Coronavirus, al via in Umbria i test rapidi, ma mancano i reagenti

 
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Coronvirus, al via in Umbria i test rapidi, ma mancano i reagenti

Una goccia di sangue e 15 minuti di attesa per sapere se un paziente a rischio è positivo al Covid-19. Al via i test rapidi all’ospedale di Perugia. Sono in grado di rilevare nel sangue dei pazienti gli anticorpi contro questo virus. Il grado di affidabilità ancora non lo sa nessuno e non si tratta di una diagnostica ufficiale ma possono essere molto utili in questa fase dell’epidemia perché dicono se il paziente sospetto ha sviluppato anticorpi nel sangue.

I test rapidi funzionano ad occhio, come i test di gravidanza. Basta una goccia di sangue dal polpastrello posta su una striscetta bianca. Se si colora di viola ha l’anticorpo. Viene fatto alle persone che entrano al pronto soccorso con i sintomi. Nei pazienti che hanno sintomi suggestivi il test rapido fa capire subito il percorso. Ma se negativo non non esclude l’infezione perché magari quel soggetto non ha fatto in tempo a produrre gli anticorpi. E’ per questo che l’analisi dei tamponi risulta decisiva perché i test rapidi non sono considerati affidabili, per questo saranno sempre utilizzati in coppia con i tamponi canonici.

L’analisi dei tamponi Covid-19, però, ha rischiato di fermarsi per la mancanza dei reagenti e le forniture scarseggiano in tutto il territorio nazionale. Venerdì la professoressa Antonella Mencacci, responsabile del laboratorio di microbiologia dell’ospedale di Perugia, ha avvisato la task force regionale del problema.

Sabato è, pertanto, scattata l’emergenza dell’emergenza, superata grazie alla catena di solidarietà di professori e ricercatori dell’Università che hanno risposto all’appello della Mencacci. Un nuovo kit di reagenti è atteso per domani, ma nel frattempo il sistema ha continuato a lavorare.

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