia sollecitazione rivolta alle istituzioni affinché siano rafforzate, secondo il SINAPPE, le condizioni di sicurezza e di tutela del personale della Polizia Penitenziaria impegnato negli istituti.

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