Detenuti, istanze bloccate a Spoleto: mancano due magistrati

Un magistrato su tre, ferme molte istanze di Terni e Spoleto

📌 FLASH NEWS – L’ufficio di sorveglianza di Spoleto è in gran parte fermo da mesi: resta un magistrato su tre. Il garante Andrea Pensi scrive al Csm per sapere i tempi di copertura dei posti e chiedere misure contro i ritardi nelle istanze.


L’attività dell’Ufficio di sorveglianza di Spoleto risulta in larga parte sospesa da mesi per la carenza di magistrati. La situazione ha spinto Andrea Pensi, garante regionale dei detenuti dell’Umbria, a rivolgersi al Consiglio superiore della magistratura. Nella comunicazione, il garante sollecita chiarimenti sulle scoperture dell’organico e sui tempi necessari per colmarle, chiedendo anche di valutare interventi che consentano di contenere i ritardi.

L’iniziativa segue diverse segnalazioni provenienti dalle persone recluse e dalla Camera penale di Perugia. Al centro delle preoccupazioni ci sono le conseguenze che il rallentamento delle decisioni può avere sulla condizione dei detenuti e sull’esercizio dei loro diritti.

Un organico ridotto e la priorità a Orvieto

Dei tre magistrati previsti per occuparsi delle istanze dei detenuti di Terni e Spoleto, è rimasta in servizio una sola magistrata. Quest’ultima tratta inoltre, in via prioritaria, le questioni relative alla Casa di reclusione di Orvieto.

Il quadro descritto riguarda dunque un ufficio chiamato a esaminare domande provenienti da più istituti, con una disponibilità di personale giudiziario inferiore a quella prevista. La criticità segnalata dal garante non si limita a singole pratiche: investe una parte consistente dell’attività di sorveglianza e si protrae ormai da mesi.

Le conseguenze sulle domande dei detenuti

Tra gli atti interessati figurano richieste di permesso, istanze per misure alternative e dichiarazioni di accertamento della fine della pena. Si tratta di procedimenti con effetti diversi, ma legati alla valutazione della posizione delle persone detenute.

Particolare attenzione viene richiamata sugli accertamenti di fine pena. Se prodotti tardivamente, questi atti possono comportare il rischio che una persona resti in carcere oltre il momento in cui avrebbe dovuto essere liberata. Una simile eventualità potrebbe esporre lo Stato a successive richieste di risarcimento.

Nella nota, Andrea Pensi evidenzia che i procedimenti di sorveglianza possono incidere direttamente sulla libertà personale e su diritti fondamentali. Il tempo necessario per assumere una decisione, quindi, assume rilievo anche per le conseguenze concrete sulla persona interessata.

Le richieste al Consiglio superiore della magistratura

Al Consiglio superiore della magistratura, il garante chiede informazioni sulle eventuali assegnazioni o sui trasferimenti previsti per coprire i posti vacanti. La richiesta punta a chiarire quali interventi siano programmati e con quali tempi possa essere ricostituito l’organico.

In attesa della copertura, Andrea Pensi sollecita la valutazione di misure capaci di ridurre i ritardi nelle decisioni sulle istanze di competenza monocratica. La comunicazione è stata trasmessa per conoscenza anche alla Corte d’appello di Perugia e al Ministero della Giustizia, portando la situazione all’attenzione delle istituzioni coinvolte.

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