Detenuto ingerisce lamette e bracciale, portato in ospedale

 
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Detenuto ingerisce lamette e bracciale, portato in ospedale
Image by Thomas Breher from Pixabay

Detenuto ingerisce lamette e bracciale, portato in ospedale

Folle decisione di un detenuto italiano ristretto nel carcere di Terni, che per occultare alcuni oggetti impropriamente in suo possesso li ha inghiottiti per poi finire in carcere.

Spiega quel che è accaduto Fabrizio Bonino, segretario nazionale per l’Umbria del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE:E’ stata una decisione folle e pericolosissima, quella del detenuto italiano di 34 anni ristretto nel carcere di Terni. L’uomo, in carcere per rapina ed altro, ha inghiottito nella notte delle lamette, un bracciale e probabilmente un microtelefonino. Nella notte si è sentito male ed è stato trasportato nella notte al Pronto soccorso ternano. Dalla tac sono emersi diversi corpi estranei tra cui un oggetto che sembrerebbe, appunto, un micro telefono cellulare. Continuano, dunque, le condizioni di forte criticitàall’interno delle carceri e dei Reparti di Polizia Penitenziaria dell’Umbria, e in particolare a Terni, dove sono costanti e continui eventi fortemente pregiudizievoli per l’ordine e la sicurezza interna dell’Istituto e per l’incolumitàdel personale di Polizia Penitenziaria”.

Donato Capece, segretario generale del SAPPE, è lapidario nella denuncia:La situazione all’interno delle carceri italiane si è notevolmente aggravata rispetto al 2017. I numeri riferiti agli eventi critici avvenuti tra le sbarre delle carceri italiane nell’intero anno 2018 sono inquietanti: 10.423 atti di autolesionismo (rispetto a quelli dell’anno 2017, già numerosi: 9.510), 1.198 tentati suicidi sventato in tempo dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria (nel 2017 furono 1.135), 7.784 colluttazioni (che erano state 7.446 l’anno prima). Alto anche il numero dei ferimenti, 1.159 ferimenti, e dei tentati omicidi in carcere, che nel 2018 sono stati 5 e nel 2017 furono 2. La cosa grave è che questi numeri si sono concretizzati proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario ‘aperto’, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le Sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della Polizia Penitenziaria”.

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